Cose che non vedo dalla mia finestra - Giovanna Zoboli e Guido Scarabottolo

Cose che non vedo dalla mia finestra – Giovanna Zoboli e Guido Scarabottolo

Cose che non vedo dalla mia finestra di Giovanna Zoboli e Guido Scarabottolo mette in scena una poesia degli avanzi, un “quotidianario”, un catalogo di bizzarri paradossi sapientemente celati dalla cataratta dell’abitudine che riduce non solo la qualità delle immagini che percepiamo, ma la quantità delle cose che reputiamo meritevoli di essere percepite.

Cose che non vedo dalla mia finestra di Giovanna Zoboli e Guido Scarabottolo

Cose che non vedo dalla mia finestra è un albo edito dalla casa editrice milanese Topipittori, nell’anno 2012.

Ad accoglierci, severa e quieta, vi è una tigre che, a ben pensarci, non capita spesso di vedere, almeno a Milano. Saranno dunque pagine di esotismi?

Basta però la quarta di copertina a riportarci subitamente al consueto, con una carrellata di cose che, a ben vedere, almeno alcune, si vedono dalla finestra: sedie zoppe, alberi tagliati, edifici mai costruiti, quadri anonimi, pensieri nascosti, angeli caduti, ombrelli, oggetti smarriti, biciclette rubate. Saranno dunque pagine di ordinarietà?

Ma è il risguardo del libro a sviarci nuovamente; se fossero pagine di cose che non vediamo perché semplicemente succedono attorno alle nostre finestre?

Le domande non resta che affidarle al libro e alla sua storia, nata da una grande amicizia: quella fra le parole e le immagini.[1]

Il testo di Giovanna Zoboli e le illustrazioni di Guido Scarabottolo non narrano una trama raccontabile, ma mettono in scena un catalogo di bizzarri paradossi, congeniti alla vita di chiunque ma sapientemente celati dalla cataratta dell’abitudine che riduce sensibilmente non solo la qualità delle immagini che percepiamo, ma la quantità delle cose che reputiamo meritevoli di essere percepite.

Poesia degli avanzi

Fortunatamente di cataratta ci si può curare e questo libro a figure è un ottimo intervento estetico contro l’opacità dell’ordinario; sfogliandolo, scorre davanti ai nostri occhi la poesia degli avanzi: cose che smettono di funzionare, scarpe fuori moda, strade senza nome, cartoline mai spedite, regali inutili.

Grazie all’ironia della scrittrice e alla lievità dell’illustratore, vengono anche censite cose che parlano d’altro e che rappresentano un innesco per storie sempre diverse e per pensieri sempre nuovi, nonché attenti a un ordinario che lascia poco spazio alla retorica perché già spiazzante nella sua trasparenza.

Le doppie pagine che sfogliamo sono dunque un continuo avvicendarsi di ingrandimenti del routinario che ci lasciano un repertorio di cose difficili da dire, ma meritevoli di cura e attenzione al pari di quelle in rassegna sulle pagine dei giornali; un “quotidianario” da consultare per ricordarci il nostro essere nel mondo.

Spunti didattici
Cose che non vedo dalla mia finestra è un’inchiesta sull’ordinario che può accompagnare insegnanti e bambini, di ogni ordine e grado, a una riscoperta delle cose e delle situazioni di tutti i giorni che generalmente passano inosservate. Una guida alla pratica dell’osservazione attenta e della documentazione meticolosa, una raccolta di incipit narrativi o poetici, una lente d’ingrandimento del quotidiano; le modalità d’uso possono essere le più varie: ci sono oggetti, come questo libro, che a seconda delle mani – e dei cuori- che lo assemblano possono dar vita ora a una scrivania, ora a una libreria, ora a un puzzle, ora a un algoritmo. Poche pagine per infinite combinazioni.

Lo consigliamo a… tutti e, in particolare, a chi ha il cristallino opacizzato dall’abitudine.


[1] G. Zoboli e G. Scarabottolo, Cose che non vedo dalla mia finestra, Milano, Topipittori, 2012, quarta di copertina.

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Su Linda Geninazza

Linda Geninazza
Non vi dirò, almeno subito, cosa faccio, ma da dove arrivo; credo le radici contino più della chioma che a volte, almeno la mia, è dritta, a volte mista, a volte curva, mentre laggiù, agli inizi, poco cambia, tutto si irrobustisce. Cusino, non cercatelo su Google Maps perché non vedrete altro che un rosso segnaposto abbandonato nel più fitto verde, lì sono cresciuta e lì ci tornerò. Ora abito il grigio-perla di Milano, altra spina nel cuore, qui vivo e ci resterò. Dimezzata tra due terre non di mezzo, questa sono io.

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