Home / Recensioni / Dischi / There’s a Riot Going On, la recensione del nuovo disco dei Yo la Tengo
Yo la tengo, recensione disco

There’s a Riot Going On, la recensione del nuovo disco dei Yo la Tengo

Yo la Tengo è ormai da quindici anni una band di culto che ha anticipato il post-rock alla fine degli anni ottanta e raccoglie ora tutti gli appassionati di alternative rock mondiale, anche per la fondamentale ragione di essere rimasta fedele a sé stessa, poco concedendo alle mode sonore del momento.

There’s a Riot Going On, ricorda qualcosa?

L’impianto dei Yo la Tengo è sempre stato quello con poche variazioni, una batteria decisa e precisa ma leggermente indietro (come usanza del genere), basso, chitarra con delay e linee vocali dolci e malinconiche. Un set che ha avuto anni fortunati, soprattutto negli anni 00, con tanti gruppi americani che portavano in giro un rock lento ma sempre molto potente in cui a prevalere erano la malinconia e i colori spenti di una giornata di fatica. La musica ideale per gustarsi una birra guardando il proprio ranch, o la strada, seduti sulla veranda di casa.

recensione there's a riot going onThere’s a Riot Going’on ultimo album in studio della band non fa eccezione, la formula è già sperimentata dalla band di Hobboken, New Jersey: ritmi dilatati e molta commozione tra le strofe canticchiate con leggerezza e discrezione. Un approccio che piace o non piace, ma di sicuro è un preciso marchio di fabbrica di questa band che tanto ha influenzato il rock dal 2000 in poi. Una curiosità: There’s a Riot Goin’ On è il titolo  di un disco di  Sly and the Family Stone del 1974. Quali sono le convergenze tra l’album di Sly e Family Stone e quello degli Yo La Tengo?  Nessuna, tutt’altro ritmo e tutt’altra atmosfera. Ma si sa, Yo la Tengo è anche questo, puro spiazzamento.

Tornando ai contenuto dell’album forse la seconda traccia  è la chiave per capire questo album possente nella sua rarefazione. Nel ritornello di Shade of Blue Georgia Hubley canta “ogni volta che ci incontriamo siamo sfumature di blue” su una base dolce e cullante.

Ecco, il quindicesimo album degli Yo la Tengo è proprio così: una piccola sfumatura di colori tenui che ti coccola in quel personalissimo momento di malinconia che può coglierti durante la giornata

Un altro pezzo che salta immediatamente all’attenzione ascoltando questo disco è For You Too, brano dal ritmo pieno di rullante e da un arpeggio molto denso che porta la testa a viaggiare tra deserti e tramonti. Ashes è più lenta e intimista, sussurrata, mentre Polynesia #1 è un chiarissimo richiamo all’esotismo di un certo rock’n’roll di matrice anni 60, soprattutto per i suoni languidi.

Dream Dream Away è un ballatone con tanto di acustica che sul finire introduce una cosa post-rock, che fa da collante a Shortwave altro pezzo dilatato in stile. Above the sound rimane un po’ staccato dagli altri brani, più che altro per la variazione di atmosfera presente.

Let’s do it Wrong  invece non è niente sbagliata, anzi un pezzo dolce e vagamente caraibico nei suoni che lascia una bella emozione sulla pelle. L’album si va a chiudere con alcuni sperimentalismi, in qualche caso non ispiratissimi, su cui spicca Here you are che chiude la tracklist con un piacevole abbandono, come tra le onde del mare di un’isola polinesiana.

Clicca qui comprare There’s a Riot Going’on

Ti sono piaciuti gli Yo la Tengo? Allora ascolta anche loro!

Superchunk

Wilco

The Breeders

There’s a Riot Going On, la recensione del nuovo disco dei Yo la Tengo ultima modifica: 2018-03-26T12:50:33+00:00 da Piggy the pig

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

Può interessarti

calcutta evergreen cover

Evergreen, la recensione del nuovo (e attesissimo) disco di Calcutta

Calcutta è quel giocatore che non ti aspetti, quello che ti sorprende all’ultimo minuto quando …

sputnik carboni

Sputnik, la recensione del nuovo disco di Luca Carboni

Era il Gennaio del 1983, quando un allampanato ragazzotto bolognese dal bel viso pubblicava …intanto …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.