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Stelle Forever – Leo Pari

Non c’è niente da fare, bisognerà riconoscere prima o poi che Leo Pari ha influenzato praticamente tutto il pop italiano. Scegliete voi i nomi, ma alla fine tutto torna un po’ a lui: Thegiornalisti, Calcutta e molto altro. Ma la ragione non sta solo nel modo di scrivere musica e parole dell’artista romano, ma anche in altre caratteristiche, tutte bene evidenziate  in Stelle Forever, il suo ultimo album

Per esempio quell’idea di produzione che se ne è sempre fottuta bellamente dell’idea di suono italiano, sinth, batteria, mixaggio, tutto fa pensare a Londra, forse Los Angeles , ma non certo Italia. Impronta certo che riporta all’altro grande nome della musica italiana tornato in auge (forse mai scomparso): Lucio Battisti.
Non è un caso quindi neanche che Leo Pari sia stato nel corso degli anni uno degli artisti più apprezzati proprio nel riproporre le canzoni del Lucio nazionale. Di sicuro anche l’accento avvantaggia Leo Pari nell’essere uno dei migliori eredi del grande cantautore, ma c’è una sensibilità malinconica e scanzonata che torna prepotentemente anche in questo album, Stelle Forever.

Anche quest’ultima produzione di Leo Pari si dimostra originale e sentita. Forse si sente una maggiore malinconia rispetto ai lavori precedenti, ma probabilmente è più un fattore cronologico che artistico.
Di sicuro nei dieci brani di Stelle Forever, si trova tanto amore sfuggito, tante emozioni languide, tanta poesia prosaica.
Le donne sono come le stelle, prima canzone dell’album, di sicuro racconta bene tutto l’album, molto vicina alla canzone perfetta per le rotazioni radiofoniche.

Un bel pianoforte, parole semplici e dirette e un ritornello ambiguo al punto giusto: “Le donne sono come le stelle/ brillano per tutta la notte/ sono belle quando vengono…quando se vanno”.
Il secondo brano dell’album racconta una biografia semplice, una storia comune eppure calda e soffocante, protagonista ancora una volta l’ansia di avere e perdere.
Le cose fra di noi è sicuramente la canzone più battistiana e più morbida, bella e confortante, al contrario del pezzo successivo Matrioska canzone che sprofonda nella malinconia e nel senso di mancanza.
Non mancano momenti ironici nelle produzioni di Leo Pari, in questo caso Dobermann gioca sul filo ambiguo tra amore e scherzo. “L’amore ci rincorre come un dobermann” frase dall’inequivocabile senso di poco controllo sia quando l’amore c’è che quando viene a mancare.
Anche Lucchetti gioca con la bella ironia dell’amore, il lucchetto diventa il simbolo della solitudine con cui si chiude ogni persona nel proprio silenzio. La base ricorda molto il Pop anni ottanta scanzonato, notevoli le tastiere che inseguono le voci, bellissimo l’incedere della batteria.
Milano addio è una canzone particolare, leggera e fragile, ma che si appicca subito alle orecchie, “innamorarsi è come fare a botte” continua il discorso dell’amore come imprescindibile condizione dell’essere al mondo.
Vicino vicino ha uno degli inizi più belli del disco, parole che cadono lentamente e atmosfera sofisticata, sembra la canzone ideale per piangere mentre si aspetta un amore, o forse lo si sta perdendo. Piazza Bologna offre invece un altro colore alla tavolozza usata per dipingere il senso dell’amore.
Forever chiude l’album con un tono decisamente celebratorio, una canzone per raccontare che anche se l’amore è sfuggevole è comunque l’unica cosa che accende gli animi, che scalda il cuore, che ci permette di andare avanti. Magari anche solo un amore immaginato o ricordato, ma comunque sufficiente.

Su Piggy the pig

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Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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