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The Raconteurs, la recensione del nuovo album Help us Stranger

Un disco che parte con pezzo come Bored and Razed non può essere un disco fatto a tavolino: l’esigenza dei signori che hanno scritto un disco e quindi un album così, era quella di tornare alla vita. Chi sono i signori in questione? I The Raconteurs. Più specifici? Bene. Allora la formazione è capitanata da Mister Jack White, più vicino alla Dea Kalì per quantità di collaborazioni e progetti che ad un normale musicista, più vicino ad un calciatore per arroganza e strafottenza. La ritmica è portata avanti con gusto ed una certa eleganza vintage dalla coppia di fratelli Jack e Patrick Lawrence. L’altra voce è affidata a Brendan Benson, anche penna del gruppo insieme al già citato Jack White.

Bene che hanno di particolare questi quattro ragazzi riuniti insieme che già non avessero fatto nelle precedenti carriere solistiche o di band? Semplicemente hanno firmato un capolavoro, qualcuno addirittura dice due, si tratta sicuramente di Consolers of the Lonely, secondo album della band, qualcuno annovera nell’empireo del rock anche  Broken Soldier primo album pubblicato dai quattro.

Capolavoro? Sì, stavolta sono sicuro, perché Consolers of Lonely non è semplicemente un album di rock’n’roll o affini suonato più o meno bene. No quell’album uscito ormai nove anni fa è il concentrato di trent’anni di rock, reggae (belive me), hard rock, folk e sperimentazione, tutto in unico album con moltissimi spunti personali ed una rielaborazione davvero sorprendete.

Solo che dopo quell’album la situazione si è fatta difficile, per uno come Jack White avere di fianco uno davvero bravo (e lo sa anche lui) come Brendan Benson non è facile, non solo ego ma reale competizione da moderare con la consapevolezza che insieme si raggiungono livelli più alti che da soli. Aggiungici il fatto che il povero Brendan è incappato in un problema difficile da affrontare come la dipendenza da alcol e capirete che questi anni devono essere stati una separazione forzata per i quattro. Una sorta di paura riflessione più che obbligata.

Qualcosa è scattato però, oggi quindi possiamo goderci Help us Stranger

Diciamolo subito non siamo proprio al livello di Consolers of the Lonely, ma sarebbe anche stupido paragonare due dischi così difficili de mettere di fianco per periodo storico e sensazioni di chi li stava scrivendo. Quindi concentriamoci sul descrivere Help us Stranger.

Come dicevamo la partenza è forte davvero e forse siamo di fronte al pezzo più vicino ai vecchi album, riffettone pesante, pezzo che cresce e si gonfia strada facendo, bellissimo giochi di voce.

Help me stranger, complice un video bellissimo, gioca sul classico stile The Raconteurs, un pò di folk, una bella chitarra piena e distorta, gioco di voci e andatura leggera e solenne.

Only child è una ballata strappa mutande dolce e sensuale, con quel pizzico di magia e follia che tanto ci fa amare questa band. Stessa atmosfera ma forse con qualche arzigogolo di troppo Shine the light on me. In generale tra le ballate (Somedays, Thoughts and Player), spicca per bellezza e sincerità emotiva e Now that you’re gone, in cui forse anche l’arrangiamento è risultato particolarmente riuscito. 

Whats your is mine è troppo influenzata da White per essere un pezzo sincero della band, al di là di questo ha una botta incredibile. Hey gip è un pezzo arrogante e spaccone perfettamente riuscito, dal sapore rock anni ‘50, una delle cose che a questa band viene meglio. Anche Sunday Driver e Live a Lie tengono bene il passo tra i pezzi più potenti del disco.

In generale l’impressione è che i  The Raconteurs volessero tornare a tutti i costi e lo hanno fatto egregiamente, certo partendo da un passato glorioso non era facile sedersi e dire “Ok ragazzi, facciamo un capolavoro ora”. Secondo me non lo hanno pensato proprio ma hanno fatto un album in cui si sente la voglia di divertirsi e fare bene insieme. Ascoltando questo disco, che vi piaccia molto o meno, comunque sarete costretti ad ammettere che Jack White e Brendan Benson sono i migliori scrittori di canzone folk-rock in circolazione, i più dotati, i più creativi, i più originali. Quindi ascoltare un album di questo quartetto fuori moda, rimane comunque e sempre un’esperienza di incredibile meraviglia.

The Raconteurs, la recensione del nuovo album Help us Stranger ultima modifica: 2019-07-17T16:39:27+02:00 da Piggy the pig

Su Piggy the pig

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Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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