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Hotel Califano, la recensione del nuovo disco di Leo Pari

Il rischio per il bel disco di Leo Pari è che qualcuno poco interessato alla cronologia della musica italiana dica che Hotel Califano somigli alle produzioni di Calcutta e TheGiornalisti, invece è proprio il contrario

Antesignano della nuova scena romana

Leo Pari è un cantautore, bravissimo musicista e produttore, che da anni sforna dischi di livello altissimo non solo per gli standard italiani ma anche internazionali. Sicuramente in futuro qualcuno gli riconoscerà di essere stato il padrino di un’intera scena romana (e per certi versi anche italiana), capace di contaminare la canzone pop di Battisti (di cui lui sicuramente è un grande estimatore) con l’elettronica romantica degli anni ottanta.

Pianista, tastierista e innamorato del gioco di parole, le canzoni di Leo Pari sono una contaminazione ibrida e felice tra malinconia e cazzeggio, allegria e disperazione. Del resto in Chimica lui stesse ammette “io avrei voluto fare il comico perché sono sempre malinconico” e “l’amore è tutto tranne che platonico”.

Hotel Califano si rivela un disco importante ed intelligente che non disprezza di strizzare l’occhio ad una certa house vicina al dream pop. Grandissima la cura ai suoni e alle atmosfere, pochi dischi in Italia escono così raffinati. L’apertura è affidata a Montepulciano una scelta davvero efficace, pezzo ipnotico e giocoso ideale per prendere il largo in un sabato sera a base di Gin Tonic.

Tra le tracce da segnalare sicuramente Freshdance che gioca con gli anni ottanta e racconta di una serata malinconica consumata tra cocktail e baci rubati. Dirty ti amo è una canzone sincera e amara di quelle che stringono il cuore e che ti fanno venir voglia di cambiare e migliore la vita, stupenda la frase “vorrei dirti ti amo/ anche se non è vero”. Una canzone che sa di verità conquistata dopo tante mazzate, forse la mia preferita dell’album.

Aroma è una dolce coccola da mattinata con caffè e voglia di fermarsi ad amare qualcosa o qualcuno. Attualissima la frase “alle prossime elezioni stiamo attenti non facciamoci fregare dai nomi” (del resto, almeno due inni del M5S sono stati scritti proprio da lui)

Venerdì e Una canzone per sono le due vere canzoni d’amore dell’album, due pezzi molto emotivi e con il ritornello capace di ritornarti in testa anche di notte mentre dormi. Divertentissima la frase “ci coalizzeremo come due Koala”.Leo Pari 2018

Hotel Califano invece rischia proprio il capolavoro fosse anche solo per la sua brevità (1.00’’) e il testo ipnotico e violento: “Brindiamo Peroni al posto dello champagne/ Welcome to Hotel Califano”. A farle da contraltare L’amore, poche tracce prima, con la summa filosofica degna di un Oscar Wilde ispirato “l’amore è per pochi il sesso è per tutti”.

C’è un lato romantico e dolce in Non ti scordare di me  che non è una vera canzone d’amore ma è più una riflessione sulle infinite attese di chi l’amore lo vive alla balorda e alla fine della notte. Bellissima e struggente.

L’ironia vince in Giovani Playboy, pezzo dall’andatura travolgente e collettiva, con delle chicche di saggezza non indifferenti “Vuoi sapere perché finisce l’amore ragazzo/ fondamentalmente perché la gente si rompe il cazzo”.

Mina è una canzone spumeggiante che dopo tante riflessioni e tratti malinconici spacca tutto con una bella e contagiosa allegria. Nelle parole di Leo Pari c’è più poesia di quella che lui stesso riuscirebbe ad ammettere e questo, fidatevi, è un grande pregio, perché solo attraverso l’ironia e la cazzonaggine si possono raggiungere livelli di vita-vera come quelli presenti  in questo disco meraviglioso.

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Hotel Califano, la recensione del nuovo disco di Leo Pari ultima modifica: 2018-05-29T12:22:59+00:00 da Piggy the pig

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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