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L’occasione persa – Grado di dolore CR7+10

emily
Siete nel bar di uno di quegli hotel da aeroporto, immensi, anonimi. È notte, tu sei appena atterrato da un viaggio di lavoro e lei invece ha perso la coincidenza che l’avrebbe portata in un atollo polinesiano per il solito servizio fotografico. Lei, ovviamente, è Emily Ratajkowsky. Un incontro fortuito, di quelli hanno il sapore speciale della magia, accentuata da quei meravigliosi “non luoghi” che sono gli alberghi degli aeroporti. Tu bevi qualcosa di forte perché il jet-lag lo combatti solo stordendoti, lei sorseggia un Martini e guarda distratta il cellulare. Nell’aria c’è una musica pop poco fastidiosa, di quelle perfette per la filodiffusione degli hotel, un misto tra commerciale e classiconi in grado di farti sentire a casa anche se sei a migliaia di chilometri di distanza. I vostri occhi si incrociano spesso, più che altro perché a quell’ora siete gli unici avventori. Tu la riconosci, lei se ne accorge, ma non sembra infastidita. Vorresti avvicinarla, farle anche solo un complimento, ma poi pensi a quanto possa essere seccante per una persona nota dover rinunciare costantemente alla propria privacy.
Bevi il tuo drink tutto d’un fiato, poi tiri fuori una sigaretta e vai a fumare nella veranda illuminata solo da qualche lampada e dai bagliori lontani delle piste d’atterraggio. Guardi nel buio, ti concentri su quell’ultima bionda prima di andare a dormire e dietro alle tue spalle senti una voce. È lei, Emily, che con quel sorriso “da Emily” te ne chiede una. Lo fa con un po’ di imbarazzo, forse si sente in colpa perché sa che non dovrebbe fumare. Tu le porgi una Marlboro, gliela accendi come hai sempre visto fare nei film, prendi coraggio e ti presenti. Lei sta al gioco, si presenta a sua volta e in quei pochi secondi abbozzate uno di quei discorsi tra sconosciuti, riempitivi, buoni per ingannare il silenzio. È più minuta di quello che immaginavi, ma forse è più bella dal vivo che in foto. Ti forzi di godere di ogni istante, sapendo perfettamente che finirà a breve. Dopo qualche minuto, ti obblighi a buttare il mozzicone e rientri, mentre lei fa le ultime boccate. Ti siedi al tuo tavolo, volutamente di spalle alla veranda, inconsciamente non vuoi vedere dove andrà a sedersi, forse perché hai paura di un rifiuto già scritto. Ma lei spontaneamente prende il bicchiere dal suo tavolo e si siede affianco a te. Tu sei felice e pensi che la vita di un sex symbol dev’essere costellata di solitudini di vario tipo. Parlate e scherzate, poi prendi un po’ di coraggio e, anche se con poca convinzione, inizia corteggiarla. Lei non ti manda affanculo ma anzi, si diverte. Vuole parlare, e a un certo punto ti chiede se ti va di continuare in camera sua, e lo fa sempre con quel sorriso da Ratajkoski e quella scollatura che tu conosci molto bene, ma che vista dal vivo è ancora più bella.
Sei confuso, la testa ti scoppia per le troppe emozioni. In ascensore vi guardate in silenzio. Tu senti caldo dietro il collo, decidi di tentare il tutto per tutto, le prendi le mani e la baci. Non ci credi, ma ti fai forza. Senti il suo respiro, sa di buono nonostante il Martini, che a te fa cagare. Entrate in camera, la baci ancora, ma continui a non percepire quello che sta succedendo, sogno e realtà si fondono. La scollatura diventa qualcosa di più e tu devi forzarti per renderti conto di non essere solo l’elemento di scena di una foto di Instagram. La guardi, lei ti chiama per nome. Quelle tre sillabe hanno l’effetto di un pugno in faccia. All’improvviso capisci che è tutto vero. Capisci che sta succedendo a te.
Siete nudi, siete reali e lo volete entrambi.
Ti avvicini sempre di più, sempre di più, sempre di più. E poi…
E poi niente, perché il cazzo ti si svita e fai cilecca.
Fine.

Su massimo miliani

Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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