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Little Dark Age

MGMT, la recensione di Little Dark Age

Lo dico subito: la partenza di questo disco, ma proprio i primi trenta secondi, sono la cosa che mi ha reso più felice in questi ultimi mesi. Un concentrato di allegria (chimica) e leggerezza con una batteria che sembra la marcia della felicità di quando eri bambino.

Gli MGMT con Little Dark Age raggiungono (quasi) la perfezione

Insomma gli MGMT non mentono mai, o almeno non con questo disco, sono un concentrato di bellezza raffinata eppure così vicina al cuore che commuove per freschezza e leggerezza.

Quindi She works Out Too Much che è il primo pezzo ed apre il disco getta immediatamente in un posto felice fatto di luci e gente presa bene. Pezzo ideale per svegliarsi un sabato mattina qualunque. Little dark age che dà il titolo all’album invece è un brano più cupo, in apparenza con forti richiami alla new wave e un basso strappato ad una hit degli anni ‘80. Pezzo fortissimo e dal potenziale ritornello-tormentone.

copertina disco little dark age MGMTWhen you Die ricorda alcuni lavori di David Byrne per intuizione e ritmo, ma sviluppato con un atteggiamento punk che fa del pezzo una piccola festa illegale dentro al cuore. Festa che continua con Me And Michael da mettere in playlist in caso si voglia limonare.  TSLAMP e James giocano facile il compito di portare a ballare l’ascoltatore con grande leggerezza. Poi arriva il pezzo sexy Days That Got Away, pezzo influenzato da un certo esotismo anni ’80, molto languido e ambiguo.

Si torna a ballare col ritmo One Thing Left to Try, pezzo che non ha bisogno di nascondere niente e arriva in trentacinque secondi al centro del discorso, per poi lasciarsi rapire da un sinth pieno e arioso che porta tutti verso un bel ritornello che si interrompe e metà, secondo me in maniera geniale, giusto un passo prima di diventare stucchevole. When you’re small è un pezzo lento e molto poetico, con una bella linea vocale ma  che temo abbia qualche debito autoriale, ma non voglio approfondire. Non è il mio pezzo preferito. 

Hand it Over chiude l’album con una bella malinconia. Ci sta, il giorno dopo la festa hai sempre voglia di chiamare tutti per dire che è stata una figata. 

Forse in questo album non troveremo il singolo alla Kids (pezzo travolgente) ma secondo me siamo di fronte a un lavoro talmente ben fatto che fa venire voglia di essere riascoltato tante volte. Mi sento di dire che gli MGMT sono la conferma palese che si può fare pop intelligente, pur restando anche un pochino fuori dalla mischia.

Unico dubbio che mi viene: ma perché nessun pezzo loro compare in Stranger Things?

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MGMT, la recensione di Little Dark Age ultima modifica: 2018-03-20T09:33:24+00:00 da Piggy the pig

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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