La ricostruzione di 5 vite parallele

La ricostruzione di 5 vite parallele

4. L’occasione perduta

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Le sue qualità sul campo di gioco sono apparse fin da subito fuori dalla norma, da quando è entrato a far parte della prima squadra da bambino, tutti si sono resi immediatamente conto che le potenzialità di quel piccoletto erano portentose.
Questa sua superiore capacità di gioco l’ha reso un leader per i compagni di squadra, tutti sapevano che per vincere avrebbero dovuto affidarsi a lui, inoltre le sue qualità caratteriali che non lo ponevano mai su un piedistallo gli conferivano un’autorità naturale cullata nell’affetto. Ha fatto tutta la trafila nella squadra del Gent, coltivando il sogno di tutti i ragazzini: diventare un calciatore professionista.

Almeno finché non è subentrata l’adolescenza, punto di svolta per uomini e calciatori. Cosa significhi per un ragazzo quel periodo è inutile specificarlo, ma anche per un potenziale calciatore è un momento di svolta: o si impegna fino in fondo per realizzare il sogno, o lascia perdere e si dedica a qualche altro obiettivo. E per lui l’importante era ormai diventato il divertimento con gli amici, o forse era solo la forza di volontà di rinunciare alle serate a mancargli. Insomma, non aveva la testa, per diventare professionisti nello sport bisogna avere gli occhi puntati sull’obiettivo ed i suoi lo erano sulle ragazze.

Senza contare quella brutta tendenza a fare rissa, quel suo menare le mani in campo con troppa facilità. Fuori dal campo non ha mai attaccato briga con nessuno, non ci è mai andato nemmeno vicino, ma in campo diventava posseduto, o forse era solo un modo per boicottare le sue stesse possibilità, un modo per gridare al mondo che preferiva una vita normale.

Il treno diretto passò e i rimpianti arrivarono solo con il regionale, affacciandosi quando ormai era troppo tardi. Avrebbe potuto diventare un calciatore, le qualità c’erano tutte, ma ormai non gli restava che cullare la nostalgia di una possibilità svanita.
Poco male, si è diplomato ed è rimasto comunque nel mondo dello sport, allenando le giovanili del suo quartiere. Finché qualcuno non si è ricordato delle sue qualità in campo, non solo tecniche, ma anche della capacità di vedere il gioco. Così gli hanno messo in mano le giovanili del Gent, con le quali ha ottenuto risultati mirabili. Nell’ambiente si vociferava di un suo futuro da allenatore della prima squadra.

Peccato che quella partita finita in rissa con l’allenatore avversario gli ha precluso definitivamente anche quella carriera. Il fatto è che quando quel pezzo di merda si è messo ad insultare uno dei suoi ragazzi non ci ha visto più, per un attimo è come se fosse tornato il ragazzino che menava le mani in campo, si è trattato di un lampo, di una sospensione spazio temporale. Che però ha pagato a caro prezzo.

Ci sono giorni di malinconia in cui, con il suo braccio malandato che gli ha impedito di proseguire anche il lavoro di artigiano che si era ritagliato, si sporge al bar ed inizia a bere e fumare, e quando raggiunge una certa soglia di ubriachezza ripercorre a voce alta quel giorno in cui le diede all’allenatore avversario. Perché è stata quella la vera occasione persa, quando avrebbe dovuto avere la testa per stare sul pezzo.

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Su Giuseppe Ponissa

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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