Leftovers-Rimasugli - Sergio Ruzzier

Leftovers-Rimasugli – Sergio Ruzzier

Leftovers-Rimasugli di Sergio Ruzzier, poco più grande del palmo di una grande mano, si annuncia in tutta la sua minuscola grandezza ed invita a una lettura di nascosto, quasi si stesse sbirciando dal buco di una qualche provetta di vita.

Leftovers-Rimasugli di Sergio Ruzzier

Ogni libro prima di tutto è un libro:

«Questo volume, il primo della collana Verde Assenzio, per le edizioni La Grande Illusion è stato pubblicato nella ricorrenza della natività di Alfred Jarry il 1º Assoluto dell’anno 142 dell’Era Patafisica. I testi e le illustrazioni sono di Sergio Ruzzier, l’impaginazione di Guido Scarabottolo. L’impressione in offset con caratteri Baskerville su carta Fedrigoni Freelife Vellum White 170 g/m2 è della Fantigrafica di Cremona. La confezione in brossura filo refe, con cartoncini Woodstock Rosso e Nettuno Oltremare è della Legatoria Venturini. La tiratura è di 600 esemplari»[1].

Rimasugli, questo è il suo nome, è un cioccolatino per immagini da scartare con cura, foglio dopo foglio, pagina dopo pagina.
Poco più grande del palmo di una grande mano, si annuncia in tutta la sua minuscola grandezza ed invita a una lettura di nascosto, quasi si stesse sbirciando dal buco di una qualche provetta di vita.
Il ritmo è suggerito dal succedersi di pagine bianche e pagine abitate da abitati oblò e accompagnate da battute in doppia lingua (piaciute tanto a mia madre, che ha potuto apprezzarle grazie “agli altri occhiali”, chissà quali).

Museo di rimasugli

Bruno Passerini, svegliandosi una mattina, si rende conto d’essere morto.

Cosa bizzarra lo svegliarsi e accorgersi di essere morto, come essere morto e svegliarsi o come, ancora, rendersi conto di essere morto; il lettore, con un colpo retorico iniziale, viene spogliato di tutto quanto pensava di sapere su vita e morte e viene fatto entrare in un museo di rimasugli che si offrono, cerchio dopo cerchio, come spunti narrativi di una vita spuntata «Cavolo»[2].

Morire deve rendere inadeguati alla vita, incapaci di “scaricarsi dagli eccessi”, di farsi una doccia, di riscaldare gli avanzi della sera prima, incapaci di riconoscere i propri amici, perché Bruno, incredulo, si ritrova indignato davanti a una routine, la sua, che sembra prendersi gioco di lui «Cavolo».

Persino il suo orologio a pendolo «batté ben oltre i dodici rintocchi»[3], segno rumoroso di un tempo che ormai batte un altro tempo o di un tempo che ormai è un perpetuo battito «Cavolo».

Forse Bruno ha dimenticato di essere morto ed è riassorbito dall’apparenza di un giorno qualsiasi, solo più imperfetto di altri, fatto sta che esce di casa dimenticando le chiavi (e quelle, si sa, servono sempre). Non ci sono vicini a cui chiedere asilo e sotto lo zerbino non ci sono quelle di scorta, c’è però una barca ad attenderlo, una barca a remi con un insolito gondoliere «Strano»[4].

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Ci sale Bruno, ci si aggrappa forte Bruno e nel giro pagina sfugge Bruno: il silenzio appanna l’oblò, sospende le voci e ci accompagna in un saluto di domande; cavolo, strano!

Dietro di sé una vita ormai tragicomica la cui sola verità è celata in rimasugli rivelatori, dietro di sé rimasugli che germogliano di vita nuova, dietro di sé qualcuno, qualcuno che vive di quei rimasugli e si addormenta.

Una spirale, questa volta la mia: stringo il libro vestito di Nettuno Oltremare tra le mani, mia madre è là che mi ascolta da sotto i suoi occhiali (gli altri ancora), e mio padre, pure.

Lei mi fa notare di aver speso più parole di quante non ne abbia usate l’autore, lui sorride, ma non dice nulla… dieci decimi di rimasugli.

Spunti didattici: Rimasugli lo sento come un libro da leggere e rileggere da soli o a qualcuno; uno strumento di ingrandimento (a tratti ironico) che ci può aiutare nell’arduo compito di capire chi siamo e per chi siamo, uno spillo, dalla punta di piuma, per riflettere sulle domande di sempre.
Un libro per bambini? Anche, in nome del loro essere primi, assoluti, depositari dei “Perché?”.

Lo consigliamo a… chiunque voglia prendersi tempo per sé.


[1] S. Ruzzier, Rimasugli, La Grande Illusion, Italia, 2014.
[2] Ivi, poco dopo.
[3] Ivi, poco dopo.
[4] Ivi, poco dopo.

Sergio Ruzzier – Leftovers-RimasugliLa Grande Illusion

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Su Linda Geninazza

Linda Geninazza
Non vi dirò, almeno subito, cosa faccio, ma da dove arrivo; credo le radici contino più della chioma che a volte, almeno la mia, è dritta, a volte mista, a volte curva, mentre laggiù, agli inizi, poco cambia, tutto si irrobustisce. Cusino, non cercatelo su Google Maps perché non vedrete altro che un rosso segnaposto abbandonato nel più fitto verde, lì sono cresciuta e lì ci tornerò. Ora abito il grigio-perla di Milano, altra spina nel cuore, qui vivo e ci resterò. Dimezzata tra due terre non di mezzo, questa sono io.

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