La ricostruzione di 5 vite parallele

La ricostruzione di 5 vite parallele

5. Questi idioti

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Ama Gent, come potrebbe non amare la sua città così bella e vitale? È sempre stato così, ha sempre adorato le sensazioni che questo luogo sa dargli, nessun altro posto al mondo è come Gent, nessuna delle tanto acclamate capitali mondiali ha un respiro così lungo e preciso. E da nessun’altra parte si bevono così tante birre così buone. E ha viaggiato, mica è un bacchettone chiuso nel suo piccolo mondo antico, è uno che ha girato il mondo lui, non è mica invecchiato con un solo orizzonte davanti agli occhi.

Di Gent ama tutto: le strade, le piazze, i locali, le persone, il cibo, le birre, passeggiarvi senza meta, gli eventi, chiacchierare al bar, guardarla all’alba e al tramonto, visitare monumenti in cui è già stato mille volte. Non è uno di quei cittadini che non conoscono il luogo in cui abitano, che persona è quella che va cercando bellezze sparse per il globo e non riconosce le perle che gli stanno sotto il naso? Non lo sa, ma sa per certo che non è una di quelle persone.

Gent la ama, tranne che in Agosto. In Agosto arriva quest’orda di turisti che pensano di conoscere la città dopo una giornata a passeggiarvi. Una folla che deturpa tutto: il paesaggio, le strade, la tranquillità. Vengono qui e trasformano questa gemma in una cloaca di luoghi comuni vaganti, di parassiti che cercano di succhiare una vitalità che non sono in grado di sviscerare, che non sarebbero in grado di comprendere.

Tra l’altro bevono queste birre senza saperle assaporare, è un nettare che trangugiano senza grazia, con l’avidità di chi tornerà presto alle etichette industriali, a quelle che si ostinano a chiamare birra con colpevole ottusità. Non meritano questo nettare, dovrebbero limitarsi a continuare con quegli intrugli da palati rozzi, come quelli che si ritrovano.

Ed ora eccolo lì quell’idiota di italiano, che beve birra e si pasce della bellezza di questo paesaggio urbano. Mi guarda, osserva il mio braccio malandato, mi vede solo al tavolo e si costruisce castelli mentali ben più robusti di questo che ha davanti agli occhi. E allora sapete che c’è? Che io lo insulto a voce alta, tanto non mi capisce, l’ho sentito ordinare in quel suo inglese stentato, figuriamoci se riesce a capire me. Cosa ti guardi deficiente impunito?! Tornatene da dove sei venuto e smettila di infestarmi l’aria.

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Su Giuseppe Ponissa

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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