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When We All Fall Asleep, Where Do We Go?, la recensione del nuovo lavoro di Billie Eilish

Quel vecchio balordo chiamato rock non muore, cambia pelle, rimane sotto la cute pronto a colpirti al cervello e poi al cuore. Perché a fare un disco rock non sono la batteria, il basso o la chitarra: è l’anima. Tutto ciò che ha un’anima forte e romantica è rock.

Lo sa Billie Eilish personaggio sui generis, ragazza prodigio nata in California da genitori entrambi artisti, mamma sceneggiatrice e papà attore e musicista, perchè lei è rock nell’anima, nei pensieri, nella vita di tutti i giorni.

Per questo riesce a scrivere questa musica che ti tocca le viscere, te le arrovella, te le scalda e te le ammorbidisce. Fenomeno immediatamente virale, il suo primo singolo Ocean Eye del 2016 ha sbancato la concorrenza diventando un tormentone delle playlist di Spotify e vendendo un milione di copie in America, nota bene, solo in formato digitale.

Da lì di acqua ne è passata sotto i ponti e nel frattempo Billi Eilish è diventata la regina delle playlist radiofoniche, amatissima da giovani e corteggiata dagli adulti, che ascoltandola sentono una strana pulsione di gioventù, grazie alla sua freschezza ma anche grazie ai rimandi ad un linguaggio a loro noto come quello, appunto, del rock.

Billie Eilish in fondo è questo: un’ottima contaminazione di linguaggi vecchi e nuovi e tanta, ma davvero tanta, creatività. Creatività pura di chi l’arte la respira fra le onde dell’oceano di Venice Beach e i vernissage fighi  in pieno centro a Los Angeles.

Detto questo, quando ascolterete il disco non troverete quello che potete pensare. Non ci sono fuochi d’artificio e luccichii, ma idee musicali, emozioni e un’ottima produzione.

Finneas O’Connell, produttore più noto semplicemente come FINNEAS, ha fatto un gran lavoro nella costruzione del suono, portando tutto un mondo elettronico a cui probabilmente Billie Eilish non aveva pensato mentre scriveva, contaminandolo con rock, soft jazz e ambient.

Intendiamoci la musica elettronica in California è diversa da quella del resto del mondo, i suoni sono gonfi e cupi, ma niente a che vedere con la nostra. Lì anche l’elettronica risente del paesaggio mastodontico che ha intorno e ha in sé una potenza che la musica sintetica europea non ha, più minimalista e fredda.

Tornando a Billie Eilish, l’album When We All Fall Asleep, Where Do We Go? mostra una cura pazzesca, suono tutto bene e si apprezza se lo si mette in cuffia, per i suoni curati e la voce usata in modo teatrale (e spettrale).

Quattordici tracce, che ti sfidano sull’arrivare della notte, ti chiedono se preferisci una sbronza o una serata normale. Quattordici tracce che puntano tutte all’anima.

Oltre ai singolo perfetti, Bury a Friend e Bad Guy, il disco ha delle chicche elettro-dark, quali You should see me in a crown e All the good girl go to hell (titolo più esplicito si poteva?)

Abbiamo poi invece una parte inaspettata, ad un primo ascolto superficiale, ed è l’anima cantautorale pura di Billie Eilish che viene fuori allo scoperto senza pudori, anche grazie all’attenzione nel produrre questi pezzi con rispetto e cura della loro parte più eterea. Fatemi ritornare sul produttore FINNEAS, si sente che ha prodotto il disco con passione e intelligenza, ma si sente anche che è il fratello di Billie Eilish, perché non mai forzato la mano facendola passare per l’artista “strana” o peggio “innovativa. FINNEAS ha protetto la sorella da quel ruolo e l’ha resa un’artista che usa un caleidoscopio di linguaggi per produrre musica che parla all’anima.

Un disco davvero notevole che va ad aprire una carriera che ci aspettiamo ricca di sorprese positive.

Voto complessivo

Voto - 87%

87%

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When We All Fall Asleep, Where Do We Go?, la recensione del nuovo lavoro di Billie Eilish ultima modifica: 2019-04-17T07:51:42+02:00 da Piggy the pig

Su Piggy the pig

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Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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