R.E.M e Radiohead, due ristampe da non perdere

Per chi avesse voglia cos’è accaduto tra la fine degli anni novanta e gli anni zero, ci sono alcuni ascolti he sono imprenscindibili, alcune band in particolare. Se tra la band annoveriamo almeno Radiohead, R.E.M., Beck, Prodigy, Underworld, tra i dischi di sicuro ci sono proprio le due ristampe di cui oggi raccontiamo Kid A, Amnesiac e New Adventure in Hi-fi, album che hanno aggiornato la categoria del rock affidandola al futuro.

New adventures in Hi-fi – R.E.M.

Pubblicato nel 1996 New adventures in hi-fi è un album che in un certo modo ha fatto da spartiacque sia nella storia della band di Atlanta e in parte anche nella declinazione del verbo del rock mondiale. Bisogna fare un passo indietro e ricordarsi che i R.E.M avevano avuto ad un inizio anni novanta una svolta incredibile nella propria vita artistica. Per dieci anni i R.E.M. erano stati un’ottima band che si muoveva fra gli stati americani e macinava concerti e serate, ma con un successo decisamente modesto nonostante la grande qualità artistica. Storia già accaduta a migliaia di band prima di loro. Un’intervista a Rolling Stone di Kurt Cobain apri alla band le porte del successo mondiale, prima come nome poi con la scoperta di quell’album straordinario che era Out of time trascinato a sua volta da Losing my religion, pezzo tra i cinque della storia del rock. Dopo aver tradito e riconquistato il proprio pubblico ad ogni uscita con Automatic for the people e il violento Monster, i R.E.M. pubblicarono New Adventures in Hi-Fi che tutto aveva tranne che dell’album fatto per piacere al pubblico mainstream. Canzoni dilatate, atmosfere rarefatte, registrazioni dal vivo, testi visionari e malinconici: insomma tutt’altra cosa da chi si sarebbe aspettato una nuova infilata di inni generazionali. Frutto dell’esperienza live, riportata in alcune tracce, New adventures in Hi-Fi è un omaggio al rock di Neil Young, alla poesia di Patty Smith, all’America più alternativa, quella dei lunghi viaggi e dei caffè da asporto nelle stazioni di servizio.  Per molti fu un album poco accessibile, per alcuni fu l’album più amato dei R.E.M. Ma cosa si può pensare di E-bow Letter cantata in duetto con Patty Smith? Si possono solo alzare le mani e aprire il cuore, siamo parecchio vicini al capolavoro poetico. E di Leave con quella emergenza compositiva che si materializza addirittura in una sirena ad inizio pezzo? Crediamo fermamente che se si vuole avere un’idea chiara di cosa sia la storia del rock, bisogna passare da questo disco fragile e potente come una Polaroid scolorita. Per la cronaca, nella nuova ristampa troverete un’ora di musica per quattordici tracce tra cui alcune cover. La rimasterizzazione dona al disco un sapore più fresco e godibile per noi ascoltatori del 2021 e le nostre avventure vecchie e nuove nei nostri hi-fi.

Kid A Mnesia – Radiohead

A volte le ristampe colgono l’idea originale, non sempre, ma questa volta è cosi. Giunta dopo il successo di Ok Computer, l’uscita di Kid A è stata preceduta da un’attesa fremente, quasi religiosa. Ed in effetti i Radiohead non tradirono di certo le attese pubblicando il 2 Ottobre 2000 Kid A, un album che suonava alieno per la maggior parte degli ascoltatori della band fino ad allora. Attenzione, non che Ok computer fosse un album normale, ma Kid A spingeva l’acceleratore sulla sperimentazione, sulla trasgressione elettronica di una band rock. La partenza affidata a Everything in its right Place è quasi una dichiarazione d’intenti. Ma fu sei mesi dopo che davvero spiazzarono tutti pubblicando Amnesiac, album continuazione di Kid A e se possibile ancora più oscuro e etereo. Così dopo vent’anni i Radiohead decidono di unire quello che i fans nella loro testa già avevano benedetto, e cioè Kid A e Amnsiac in un unico pacchetto, un’unica confezione. I due album come detto furono registrati in uno stesso periodo artistico, anche se raccontavano due sperimentazioni diverse, quindi ha avuto senso dividerli venti anni fa, come ha senso ora unirli in unico album. Kid A Mnesia ha dunque il pregio di riunire due dischi meravigliosi che raccontano un’unica bellezza, e nascondere tra le sue tracce alcune chicche non indifferenti tra cui la splendida Follow me around che i fans conoscevano per la colonna sonora del documentario Meeting people is easy, ma che non aveva mai goduto di una registrazione ufficiale. Acquistare questo pacchetto potrebbe essere essenziale per conoscere l’opera dei Radiohead, a patto di avere almeno Ok Computer e In Rainbow, perché si può dire con certezza che in questi quattro album si è concentrata la creatività e la sperimentazione più lucida della band.

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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