Yo la Tengo è ormai da quindici anni una band di culto che ha anticipato il post-rock alla fine degli anni ottanta e raccoglie ora tutti gli appassionati di alternative rock mondiale, anche per la fondamentale ragione di essere rimasta fedele a sé stessa, poco concedendo alle mode sonore del momento.
There’s a Riot Going On, ricorda qualcosa?
L’impianto dei Yo la Tengo è sempre stato quello con poche variazioni, una batteria decisa e precisa ma leggermente indietro (come usanza del genere), basso, chitarra con delay e linee vocali dolci e malinconiche. Un set che ha avuto anni fortunati, soprattutto negli anni 00, con tanti gruppi americani che portavano in giro un rock lento ma sempre molto potente in cui a prevalere erano la malinconia e i colori spenti di una giornata di fatica. La musica ideale per gustarsi una birra guardando il proprio ranch, o la strada, seduti sulla veranda di casa.
Tornando ai contenuto dell’album forse la seconda traccia è la chiave per capire questo album possente nella sua rarefazione. Nel ritornello di Shade of Blue Georgia Hubley canta “ogni volta che ci incontriamo siamo sfumature di blue” su una base dolce e cullante.
Ecco, il quindicesimo album degli Yo la Tengo è proprio così: una piccola sfumatura di colori tenui che ti coccola in quel personalissimo momento di malinconia che può coglierti durante la giornata
Un altro pezzo che salta immediatamente all’attenzione ascoltando questo disco è For You Too, brano dal ritmo pieno di rullante e da un arpeggio molto denso che porta la testa a viaggiare tra deserti e tramonti. Ashes è più lenta e intimista, sussurrata, mentre Polynesia #1 è un chiarissimo richiamo all’esotismo di un certo rock’n’roll di matrice anni 60, soprattutto per i suoni languidi.
Dream Dream Away è un ballatone con tanto di acustica che sul finire introduce una cosa post-rock, che fa da collante a Shortwave altro pezzo dilatato in stile. Above the sound rimane un po’ staccato dagli altri brani, più che altro per la variazione di atmosfera presente.
Let’s do it Wrong invece non è niente sbagliata, anzi un pezzo dolce e vagamente caraibico nei suoni che lascia una bella emozione sulla pelle. L’album si va a chiudere con alcuni sperimentalismi, in qualche caso non ispiratissimi, su cui spicca Here you are che chiude la tracklist con un piacevole abbandono, come tra le onde del mare di un’isola polinesiana.
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