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Ruins il quarto album delle First aid Kit convince in (quasi) tutto

 

Chi scrive questo articolo ha un particolare fastidio per i gruppi scandinavi, immotivato per certi versi e per altri invece motivatissimo. Quasi tutti i gruppi che provengono dalla terra degli iperborei sono alti, magri, biondissimi e possono vestirsi skinny da H&M mentre il sottoscritto, come suggerisce il mio nickname, ha grossi problemi con quei vestiti aderenti. Ma di tutto questo al solito non vi interesserà nulla, invece del resto che ho da raccontarvi spero proprio di sì.

Quarto lavoro in studio

È uscito pochi giorni fa un nuovo album delle due sorelle Söderberg meglio conosciute in campo musicale con nome della band:  First Aid Kit.

Vi racconto in due parole chi sono prima di dirvi del loro nuovo album, Ruins. Johanna e Klara sono due sorelle svedesi appunto che appena diciassettenni formano l’omonima band sotto il sole tiepido di Stoccolma. Grazie a Youtube e soprattutto alla cover di  Tiger Mountain Peasant Song dei Fleet Foxes, saltano all’attenzione del pubblico folk europeo, tanto che i la band appunto le convoca per aprire i loro concerti. Da allora in poi il duo svedese incontra tutti i mostri del folk mondiale Jack White, Bright Eyes e Mike Mogis stampando tra il 2010 e il 1018 quattro dischi di cui l’ultimo qualche giorno fa appunto dal titolo Ruins.

Ruins è un album che conquista subito, per le voci languide e dolci delle due sorelle ma anche per gli arrangiamenti molto diversi dall’album precedenti e sempre più rivolti al mondo americano.

Se dovessi sottolineare una differenza tra gli album precedenti e Ruins di sicuro la prima cosa che annoterei è il cambiamento nell’arrangiamento e quindi nell’emozione che suscitano i primi lavori rispetto a quest’ultimo. Se le First Aid Kit erano salite alla ribalta mondiale per quel mix di melodia evocativa ed epica contaminata ad una certa tribalità scandinava (ascoltatevi i tamburi presenti in tutti e tre gli album precedenti) qui troviamo una band che si propone come più schiettamente folk, precisamente una band di folk americano. Non è un caso infatti che a produrlo sia Tucker Martine, già al mixer con Sufjan Steven e R.E.M. tra gli altri. Cosa cambia in sostanza? Beh qualcosa cambia e si sente, testi e melodie vocali sono più schiacciate su un mood americano e su uno standard di canzone country che ovviamente ha un mercato di fedelissimi accaniti nel continente a stelle e strisce. Non dimenticate mai che negli Stati Uniti gente come Billy Ray Cyrus o Tom Petti (ma per il Maestro Tom bisognerebbe fare un altro discorso ad onor del vero) sono considerati degli dei con all’attivo milioni di dischi venduti negli Usa, pur rimanendo praticamente sconosciuti al resto del mondo. Questo vuol dire che un certa canzone nostalgica-ballabile-un po’ da Highway ha un mercato assicurato. Detto ciò, auguriamo alla brave e giovani First Aid Kit di vendere molti dischi ma magari di non perdere quella matrice di originalità che la terra del sole per sei mesi all’anno ha loro donato.

Il disco nello specifico si apre con Rebel Heart, che rimarrà tra le canzoni più riuscite dell’album, dove la voce e un bella entrata di cassa creano un atmosfera densa e magica che si apre ad un bel ritornello carico di melismi epici. Anche Fireworks e Hem of Her Dress si mantengono su quella linea lisergico-elfica che ci ha appassionato molto nei dischi precedenti, mentre la parte più folk a tratti convince a tratti spiazza un po’. Molto bella Postcard, ma viene da immaginarsela cantata da Lucinda Williams, meno convincente Ruins che potrebbe essere invece un grande pezzo, se solo andasse a pescare tra gli intrecci vocali degli Abba.

Insomma, Ruins è un album di passaggio che nel complesso piace ma che forse avrebbe potuto essere più convincente  se avesse affondato ancora un po’ le radici negli avi delle due belle sorelle Söderberg, tra ghiaccio e aurore boreali. Per comprare il disco in versione CD, vinile o straming clicca qui, altrimenti ascoltalo qui sotto!

Ruins il quarto album delle First aid Kit convince in (quasi) tutto ultima modifica: 2018-01-31T17:12:19+00:00 da Piggy the pig

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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