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Perché il ballo della vita dei Maneskin è un gran bel disco

Il ballo della vita, Maneskin – Nati fra il 1999 e il 2000 quattro ragazzini romani, danno vita ad una band e la chiamano Maneskin. Prendono un po’ di Red Hot Chili Peppers, un pò di Led Zeppelin e tanta cultura da bagno del liceo classico, comprensiva di storie avventurose su hashish e morte,  mescolano il tutto e tirano fuori una bella miscela di rock’n’roll e disagio adolescenziale. Sana miscela, sincera e con tante influenze internazionali, più che nella musica, nella testa dei genitori di questi ragazzi che li hanno cresciuti a bei libri e grande rock e forse anche con qualche calcio in culo che non guasta mai.  Insomma davvero vorreste parlare male dei Maneskin nel paese che sarebbe in grado di riabilitare persino il Principe di Savoia? Cioè il nipote di quel signore che è scappato dopo aver fatto il patatrac con Mussolini?

No ragazzi, non scherziamo, davvero.

I Maneskin non sono i The Rolling Stones, anche se ci assomigliano tanto, sono una band di diciannovenni (sopra la media) che suona e canta il proprio mondo fatato e malato, quello che quando hai meno di vent’anni è un mondo fatto di sofferenza, dolore, compiti di latino e musica che salva dalla morte (presunta per carità). Io onestamente non capisco questo accanimento contro questa band, che a me sembra di un’onestà paurosa: dei ragazzini che cantano le loro cose, prodotte bene da quel grande satrapo che è Manuel Agnelli. Anzi visto il livello di ciò che fanno a questa età, si può persino sperare che più avanti riescano  a far progredire il messaggio del rock e della canzone d’autore.

Il signor Afterhours, loro mentore e produttore, ha provato tante volte a portare qualcosa di bello nella musica italiana, da quando è andato a San Remo con una compilation di gruppi italiani, fino a quell’esperimento folle e bellissimo del Tora! Tora!  Insomma ne ha fatte di ogni, ma purtroppo per lui (e anche per noi), a remare contro il rock era la società tutta, mica solo i consumatori di musica.

Quello che è accaduto nella scena musicale italiana degli anni novanta, Manuel Agnelli lo ha provato a riportare in qualunque salsa è quasi nessuna gli è andata a cottura perfetta. Per colpa sua? No, per ipocrisia della gente, che predica un mondo diverso ma che poi ascolta da sempre gli stessi due dischi all’anno, di fatto facendo crepare chi si sbatte per produrre contenuti nuovi. E allora a chi rivolgersi? Semplice, a chi ha ascolti più superficiali, a chi cambia spesso playlist magari influenzato dalla moda o dalla televisione. E allora ecco che Manuel Agnelli, intuendo questa strategia strisciante, va in televisione e produce un album come Il Ballo della vita dei Maneskin.

Vi vedo storcete il naso, ne avete il diritto sacrosanto, ma fidatevi se aveste trovato i Maneskin a suonare nel vostro pub con birre artigianali sotto casa, gestita da un ipotetico Max che parla di rivoluzione ma vota Salvini, ora sareste a scrivere su Facebook post del tipo “Questa è la musica italiana che non vogliono farci arrivare, meditate gente meditate”.

Vi do un consiglio, anche se inversamente proporzione al mio articolo, lasciate fuori le polemiche e mettetevi ad ascoltare il disco di questa band, non è un capolavoro assoluto, ma di sicuro è un disco che ha una sua dignità, addirittura storica.

Tra i pezzi migliore di Il ballo della vita sicuramente c’è sicuramente il singolo Morirò da Re che dietro al giro di basso alla Flea (Redo Hot Chili Peppers), nasconde un testo che gioca con la notte e la trasgressione. Torna a casa, è il pezzo lento che più d’ogni altro crea mondi lisergici frutto di notti passate tra pub e marciapiedi sognando il viaggio ad Amsterdam. L’altra dimensione, è una canzone che ha così tanto entusiasmo che rischia quasi di nauseare, ma possiede un’energia grandiosa che non si può non apprezzare. In generale preferisco le parti più rock del disco che ad occhio mi sembrano anche le più quotate, ma è ovvio che un gruppo così poliedrico e contemporaneo abbia provato a mischiare generi anche molto lontani, e che forse devono rimanere lontani.

I posteri diranno se questo pezzo che ho scritto è una cazzata pazzesca oppure un’incredibile visione profetica.

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Perché il ballo della vita dei Maneskin è un gran bel disco ultima modifica: 2018-11-15T13:41:44+00:00 da Piggy the pig

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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