Vallanzaska, Orso giallo, il nuovo disco e la serenità degli anni 90

Vallanzaska, recensione Orso Giallo il nuovo disco – La band milanese ha attraversato gli anni ’90 e gli anni ’00 ritrovando sempre energie nuove e nuove ispirazioni, sicuramente anche grazie alla grandissima potenza ed ironia che si sprigiona ad ogni loro live. E oggi tornano con un nuovo e interessante lavoro.

Guidati da Davide “La Dava” Romagnoni, membro fondatore e istrionico frontman, la band milanese gioca da anni il ruolo di gruppo principe dello ska nazionale ma con un occhio di riguardo a tutta la scena musicale italiana e spesso, da questo occhio, alle scene più innovative sono nati stimoli e contaminazioni che hanno rinnovato il suono dei Vallanza.

Da una costola dei Vallanza, tra l’altro, è nata Maninalto! etichetta, booking e management che da anni oltre a produrre i dischi della band cura interessanti band dell’underground italiano spaziando da ska, folk e crossover spesso con chicche non indifferenti.

Ma ritorniamo ad Orso Giallo ultima fatica dei Vallanzaska, disco annunciato dal singolo Quando è gatta, spot all’erba più amata dagli artisti (e non solo) che diventa un simpatico quadretto in cui il gioco di parole viene intervallato dai pregevoli giochi sonori della sezione fiati, espediente che riporta a una certa serenità anni ’90.

Poi ci sono i momenti più politici ed irreverenti tra cui troviamo Assessore, una descrizione fin troppo dettagliata della nostra classe dirigente e Donald Trump, una divertente miscela di disco e funky che ricorda un po’ i Red Hot e un po’ rimanda al surreale nostrano. E poi ci sono i momenti più amati dal pubblico dei Vallanzaska ovvero i momenti totalmente demenziali e scanzonati, ma non per questo meno ficcanti.

E qui ci mettiamo Balla è un omaggio probabilmente al proprio pubblico di cui si immagina facilmente  la versione live tra pogo e balletti, poi c’è l’esilarante Ladri di Cani con un pieno di punk rock stile Rancid. Dubai invece è una canzone cupa con un andamento tra il dub e lo ska giamaicano, opposta alla traccia successiva Special anch’essa in parte in inglese che sembra un pezzo uscito direttamente da un disco degli Special (manco a farlo apposta).

Soia vince il premio canzone più assurda del disco, oh detto come  complimento, dove l’apertura stile mexico-tarantino chiuso da una frase geniale come “Mangiare in bianco is the future”  lancia un  ritornello con un’andatura disco-dance ancora una volta travolgente. Ah dimenticavo da Soia arriva il titolo dell’album ma dovete scoprire il perché.

Qualcosa in più, e personalmente la mia preferita, Easy è il manifesto programmatico dei Vallanzaska in questi tempi che qualcuno vorrebbe a tutti i costi bui. Easy è la descrizione di una vita presa alla leggera e con grande divertimento. I cori (molto belli) sembrano proprio quelli che hanno fatto grande il raggae giamaicano.

Insomma ancora una volta i Vallanzaska si reinventano rimanendo loro stessi, una band capace di muoversi a proprio agio sia nei centri sociali e negli eventi raggae-ska come negli studi televisivi. Ricordiamo che i Vallanzaska furono protagonisti della gustosissima trasmissione Super Ciro in onda su Italia uno nel 2004 con  Sì sì sì No no no, pezzo peraltro che si schierava contro la falsità dell’etica televisiva.

Che dire di più di un disco così? Che dopo averlo ascoltato avresti voglia che fosse estate e che ci fosse un festival vicino a casa dove passare una serata in mezzo alla natura, magari all’erba gatta, a bere birra e ballare fino al mattino.

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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