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La guerra dei bottoni – Louis Pergaud

I ragazzini de La guerra dei bottoni di Louis Pergaud combattono la più leale delle guerre; quella che letteralmente ti spoglia lasciandoti però la dignità del poterti reinventare in un nuovo scontro, con una rinnovata strategia e un restaurato pantalone.

La guerra dei bottoni di Louis Pergaud

I libri del cuore si cerca di consigliarli al maggior numero di persone possibili e il «non puoi non averlo letto» echeggia come una sentenza di oltraggio alla letteratura: se pronunciata, non puoi far altro che correre in libreria. Quest’ultimo passaggio il mio amico “Nonpuoinonaverloletto” si è persino premurato di risparmiarmelo, regalandomi una copia di uno degli, a suo dire, “imperdibili”, fresca di scaffale, ma non di stampa: La guerra dei bottoni di L. Pergaud è difatti un libro pubblicato per la prima volta in lingua francese nel 1912, ma solo nel 1929 ne abbiamo una prima pubblicazione in lingua italiana, sebbene in una versione non ancora integrale.

In epigrafe, all’inizio, troviamo un breve brano di F. Rabelais «non entrate qui, voi ipocriti, bigotti, vecchi barbogi, marmittoni sgonfiati…», cui fa seguito un’avvertenza dell’autore nella prefazione:

Chi si bea della lettura di Rabelais, […], credo accoglierà con piacere il presente libro, che, a dispetto del titolo non si rivolge né ai bambini né alle pulzelle.
Al diavolo i pudori (puramente verbali) di un’epoca castrata, che, sotto un manto d’ipocrisia, non producono, fin troppo spesso, se non nevrosi e veleno! E al diavolo anche i puri latini: io sono un celta!
Poiché sono un celta, ho voluto fare un libro che fosse sano […], un libro nel quale scorresse il seme dell’esistenza, […].
Quindi non ho avuto paura né dell’espressione cruda purché saporita, né del gesto audace, purché epico.
Ho voluto restituire un istante della mia infanzia, della nostra vita entusiasta e brutale di ragazzi vigorosi e selvatici, in ciò che essa aveva di franco e di eroico sfrondata cioè dalle ipocrisie della famiglia e della scuola.
[1]

Cosa meglio delle parole dell’autore per tentare di capire quella prima versione italiana soggetta a censura?

La guerra dei bottoni è un romanzo che ci racconta uno spaccato di vita di alcuni ragazzi della campagna francese d’inizio XX secolo.

la guerra dei bottoni

La più leale delle guerre

Capitolo dopo capitolo, prende “parola” una serrata battaglia, che «è una roba che data non da oggi né da ieri, ma da anni e anni»[2], tra velransesi (ragazzi di Velrans), guidati dall’Aztec des Gués, e longevernesi (ragazzi di Longeverne), capeggiati da Lebrac.

Una partita giocata sul limitare del bosco, dopo la scuola, a suon di sassate e scontri corpo a corpo: quelli fatti prigionieri venivano con dovizie spogliati di tutti i bottoni, giarrettiere, fibbie, bretelle e nessun asola veniva poi risparmiata. S’apprestavano così ad essere riconsegnati, in mutande, ai mesti, ma rancorosi, compagni e alle rispettive famiglie dove gli sarebbe toccata una seconda vergogna.

Ogni guerra ha la sua strategia bellica, dev’essere anche battersi nudi per non farsi rompere i vestiti, e lo sanno bene i ragazzi di Longeverne che “biotti”, ma senza alcuna paura, un pomeriggio di ottobre accolsero il nemico.

I ragazzi di L. Pergaud, intrisi di un senso di giustizia a tratti epico, non mancano mai al loro dovere comunitario e quotidiano e, senza odio né rancore, combattono la più leale delle guerre; quella che letteralmente ti spoglia lasciandoti però la dignità del poterti reinventare in un nuovo scontro, con una rinnovata strategia e un restaurato pantalone.

La Storia si anima, grazie al dichiarato intento dell’autore, dei suoi personaggi più autentici, le persone comuni, e ci viene restituita nella sincerità di un linguaggio non addolcito dai buoni costumi e nelle gesta eroiche di pomeriggi di guerra senza fucili, ma di mani.

E gli adulti, vi starete chiedendo? Loro sono ormai asserviti a un lavoro che logora le mani e gli ideali, a un’età ormai simbolo delle perdute illusioni che, quasi fosse un presentimento, fa dire a la Crique alla fine del libro: «e dire che, quando saremo grandi, saremo magari scemi come loro».[3]

Grazie amico “Nonpuoinonaverloletto”, ora posso dirlo anch’io: «non potete non averlo letto».

Spunti didattici

La guerra dei bottoni editata in diverse versioni, integrali e non, potrebbe costituire un valido strumento, soprattutto per i ragazzi della secondaria di secondo grado, per sperimentare i meccanismi della censura e le ripercussioni che questa può avere sul significato stesso dell’opera. Interessante potrebbe anche essere un lavoro di riscrittura delle parte in questione.

L’opera di L. Pergaud costituisce inoltre un valido punto di osservazione della Storia nei suoi travagli più umani e meno accademici: non solo un intrico di date e alleanze, ma affanni e gioie di vita quotidiana, usi e costumi. Quest’analisi dell’opera potrebbe poi indurre ad una riflessione sul presente.

Il piacere di condividere la lettura con i propri alunni resta sempre e comunque lo spunto per eccellenza.

Lo consigliamo a… chi è ormai avvezzo al parlato in versi, a chi ama Peter Pan, ma ancora non conosce il giovane Lebrac, a chi colleziona bottoni e a chi vorrebbe costruirsi una fionda, ma non ha mai avuto un buon motivo per farlo.


[1] L. Pergaud, La guerra dei bottoni, Milano, BUR Rizzoli, 2018,  prefazione.[2] Ivi, p. 255.
[3] Ivi, p. 331.

Louis Pergaud – La guerra dei bottoniBUR
Traduzione: Gianni Pilone Colombo

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Su Linda Geninazza

Linda Geninazza
Non vi dirò, almeno subito, cosa faccio, ma da dove arrivo; credo le radici contino più della chioma che a volte, almeno la mia, è dritta, a volte mista, a volte curva, mentre laggiù, agli inizi, poco cambia, tutto si irrobustisce. Cusino, non cercatelo su Google Maps perché non vedrete altro che un rosso segnaposto abbandonato nel più fitto verde, lì sono cresciuta e lì ci tornerò. Ora abito il grigio-perla di Milano, altra spina nel cuore, qui vivo e ci resterò. Dimezzata tra due terre non di mezzo, questa sono io.

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