In the tube - Alice Barberini

In the tube – Alice Barberini

In the tube di Alice Barberini è un omaggio all’architettura circolare di una narrazione che silenziosamente attraversa linguacciuti tunnel, per poi ricondurci nella pace della sera di un giorno iniziato con un faccia a faccia, in cucina, per gli ultimi fiocchi di mais.

In the tube di Alice Barberini

In the tube

“The tube” è il soprannome che, da oltre cent’anni, viene usato per indicare l’estesa linea metropolitana di Londra: un omaggio alla forma circolare dei suoi tunnel.

In the tube è un silent book di Alice Barberini edito, a settembre di quest’anno, da Orecchio Acerbo: un omaggio all’architettura circolare di una narrazione che silenziosamente attraversa linguacciuti tunnel, per poi ricondurci nella pace della sera di un giorno iniziato con un faccia a faccia, in cucina, per gli ultimi fiocchi di mais.

La dedica, firmata A. B., raccolta nell’angolo in basso a destra dell’ultima pagina, sapora anch’essa di una circolarità che intende sfuggire alla linearità di un tempo inflessibile, grazie alla memoria di come:

«Molti anni fa, durante un viaggio a Londra,
un pomeriggio mi fermai in un pub, dove si suonava
musica inglese, nei pressi di Kew Gardens.
Ero con i miei genitori.
Questo libro forse è nato allora, in quel semplice
e perfetto momento di felicità vissuto insieme.
Lo dedico a loro».

Ma partiamo daccapo: è un gatto bianco e nero, alla Felix the Cat di O. Messmer, ad accompagnarci sulla soglia di una stanza perfettamente ordinata e di un’altra, perfettamente da riordinare, fino alla tavola di una cucina, da lasciare poi in ordine.

Post-it gialli, disseminati per casa, ricordano l’essenziale, a chi?

Giusto il tempo di avvicinarsi, in punta di piedi, a questa ordinarietà che non ci appartiene che fanno la loro comparsa i duellanti per i corn-flakes: lei, capelli arancioni, poco più grande di lui, lui, capelli biondi, poco più piccolo di lei, entrambi nella divisa color vinaccia di qualche scuola inglese.

Il cucù a parete urla le ore 8:00: è tempo di uscire e di andare a scuola. Ah no, Nick, questo è il nome del fratello, stava per scordarsi il suo cappellino rosso.

L’ennesimo post-it, incollato sulla soglia che separa l’esterno, dall’interno, la vita domestica, da quella pubblica e che accenna l’ennesimo ammonimento «Tenetevi per mano», passa inosservato e finisce incollato alla suola delle New Balance blu di Nick.

«SBAM». Sono fuori.

Avventura in metropolitana

Si tengono per mano quando, sul limitare del “tubo” a Regent’s Park, accade che quel post-it carico di apprensione materna (o paterna), fa fermare Nick per levarsi qualcosa che sente sotto la scarpa. Le tavole di A. Barberini si popolano così di persone, tante e adulte, che con la loro altezza e noncuranza rompono quel tacito dovere fraterno di badare l’una all’altro, e viceversa, dissolvendolo ora in un rincorrersi per ritrovarsi, ora in un lento cadere di foglie, che riporta il post-it laddove doveva capitare.

Mentre Blanch, la sorella, insegue quel cappellino rosso che pensava del fratello, tra un vagone e l’altro della metropolitana londinese, sino a finire a Oxford Station, così Nick, impaurito, inizia la sua ricerca in superficie.

Il post-it giallo continua però incessante il suo lavoro e scivolando giù per il tubo guida il bambino a trovare la sorella.

Alice Barberini propaga questa tensione di tavola in tavola in un climax emotivo in cui la consapevolezza di essersi persi ed il terrore conseguente crescono proporzionalmente all’imperturbabilità degli adulti, anche di quelli che per qualche istante sembrano essersi ridestati dalla loro impassibilità.

In the tube

Le illustrazioni, dal taglio quasi filmico, se da un lato intensificano questa sensazione di spaesamento e di premura generale, dall’altro incoraggiano a non perdersi d’animo, grazie ad un’accurata e mirata rassegna di poster, con titoli di canzoni degli anni Sessanta e Settanta, che fanno da scenografia e da mantra, aiutano cioè gli abitanti del libro e il lettore a fare un bel respiro, pensare e agire senza farsi vincere dalle lacrime.

Così lo sguardo sornione di Elton John ci ricorda di restare vigili, i The Cure ci suggeriscono «Boys, don’t cry» e i Queen ci esortano: «Find me somebody to love». Anche il manifesto del Museo di storia naturale pare volerci rincuorare rammentandoci come sia una storia antica quella che ci accumuna e come l’umano sentire sia altrettanto universale.

Il climax si allenta, un post-it dice «The end». Ah no, la porta si apre, entra mamma, rimprovera il gatto, ancora in estasi tra le scatole di cereali e il cartone del latte della colazione, mentre Blanch riordina la stanza e Nick appiccica il post-it giallo su una parete bianca tra i disegni, quelli importanti.

Spunti didattici:

In the tube, come tanti altri silent books, va sfogliato, risfogliato e risfogliato ancora. È una possibilità altra di imparare un nuovo alfabeto, soprattutto in un tempo, a volte, eccessivamente verboso. Può accompagnare piccolissimi e grandissimi a far pace con quelli che si pensano silenzi e a rielaborarli in maniera sempre nuova e ricca.

Le prime storie erano orali, a tratti improvvisate, e si traghettavano di bocca in bocca, di generazione in generazione, di cultura in cultura; quest’altro aspetto i silent book, se vissuti come esperienza di lettura altra, per immagini, possono essere strumenti utili a recuperare l’oralità in tutta la sua potenza evocativa e creativa, in tutti gli ordini e gradi della scuola.

Lo consigliamo a… chi, di questi tempi, vuole prendere la metropolitana in sicurezza, a chi ama la discografia britannica degli anni Sessanta e Settanta, a chi trova i Post-it gialli irresistibili, a chi ama i gatti e i cappelli rossi e a chi sa quanto è prezioso tenersi per mano.

Alice Barberini – In the tubeOrecchio Acerbo

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Su Linda Geninazza

Linda Geninazza
Non vi dirò, almeno subito, cosa faccio, ma da dove arrivo; credo le radici contino più della chioma che a volte, almeno la mia, è dritta, a volte mista, a volte curva, mentre laggiù, agli inizi, poco cambia, tutto si irrobustisce. Cusino, non cercatelo su Google Maps perché non vedrete altro che un rosso segnaposto abbandonato nel più fitto verde, lì sono cresciuta e lì ci tornerò. Ora abito il grigio-perla di Milano, altra spina nel cuore, qui vivo e ci resterò. Dimezzata tra due terre non di mezzo, questa sono io.

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