Crociera per single – Grado di dolore CR7+4
È estate, finalmente si parte per le vacanze e tu, ex ragazzo alle soglie della quarantina, un impiego in una agenzia web, in quanto single da oltre cinque anni hai optato per una di quelle crociere per cuori solitari di cui si parla tanto. Uomini e donne soli, dieci giorni in cattività, obbligati a vivere in uno spazio limitato e con a disposizione solo attività studiate per favorire la nascita di interazioni sociali. Lo scopo è conoscersi e quindi, foss’anche solo per disperazione, piacersi. Praticamente un accoppiamento di tipo pavloviano, se ci si pensa bene. Tu avevi sempre riso di questi patetici surrogati dell’amore, ma oggi, dopo un matrimonio fallito prima di cominciare e alcune relazioni insoddisfacenti hai deciso di provare. A convincerti è stato il tuo amico Massimo, noto puttaniere della provincia, che su una crociera di questo tipo, diretta però in terra finnica, pare essersi riuscito ad accoppiare con un trio di cugine svedesi affette da un chiaro problema di impulsività sessuale.
E quindi eccoti lì, coi tuoi vestiti estivi che andavano di moda qualche anno fa e quella via di mezzo tra tenerezza e “spavalderia a tutti i costi” che ti fa sembrare più impacciato di quello che in realtà sei. I primi due giorni li hai passati cercando di scovare le femmine papabili e hai fatto amicizia con Daniele, il barista gay e palestrato della nave, rivelatasi una spalla perfetta nel cercare di inserirti in qualche discorso. A un certo punto ha pure funzionato, tanto che la seconda sera sei persino riuscito a strappare un limone a una ragazza russa di oltre 35 anni, ancora piacente, sebbene le russe che ricordavi da ragazzo erano di ben altro tipo.
Il terzo giorno è la volta di una bella gita in un piccolo atollo raggiungibile solo per nave, un vero paradiso fatto di spiaggia bianca e acqua cristallina. Tu, una volta sbarcato cerchi di piazzare il tuo asciugamano affianco a quello di Inga, una ragazzona tedesca dalla risata potente che Daniele ti aveva assicurato essere tra le più “attive” della nave. Sempre grazie a Daniele, anche lui in libera uscita, trovi un po’ di coraggio, sfoderi il tuo migliore inglese e la porti a bere nel chioschetto della spiaggia. Fate a gara di birre e shot di vodka, te lo ha proposto lei e tu, ormai calato nel ruolo dello squalo affamato in una vasca di pesci rossi, hai accettato pregustando già il sesso selvaggio e un po’ brillo che avresti fatto di lì a poco. Dopo il sesto giro di vodka e birre le paure si sciolgono e decidete di andare a sdraiarvi nel palmeto dietro la spiaggia, all’ombra e lontani da occhi indiscreti. Ridete, fingete di essere impacciati, anche se sapete bene entrambi dove state andando a parare. Pensi che forse hai bevuto troppo, vorresti saltarle addosso come fossi un animale (cit.) ma sei troppo debole, e così, dopo aver cercato in maniera impacciata di slacciarle il pezzo sopra del costume, le tue sinapsi fanno blackout e ti addormenti di schianto.
Dopo un sonno profondo da cui ti risvegli a fatica, è buio.
Hai dormito così profondamente che non hai sentito gli avvisi delle scialuppe e a quanto pare quella stronza di Inga ha pensato bene di non svegliarti. Come non capirla, del resto, si aspettava l’italiano focoso e si è ritrovato un quarantenne che non regge l’alcol.
Ti aggiri per l’soletta, il buio è squarciato solo dalla luce della luna e delle stelle. Pensi che se non fosse una tragedia, sarebbe persino uno scenario bellissimo per l’inizio di una storia d’amore.
Ti siedi.
Ti rialzi. Cammini ancora, poi abbozzi un urlo, consapevole che nessuno può sentirti.
Poi, a un certo punto senti un fruscio nel palmeto. Un’ombra si muove e viene verso di te. Forse è Inga. Forse è la russa. Forse nulla è perduto. O forse sì, ma questa notte, nonostante tutto, sai che non dormirai solo.
Dimmi che sei tu Inga…
E invece è Daniele, che si è già sbarazzato del costume in favore di una foglia di palma e sembra parecchio, parecchio contento.
Fine.