The War On Drugs, le canzoni che salvano il rock

Se volete fare un regalo e fare del bene a Natale dovete regalare il disco dei The War On Drugs la ragione è semplice e cercherò di spiegarvela al meglio. Che il rock fosse morto lo si dice da molto tempo ma forse negli ultimi dieci anni qualche sentore di verità è andato affacciandosi agli occhi di tutti.

Il rock è morto?

Il rock, inutile girarci intorno, negli ultimi anni è stato surclassato dal rap, genere musicale nato tra le pieghe dello show-business e che di esso è diventato la bandiera, con artisti sempre più famosi e ricchi che vengono eletti a modello per adolescenti e manager in cerca di emozioni forti.

Nelle classifiche, anche quelle americane, molto più importanti perché specchio delle nuove tendenze, il rock è sparito (salvo pochissimi casi) per lasciare spazio ad rap e pop. Le vecchie rockstar hanno appeso il chiodo al…  chiodo e vanno dall’analista mentre i nuovi eroi riempiono i live vestiti di tute e canottiere. Dietro questo cambiamento c’è una verità: il rock è diventata la musica di un’altra generazione. Certo in questi anni non sono mancati bei dischi rock o personaggi in grado di catalizzare l’attenzione dei media ma la sensazione che si ha sempre più spesso è che il meglio sia un po’ passato. Del resto anche grandi artisti come Jack White, Foo Fighters e Artic Monkey non hanno mai nascosto il loro occhio rivolto costantemente verso il passato e la loro ricerca di un suono vintage, più figlio degli anni settanta che dei nostri tempi.

Poco male, il rock che torna ad essere di nicchia potrebbe non essere così male, anzi. Fenomeni interessanti come il nuovo rock’n’roll e la new wave stanno anche bene in compagnia di soli fedelissimi che più che ascoltarla la musica, la vivono. Un esempio su tutti i The Growellers band americana che ormai organizza dei festival che legano la passione per  moto e  tatuaggi ai loro concerti in un connubio da cui nascono interessantissime scene alternative.

Gli anni 80 non se ne sono mai andati

Finita questa intro che stravolge ogni tipo di canone giornalistico, parliamo dei The War On Drugs, una band che se ne fotte di quello succede intorno a loro, si vestono e suonano come se gli anni 80 non fossero mai finiti.

Appena si ascolta A Deeper Understanding, infatti, ci si accorge che il suono è quello del rock anni ottanta con batterie dense e chitarre che viaggiano alla bruttissima, tappeti sonori paradisiaci perfette per i capelloni che vogliono lanciare le proprie chiome oltre i venti e le maree. A rendere il tutto perfetto, ma soprattutto a rendere il tutto un omaggio splendido al rock c’è la voce di Adam Granduciel. copertina a deeper understanding

Il californiano che ha fondato i The War On Drugs insieme a Kurt Vile, ha una voce calda e graffiata che non si vergogna a sussurrare parole come dolore, tornare, sofferenza, vale a dire il vocabolario del rock per eccellenza. La voce di Adam Granduciel mescolata fra le chitarre dolci e le batterie spinte dei suoi compagni di viaggio danno vita ad un posto bellissimo fra i deserti dello Yuta e il centro del cuore.

Successo e bella musica, un connubio che qui funziona

Il disco si apre con Up all Night, pezzo dall’andatura dolce con un bel giro di piano ad introdurci al viaggio che prosegue con Pain, primo singolo scelto dall’album. Non è certo un singolo scelto a caso, lontano per certi versi dai soliti che girano in radio ultimamente, per via della potenza evocativa davvero impressionante. Da questo brano è  stato tratto anche un video che più romantico di così si muore: la band suona su una nave che entra in città, attorno a loro la vita di mille persone scorre sotto il sole buono della poesia.

Holding on alza il ritmo prepotentemente, mentre Strangest Thing abbassa i toni ma alza la pelle con la voce di Adam a cercare il modo più dolce per strapparvi le mutande. Operazione che puntualmente avviene prima del ritornello, inciso che brilla per bellezza e intensità. Knocked Down è un omaggio alle ballate di Brian Adams, cantautore che ritornerà molte volte sottotraccia nel disco. Poi si continua ad alternare pezzi più veloci a ballate in bilico tra canzone d’amore e la sofferenza più pura. Così scivolano Nothing to Find, Thinking Of A Place e In Chains. A chiudere l’album invece Clean Living, e forse la canzone più inaspettata dell’album You Don’t Have To Go che richiama per la melodia il Maestro Dylan.

Che dire, non appena avrete finito di ascoltarlo scoprirete di avere tra le mani un album fatto di belle canzoni suonate a meraviglia che fa ritornare la voglia di credere che bella musica e successo sia un connubio ancora proponibile, soprattutto in un mondo che troppo spesso guarda alla tendenza prima che all’autenticità.

Per Natale salvate il rock e salvatevi anche un po’ l’anima, i The War On Drugs hanno scritto questo album per permettervi di farlo.

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Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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