La ricostruzione di 5 vite parallele

La ricostruzione di 5 vite parallele

3. Il bar sport

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Non si è mai sposato. Ne ha mai avuto l’occasione? Non lo saprebbe dire nemmeno lui, preferisce comunque pensare che non se l’è mai andata a cercare. Alla fine ha preferito divertirsi: con gli amici, con l’alcol, con le donne. Si sentiva immortale e mai immorale, aveva il mondo nelle proprie mani, lo teneva per le palle.
Però la vita ha continuato il suo corso, o meglio così è stato per tutti gli amici che lo circondavano. Egli si è sempre vantato di essere rimasto l’unico ancora in pista, il solo a non mollare, l’ultimo degli impuniti, fino a quando ha cominciato ad ululare al suo ego, senza avere più nessuno ad ascoltarlo. Si è ritrovato sostanzialmente solo, irrimediabilmente solo, desolatamente solo.

La birra è sempre stata un’ottima compagna di vita, ne ha sempre bevuta in quantità industriale, d’altronde è nato in Belgio, come avrebbe potuto non apprezzarla? Ma la birra ha bisogno di companatico, dà grande soddisfazione solo se contestualizzata. Intendiamoci, qualcuna delle birre bevute ha il suo senso per sé, sedersi sul divano e berne una gelata sa regalare momenti di puro assoluto. Ma sono attimi sparsi qua e là, più in generale la birra deve catalizzare qualche entusiasmo, non può supportare, può bagnare.
Un tempo erano le serate con gli amici e le conquiste femminili a trovare slancio dalle bevute, ma si era venuto a trovare in una posizione scomoda, a corto di sbocchi. Gli amici avevano tutti le loro vite ormai, gli concedevano giusto qualche serata, e le donne disponibili  alla sua età cominciavano a scarseggiare, con quel problema subentrato al braccio poi.

Fu a quel punto che si appassionò visceralmente al calcio. Fin da piccolo era sempre stato un tiepido tifoso, conosceva i risultati delle partite, ma raramente le guardava e mai ne ricavava emozioni più forti di un sorriso. Cominciò con il guardare qualche partita, naturalmente quelle del Gent, ci mancherebbe, ed ha finito per appassionarsi in modo furioso. Ogni partita una Via Crucis, sofferenza e gioia, incazzatture ed esultanze, tutto vissuto fino in fondo, esagerazione. Così oggi non si perde una partita, conosce a memoria tutte le statistiche del campionato, vive la sua passione con un’intensità quasi sguaiata.

Ed eccolo lì al bar, a bersi una birra dietro l’altra per cercare di mandar giù l’ultima mancata cessione del Gent, sperando di trovare un minimo di pace tra le boccate di fumo. Perché ha sempre dato fiducia alla dirigenza sugli acquisti, in fondo gli esperti sono loro e un giocatore non puoi mai dire se si adatta ad una squadra finché non ve ne fa parte. Però quelli che non vanno bene si sanno, dopo un’annata come quella passata come possono tenerlo ancora e per giunta con serie probabilità di un posto da titolare? Sta sbraitando a voce alta, se ne accorge ma se ne fotte, che lo sappiano tutti cosa pensa di quel brocco patentato!

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Su Giuseppe Ponissa

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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