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La cosa più importante – Margaret Wise Brown e Leonard Weisgard

La cosa più importante di Margaret Wise Brown e Leonard Weisgard è non dimenticarsi dello stupore che ci animava davanti a una mela quando eravamo bambini e di accogliere quello stesso stupore in tutta la sua carica significativa, perché nominare il mondo è dargli senso.

La cosa più importante di Margaret Wise Brown e Leonard Weisgard

La cosa più importante

«La cosa più importante di un libro è che puoi aprirlo.
Può aprire mondi diversi. Può creare nuove amicizie.
Grazie, a orecchio acerbo, per aver creato questa bellissima nuova versione. Lavorare insieme è stato semplicemente magico.
La cosa più importante di questo libro è l’amore con cui è stato fatto e la felicità che porterà».[1]

I ringraziamenti, firmati Abby, Christina, Nathan e Yuji Weisgard, posti in coda al libro, ripercorrono alcuni tratti essenziali dell’albo scritto da Margaret Wise Brown e illustrato da Leonard Weisgard, tra cui la gratitudine per la casa editrice Orecchio Acerbo che ha ridato recentemente alle stampe un classico della letteratura per l’infanzia datato 1949.

I decenni trascorsi non hanno però esaurito la carica testuale e iconica di un albo che indaga sulla cosa più importante e che ora come allora ridesta il lettore ad interrogarsi sulle particolarità che definiscono una caratteristica, tra tutte quelle evidenti (o meno), la più importante.

«La cosa importante
di un grillo
è che è nero.
Frinisce,
balza,
salta,
e d’estate canta
per tutta la notte.
Ma la cosa più importante
di un grillo
è che è nero».
[2]

Le cose, di giro pagina in giro pagina, vengono raccontate con un’immediatezza tipicamente bambina che sa catturare colori, suoni, movimenti, sapori e che restituisce quella stessa cosa nella sua autenticità di quell’esatto momento: un fotogramma che cristallizza non solo l’oggetto d’indagine, ma anche l’attenzione di colui che esplora il mondo che lo circonda.

Così l’erba ha un dolce profumo erboso, ma la cosa più importante è che è verde, il vento lo puoi sentire sulla tua guancia, ma la cosa più importante è che soffia, la scarpa è calda quando la si toglie, ma la cosa più importante è che ci metti il piede dentro, e così via: l’incontro con le cose diventa un momento significativo, un’occasione per guardarle nella loro semplicità, sebbene riconoscendo quel qualcosa che fa di un grillo un grillo, di un cucchiaio un cucchiaio, di un cielo un cielo.

Il meccanismo è tutt’altro che semplice perché spesso ci dimentichiamo di restituire un’identità alle cose; ad esempio a quella mela che mangiamo distrattamente dopo un noioso pranzo di lavoro o alla pioggia che schiviamo con grossi ombrelli o imbarazzanti impermeabili lunghi fino alle caviglie, per non parlare dei cucchiai, bistrattati da forchette e coltelli nella scala dell’utilità in cucina -almeno la mia-.

Spesso sono i bambini a concedere alle cose il tempo di svelarsi ed è così che sanno, ad esempio, che dove c’è una margherita ce ne sono un sacco di altre o che una mela ha il sapore di mela o ancora che il cielo è fatto d’aria; ovvietà direte voi, ma ovvietà essenziali che se non vengono dette rischiano di perdersi nella fluidità di un tempo vissuto con sufficienza.

Poesia del quotidiano

La poesia del quotidiano è l’arte di Margaret Wise Brown e i suoi testi, freschi come un bicchier d’acqua, tratteggiano le cose rendendole piccoli componimenti lirici, dove la ripetizione ha l’effetto di amplificare l’irriducibile, cioè quella cosa, anche detta “la più importante”, senza la quale ad esempio la neve smetterebbe di essere neve.

Non è solo un gioco linguistico, ma di sguardi e affezioni: una relazione capace, se vissuta in profondità, di restituire un senso anche solo alla matericità del vetro o all’inadeguatezza della pioggia durante le vacanze estive in Salento.

Le dieci tavole a doppia pagina di Leonard Weisgard accompagnano il lettore in un’altalena di grigi mai monotoni e di colori brillanti che quasi definisce i battiti per minuto di un albo che restituisce profondità alla nostra prospettiva e ritmo al nostro sentire.

La cosa più importante

 «La cosa importante
di te

è che tu sei tu.
È vero che sei stato un bebè,
e che sei cresciuto,
e che ora sei un bambino,
e che diventerai
un uomo
o una donna.
Ma la cosa più importante
di te
è che tu sei tu».
[3]

Una tautologia non banale, a dispetto della definizione stessa, che porta con sé la biografia di ognuno di noi; sia del nostro essere qui e ora, sia del nostro essere stati bambini, quando ancora il vetro era qualcosa attraverso cui ci si poteva vedere e non qualcosa da smaltire negli appositi bidoni o quando ancora l’erba aveva un dolce profumo erboso e non era solo una delle responsabili dell’allergia respiratoria.

La cosa più importante è non dimenticarsi dello stupore che ci animava davanti a una mela quando eravamo bambini e di accogliere quello stesso stupore dei bambini in tutta la sua carica significativa, perché anche nominare il mondo è dargli senso.

Spunti didattici

La cosa più importante
dell’albo illustrato La cosa più importante,
è che puoi usarlo come vuoi.
È come una collezione di sguardi,
puoi scegliere quali esplorare.
È bello,
un abito uomo quattro stagioni, direbbero i sarti.
È profondo,
adatto alle immersioni, direbbero gli orologiai.
È un evergreen o un classico,
direbbe il tempo.
Ma la cosa più importante
dell’albo illustrato La cosa più importante,
è che puoi usarlo come vuoi.

L’editore segnala che è adatto dai 4 anni in su, mia nonna diceva che non si smette mai d’imparare, a voi la soluzione.

Lo consigliamo a… chi non mangia la mela dopo i pasti perché fermenta nello stomaco, a chi confonde i grilli con le cicale, a chi canta Ma il cielo è sempre più blu senza averci mai “buttato un occhio” e a chi tende a dimenticarsi.


[1] Margaret Wise Brown, Leonard Weisgard, La cosa più importante, Orecchio Acerbo, Roma, 2018.
[2] Ivi, poco prima.
[3] Ivi, poco dopo rispetto al poco prima.

Margaret Wise Brown e Leonard Weisgard – La cosa più importanteOrecchio Acerbo

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Su Linda Geninazza

Linda Geninazza
Non vi dirò, almeno subito, cosa faccio, ma da dove arrivo; credo le radici contino più della chioma che a volte, almeno la mia, è dritta, a volte mista, a volte curva, mentre laggiù, agli inizi, poco cambia, tutto si irrobustisce. Cusino, non cercatelo su Google Maps perché non vedrete altro che un rosso segnaposto abbandonato nel più fitto verde, lì sono cresciuta e lì ci tornerò. Ora abito il grigio-perla di Milano, altra spina nel cuore, qui vivo e ci resterò. Dimezzata tra due terre non di mezzo, questa sono io.

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