Io parlo come un fiume - Jordan Scott e Sydney Smith

Io parlo come un fiume – Jordan Scott e Sydney Smith

Io parlo come un fiume di Jordan Scott e Sydney Smith racconta una storia drammaticamente poetica e commovente narrata in prima persona: un bambino ci racconta la solitudine delle parole, dei suoni e del corpo che la balbuzie gli impone.

Io parlo come un fiume di Jordan Scott e Sydney Smith

Io parlo come un fiume

«Soffermatevi un attimo ad ascoltare il vostro modo di parlare. Che suono ha? Cosa succederebbe se vi concentraste completamente sulla sensazione di parlare? Dove sentite le parole nel vostro corpo? Parlate senza pause o esitazioni? Quante volte vi sbagliate, dimenticate le parole o avete difficoltà a trovarle rapidamente? A volte parlare vi intimidisce? Oppure non avete voglia di dire proprio niente?».

Quest’esercizio d’introspezione, raccolto nel risguardo posteriore, può intendersi a tutti gli effetti un buon riscaldamento per guadare con fare attento, quasi empatico, il greto di quest’impetuosa autobiografia.

Io parlo come un fiume, parole di Jordan Scott e immagini di Sydney Smith, è un libro a figure edito da Orecchio Acerbo nell’ottobre 2021 che racchiude, nelle sue 44 pagine, tutta la densità eraclitea del “tutto scorre”, pur inceppandosi.

Una storia drammaticamente poetica e commovente narrata in prima persona: un bambino ci racconta la solitudine delle parole, dei suoni e del corpo che la balbuzie gli impone.

Ogni mattina si sveglia con i suoni delle parole che lo circondano, ma non può dirle tutte perché la voce è bruscamente rallentata da un sistema frenante che non gli permette di seguire il repentino andirivieni dei suoi pensieri; la P mette radici in gola, la C ci si ancora in fondo e la L tocca appena le labbra per poi disperdersi: Pino, Cornacchia, Luna restano così pura potenza di parole pensate incapaci di trovare espressione se non in un farfuglio del corpo e dello spirito.

Io parlo come un fiume

Prepararsi alla giornata senza dire una parola è la schiacciante consapevolezza di chi si appresta a doversi nascondere, a scuola in fondo alla classe, per sfuggire alle domande del maestro e agli sguardi di dileggio dei compagni, incapaci di sentire la pienezza di parole perché quello che vedono è solamente il loro frantumarsi in bocca.

Le illustrazioni accompagnano per mano il piccolo protagonista e guidano il lettore ad un tempo lento, sminuzzato, colmo di bellezza panica e di affetto partecipato. La compassione, intesa come sofferenza condivisa, è massima quando anche descrivere il posto del mondo che amiamo di più ci è particolarmente difficile a causa di una bocca che non vuole funzionare e di una vita che non aspetta.

La cecità di chi è sordo o la sordità di chi è cieco davanti allo spavento del sentirsi ed essere diversi si azzera nell’amore senza parole di un padre capace di prendere tutta quella rabbia, quella tristezza, quel tumulto in un abbraccio.

«Vedi come si muove l’acqua? Ecco come parli tu».

Io parlo come un fiume
Io parlo come un fiume

La fluidità dello scorrere inizia così ad essere pensata in modo diverso: «Io parlo come un fiume», perché anche lui, pur balbettando, una volta passate le rapide, trova la quiete.

La meraviglia che sorprende, di giro pagina in giro pagina, è intensificata ancora una volta dalle immagini di S. Smith che catturano il lettore costringendolo ad immergersi nel moto delle acque e ad uscirne connesso.

La bellezza è ora carica di silenzio e c’è chi parla come un fiume.

Spunti didattici:

Io parlo come un fiume l’ho letto a G., 10 anni, ha pianto.

Lo consigliamo a… chi è impaziente di sentire, a chi parla come un “papero”, a chi si siede al primo banco, a chi cerca sassi colorati, a chi non ha mai pensato alla musica del silenzio, a chi sente di aver bisogno di bellezza a portata di pagina.

Jordan Scott e Sydney Smith – Io parlo come un fiumeOrecchio Acerbo

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Su Linda Geninazza

Non vi dirò, almeno subito, cosa faccio, ma da dove arrivo; credo le radici contino più della chioma che a volte, almeno la mia, è dritta, a volte mista, a volte curva, mentre laggiù, agli inizi, poco cambia, tutto si irrobustisce. Cusino, non cercatelo su Google Maps perché non vedrete altro che un rosso segnaposto abbandonato nel più fitto verde, lì sono cresciuta e lì ci tornerò. Ora abito il grigio-perla di Milano, altra spina nel cuore, qui vivo e ci resterò. Dimezzata tra due terre non di mezzo, questa sono io.

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