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smog, la recensione del nuovo disco di giorgio poi

Smog, la recensione del nuovo disco di Giorgio Poi

Il secondo disco di Giorgio Poi, Smog, è un disco interessante, che forse non supera le aspettative create del disco d’esordio, ma che ha dalla sua la solidità di uno dei cantautori più validi dell’attuale scena indie italiana

Nella musica italiana attuale una delle figure sicuramente più interessanti è quella di Giorgio Poi. Il novarese presenta un’immagine diversa da quella di tutti gli altri artisti della sua generazione. Con una formazione jazzistica e internazionale, Poi ha passato più tempo in giro per l’Europa che in Italia e questo gli ha permesso di sviluppare delle caratteristiche che lo rendono  un “caso” all’interno della scena musicale italiana di questi anni. Non a caso, la scorsa estate è stato scelto dai Phoenix (mica dei pirla qualsiasi) per aprire la loro tournee americana.

Se da un lato la grande preparazione musicale lo rende aperto ad influenze e arrangiamenti a volte sorprendenti, dall’altro lato una certa nostalgia per la musica italiana fino agli anni ottanta gli permettono di rileggere la classica canzone nazionale come un repertorio nuovo ed originale da cui attingere. Lui stesso ha più volte dichiarato che la musica nostrana è stata per lui una nicchia mentre studiava chitarra jazz a Londra, è questo spiega una certa freschezza e disinvoltura nell’affrontare una formula classica di canzone.

Non è un caso allora se l’ultimo singolo di Giorgio Poi si intitola La Musica italiana, una sorta di manifesto di amore per la nostra musica leggera, scritta però da qualcuno che ha l’occhio esterno abbastanza sviluppato da darne un giudizio non intriso da campanilismi vari.

Il pezzo oltre a citare cantautori fuori moda (“la musica italiana è fuori moda”), da Vasco a Dalla (per quanto possano essere considerati fuori moda, ovviamente), ad essere ricordati nel pezzo ci sono anche il parmigiano e la pasta, ovvero i simboli dell’italianità all’estero.

“Dalla stanza accanto è tutto più bello” è una delle frasi del pezzo che sta un po’ a dire, se guardi la musica italiana da lontano, come se fosse l’erba del vicino, ti sembrerà più bella.


A sottolineare questa nuova percezione di fianco a Giorgio Poi, c’è Calcutta, che non solo firma il pezzo ma che ne interpreta anche alcune strofe. Duetto azzeccato se si bada bene, perché chi meglio di Calcutta, negli ultimi tempi, ha rivisitato la musica italiana dandole una nuova vita e una nuova dignità?

Calcutta stesso appunto ha dichiarato più volte che Venditti forse è stata la sua più grande guida musicale insieme a Luca Carboni, ovvero due decisamente sottovalutati della canzone nostrana almeno fino a poco tempo fa, nonostante i dischi venduti e gli inni scritti.

Detto questo La musica italiana non è un pezzo che sfonda particolarmente, divertente ma non esaltante, sembra una lettera scritta in interrail senza però neanche i ricordi del liceo. Carina, ma non apre tantissimo.

Ruga fantasma ricorda molto Luca Carboni ma non arriva a quelle tristezze dell’anima che il cantautore bolognese riusciva ad evocare. Solo per gioco ha una bella melodia e ti abbraccia calda, mentre Stella gioca sulle atmosfere cerebrali alla Battiato con un bell’arrangiamento e un ritornello da subito convincente.

Una bella canzone fredda e nostalgica è Napoleone, pezzo che ha i grandi scenari degli anni ottanta, compresi i sinth totalizzanti.

Vinavil è leggera e rarefatta con una bella punta di malinconia che fa del pezzo un momento in cui la testa vola a ricordi lontani, infatti a seguire c’è Smog title track del disco e momento strumentale che aiuta ad uscire dal momento di meditazione suggerito dai brani precendenti.

Prima di chiudere con la già citata La musica italiana, Giorgio poi ci regala Maionese, uno dei pezzi migliori del disco. Canzone malinconica e suonata spezzando il ritmo sulla strofa, arriva chiara la sensazione di smarrimento, tra Roma e Londra, tra la voglia di scappare da se stessi e la paura di non trovarsi più.

Insomma, Smog è un disco forse non del tutto convincente (a mio avviso, vista la “caratura” di Giorgio Poi si poteva schiacciare di più sull’acceleratore) ma con delle buone idee, per un artista che di sicuro è da vedere nel suo habitat naturale, il palco.


Smog, la recensione del nuovo disco di Giorgio Poi ultima modifica: 2019-05-03T14:46:01+02:00 da Piggy the pig

Su Piggy the pig

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Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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