Il disastro aereo – Grado di dolore: CR7+2
Beppe e Stefano, Stefano e Beppe. Sempre insieme. Vi chiamavano i Chips quando eravate piccoli e sfrecciavate con le vostre biciclettine giù per i garage del palazzo, e poi ancora I gemelli del gol quando da più grandi giocavate a calcetto. Uno punta, l’altro rifinitore, come Mancini e Vialli, uno il completamento dell’altro. Dove non arrivava Beppe, c’eri tu, e viceversa. Beppe più aggressivo, tu più amante del dialogo, uno impulsivo, l’altro invece molto più calcolatore. Anche in questo avevate trovato il vostro equilibrio, ognuno padrone dei propri piani di competenza, per poi incontrarsi nei punti in comune e stare bene. Un’amicizia nata sui banchi di scuola e cementatasi nel corso degli anni: studi diversi, vite diverse, interessi diversi, eppure un filo che vi unisce da sempre e che la vita non è mai riuscita a spezzare. Ora, alla soglia dei quarant’anni avete deciso di esaudire un desiderio che avevate fin da piccoli, e cioè visitare Cuba, una terra i cui ideali vi hanno unito al tempo della ribellione giovanile e che vi ha riempito centinaia di serate, divisi tra il sostegno senza se e senza ma ai Barbudos, oppure una critica -va da sé, costruttiva- a un sistema buono, ma ormai degenerato in regime.
Il volo da Malpensa parte alle 8, Beppe è già imbottito di valeriana fin dalla sera prima, perché col carattere focoso che si ritrova, l’idea di cedere a una paura molesta a 10.000 metri di altezza, lo terrorizza ancora di più di un’eventuale catastrofe. E così ha ceduto alle insistenze di Floriana, la sua fidanzata, e si è corredato di una serie infinita di tranquillanti naturali capaci, secondo lei, di placare le sue paure. L’effetto a dire il vero è raggiunto a metà, perché Beppe fin dalle operazioni di check-in ha assunto un atteggiamento fisico inedito per lui: lento nei movimenti, estremamente silenzioso, ma con gli occhi perennemente sbarrati. Sembrava un supplì, di quelli morbidi e panati fuori e ma col ripieno incandescente. Tu, invece, sei perfettamente calato nel ruolo del globetrotter, ben diviso tra un acquisto al dutyfree e una lamentela sulle indecenti zone fumatori di Malpensa. Una volta decollati le prime ore trascorrono tranquille, Beppe riesce persino a muovere il collo, pur non pronunciando parola. Ma a metà strada, e cioè nel bel mezzo dell’Atlantico, qualcosa inizia a non funzionare. Prima una strana turbolenza, poi lo spegnimento immediato delle luci. Beppe è letteralmente paralizzato, tu invece dissimuli, ostenti tranquillità anche se con gli occhi cerchi disperatamente una qualche hostess. Non fai in tempo a vederne una che attraversa il corridoio di corsa per sparire dietro la tenda, che l’aereo inizia a perdere quota… Scendono le maschere d’ossigeno e la gente inizia ad urlare. Tu, come del resto tutti quelli troppo sicuri di sé, nel veder crollare le tue certezze statistiche sulla sicurezza dei voli, vieni colto da un terrore mistico. Inizi a pregare e a tenerti la testa tra le gambe come si vede nei cartoncini con disegnate sopra le misure di sicurezza. Beppe invece è sempre immobile, la sua schiena è bloccata, i suoi occhi sempre più sgranati. L’aereo continua la sua discesa verso il suolo, verso l’ineluttabile. Il panico esplode fragoroso, tutto intorno la gente urla. Tu non ce la fai più, alzi la testa di scatto, prendi il viso di Beppe tra le mani e, scandendo bene le parole, esclami: “Ho una relazione con Floriana, da tre anni. Dovevo dirtelo, non potevo morire con questo peso sullo stomaco, perdonami amico mio.”
Beppe è ancora paralizzato, continua a guardare fisso davanti a sé. Il colore del suo viso però non è più bianco latte ma è virato velocemente verso il rosso pompeiano, corredato da una vena sul collo grossa come una tubatura. Sembra che la testa gli stia per scoppiare. Lo guardi un’altra volta, piangi e pensi che i vostri conti li farete in paradiso, ammesso che esista.
Poi le luci si riaccendono e l’aereo miracolosamente si stabilizza e prende quota.
Fine.