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Per non tornare, la recensione del nuovo disco di Andrea Labanca

 

Andrea Labanca è uno di quegli artisti che non riesci ad incastrare in una definizione. Una scelta ben precisa, questa continua fuga dalle categorie, ostinata e fedele a se stessa, anche a costo di perderci qualcosa.Un disco da assaporare, aperto a ogni interpretazione

Si da il caso che questa volta la fuga è il fil rouge della rock-opera Per non tornare, traccia da cui prende il titolo l’intero album.
L’intero viaggio musicale si apre con Bretton Woods, in cui il motivo ricorrente dice “cambio rossetto, cambio sesso, cambio tutto”. Cosa c’è stato prima? Cosa ci sarà dopo? La prima cosa che salta all’occhio è la produzione di Gianluca De Rubertis che in questo disco si fa presente in maniera molto forte ed efficace, rimanendo al completo servizio delle parole e delle melodie, apportando anche nell’assetto di Andrea Labanca alcune importanti novità, tra cui l’inserimento ai tamburi del prezioso Lino Gitto (The Winstons).
Ascoltandolo si direbbe che siamo di fronte ad una collaborazione davvero proficua tra due talentuosi artisti.
Il merito particolare del lavoro di produzione di Gianluca De Rubertis è quello di aver messo in luce l’ambiguità e la provocazione del lavoro dell’artista milanese, mettendogli addosso un vestito luccicante e sensuale. Una collaborazione proficua quindi prestata ad una manciata di canzoni davvero ottime.

Bretton Wood e Ardo sono due pallottole sparate subito in apertura, poi arriva Per non tornare, pezzo sensuale che narra un amore in pieno stile Scerbanenco.
Ormai si è totalmente dentro le note dense e i temi caldi ed ecco che interviene Dance Dance Dance con un ritmo sognante, come se si fosse entrati in una bolla e tutto si muovesse in slow motion.

Poi arriva Lago di Costanza, probabilmente il pezzo più ispirato dell’album soprattutto per il testo, davvero molto toccante. La morte ti fa bella verrebbe da dire, ed è come se si stesse leggendo un noir, del quale si ha necessità di arrivare a fondo.
Scivolano Alba, Buio con le loro atmosfere di luce ed ombra.
Guerra, che disgrega il patos raccolto e si innalza a melodie e parole che si avviano verso lo scioglimento di Facciamo L’amore, l’happy ending da non confondersi con una canzone d’amore bensì con un grande inno ad un cinismo positivo, ad una raffinata e accattivante visione dei giorni d’oggi, per prendere ciò che c’è di buono.

Un disco che sicuramente farà percorrere un sentiero sterrato e toccare dei sentimenti interpretabili da ognuno come più gli pare e piace.

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La nostra valutazione

Voto complessivo - 86%

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Per non tornare, la recensione del nuovo disco di Andrea Labanca ultima modifica: 2018-03-06T16:16:01+00:00 da Piggy the pig

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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