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Novità dischi 2018 – Calexico, la recensione di The thread that keeps us

I Calexico sono una delle poche band internazionali con un pubblico di tutto rispetto a non aver mai cambiato una virgola del proprio stile, coerenti fino alla fine, trasformando e attraversando varie influenze e contaminazioni ma non perdo mai il loro centro

Calexico: sperimentare nel segno della tradizione

Con The thread that keeps us i Calexico confermano ai fan la loro  capacità di realizzare dischi che ogni volta colgono stimoli diversi ritradotti sempre in quella chiave tex-mex che li ha resi inconfondibili e internazionali. Joey Burns e John Convertino, membri fondatori e attivi dei Calexico, del resto un grande insegnante lo hanno avuto nei Giant Sant band che può accreditarsi come fondatrice del nuovo tex-mex. Howe Gelb fondatore, mente e stregone dei Giant Sand, proprio coi futuri Calexico ha aperto infatti la strada al grande successo al genere che contaminava musica da cow-boy con la tradizione messicana. Calexico che anche nelle collaborazioni si sono distinti per un certo “sincretismo” musicale andando a giocare con generi molto diversi come la Patchanca con Manu Chao, la canzone spagnola con Amparanoia, la musica popolare italiana col nostro Vinicio Capossela. Forse proprio con Vinicio Capossela i Calexico hanno dato il loro meglio, contaminandosi appunto con il nostro sciamano in un pezzo straordinario come Polpo D’amor. Pezzo incredibile che può essere considerato l’esperanto della musica mondiale.

Detto tutto questo parliamo del nuovo album dei Calexico per dire velocemente che i ragazzi ci tengono a non sbagliare il colpo e infatti anche questo è un ottimo disco, in cui ci sono alcuni spunti creativi davvero interessanti. Ci sono alcuni pezzi come Under The Wheels, Another Space, Dead in the water, Bring To Nowhere in cui si sente intensa la volontà di aprire nuove strade da parte della band di Tucson e infatti non si risparmiano le influenze. Bringh to Nowhere, in particolare, ha una melodia che ricorda molto alcune ballate dei Radiohead e anche Under The Wheels è un pezzo che non sarebbe suonato male dagli Arcade Fire. Another Space addirittura ha un incedere vagamente “disco” ma che reinterpretato in chiave tex-mex da una sensazione piacevole di estraniamento.

Anche Dead in the Water gioca un bel ruolo a metà disco con la chitarra spezzata e distorta che scandisce un ritmo da rock’n’roll quasi brit-pop vecchia maniera. Non mancano ovviamente i momenti di puro e sano tex-mex con The Town and Miss Loraine, pezzo classicamente Calexico, che si apre lentamente come nelle migliori della band. Flores y Tamales cantata in messicano da Jairo Zavala , chitarrista della band ma anche autore di un progetto solista chiamato De Pedro, ci trasporta nel mondo magico e sognante di Tijuana. Girl in the Forest è forse la ballata più riuscita dell’album, lieve e romantica è una delle note più leggere di questo album che invece abbonda (per fortuna, eh) di tinte forti. Il pezzo che apre l’album del resto ci aveva avvisato “Love in the age of the extremes/ There’s nothing better that I’d rather do.”

Ben tornati Calexico, vi aspettiamo il 17 Luglio al Carroponte – Milano

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Ascolta il disco su Spotify

Novità dischi 2018 – Calexico, la recensione di The thread that keeps us ultima modifica: 2018-05-10T14:05:32+00:00 da Piggy the pig

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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