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Super, la recensione del nuovo disco di Pietro Paletti

 

Paletti, artista bresciano, arriva al terzo album e lo fa mescolando ancora le carte, sorprendendo prima di tutto se stesso e quindi il suo pubblico, alle prese questa volta con un disco dichiaratamente sinth-pop

Potere al sinth

Il primo album di Paletti in particolare aveva suscitato buone critiche e recensioni con la mescolanza fortunata tra ironia e pseudo-cinismo, il tutto con un pizzico di follia qua e là. Ma ancora nei primi due dischi dell’artista bresciano c’erano tracce di rock con chitarre compresse e bassi molto dinamici. In Super scompaiono quasi completamente le chitarre mentre invece i sinth e le melodie vocali emergono con grande potenza. La produzione di questo disco sicuramente ha scelto uno schieramento molto preciso, il pop anni ottanta che in questo ultimo anno ha dato tanta fortuna a progetti ormai mainstream come ad esempio i perennemente citati Thegiornalisti. Forse però è proprio questa scelta a lasciare un po’ perplessi perché sembra che tutta la creatività di Paletti si sia sottoposta a questa decisione un po’ a prescindere, il che ha reso alcuni pezzi molto potenti e forse qualcuno con un vestito un po’ fuori misura.

Va detto che questo tipo di rischio è sempre presente quando si sceglie di dare ad album un atmosfera compatta e omogenea. Poco male, il disco rimane un buonissimo prodotto anche per questa scelta.

Tra gli argomenti troviamo soprattutto l’amore e il bisogno di trovare sé stessi al di là di ogni estetismo, fuori dalla prima gioventù, con una ricerca che si fa introspettiva ma che prova, domanda, interroga anche le persone che stanno affianco all’artista, ormai quasi quarantenne.

L’incomprensione la fa da padrona e anche il tradimento hail suo posto di riguardo, come se qualcosa a un certo punto si fosse rotto e risulta difficile tornare indietro verso l’innocenza o, semplicemente, l’ingenuità.

Il disco si apre con A che serve l’amore pezzo in cui ci si domanda se sia più importante l’equilibrio, la propria identità o innamorarsi di qualcosa. Il pezzo è sostenuto da un giro di basso (elettronico) davvero coinvolgente. Poi la già citata La notte è giovane, tra riflessione e nostalgia si arriva alla realtà di tutti i giorni. Più su apre all’aspetto più sensuale del disco, che avvicina un po’ Paletti ad un certo Battisti recentemente interpretato anche da Leo Pari. Anche Pazzo, Eneide e Capelli Blu, Accidenti a te continuano in questa dolce malinconia in bell’equilibrio tra gli anni ottanta e ritmiche languide.

Nonostante tutto invece è un pezzo che spicca per la particolare atmosfera in cui l’angoscia si contamina con una disperata ricerca di poesia “onda dopo onda la vita non ci affonda/ il cuore batte anche in apnea”. La quotidianità diventa tristezza per ciò che si è perso o non si è si saputo afferrare, finché non torna un ritornello che colpisce per sentimento e passione. Una carezza in un momento di dolore. Chat ti amo invece è un pezzo più  dichiaratamente ironico che fa sorridere per le nostre piccole isterie quotidiane.

Super di Paletti è un album contemporaneo che gioca tra riflessione e divertimento, godibilissimo e ben fatto, anche se a volte si sente che sarebbe servito un po’ di coraggio in più. Arma che comunque, l’artista bresciano possiede, e terrà il caldo per i prossimi lavori.

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Super, la recensione del nuovo disco di Pietro Paletti ultima modifica: 2018-03-08T08:00:48+00:00 da Piggy the pig

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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