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Lo Stato Sociale – Primati. Tra Sanremo e (ri)scoperta

 

Certo che i “matusa” che hanno scoperto Lo Stato Sociale al Festival di Sanremo con la bomba Una vita in vacanza saranno rimasti sconvolti dalla freschezza e dalla semplicità espressa da questa band bolognese che, con l’intonazione ha un rapporto tipo Berlusconi con il comunismo (odio e amore), ma che in compenso ha la capacità di stupirti sempre. O quasi.

Omnicomprensivi, come l’Ulivo di Prodi

Quasi perché chi segue la scena indie da qualche anno conosce bene Lo Stato Sociale e sa che pesci sanno pigliare i regaz bolognesi. E sa perché i pesci che prendono quelli de Lo Stato Sociale arrivano da tutti le parti perché hanno quella capacità, questo gli va riconosciuto, di saper tenere insieme talmente tante cose che bisogna tornare con la mente all’Ulivo di Prodi per pensare ad un arco costituzional-culturale talmente ampio da comprendere i centri sociali, Radio Fujiko, la CGIL, una parte del PD, moltissima parte della gente che vota la così detta sinistra radicale, gente che si sente indie (qualunque cosa voglia dire) e non ultimi, persone di qualunque schieramento politico o sociale che appunto a Sanremo hanno trovato la canzone Vita in vacanza orecchiabile e godibile.

Che colpa hanno Lo Stato Sociale di questa popolarità?

Nessuna ovviamente, anzi gli va dato merito di questa grande capacità comunicativa che sanno esprimere, merito anche di un contesto culturale, quello bolognese, che da sempre rimane un po’ fuori dai giochi per poi piazzare lì a tradimento qualche genio o semplicemente qualche buon autore. Lo Stato sociale rappresentano bene la Bologna degli anni 2000 e sono bravi nel raccontarla con la massima cazzonaggine possibile, caratteristica appunto peculiare della città “rossa, grassa”.

Qualcuno si è risentito perché nella serata di Sanremo Lo Stato Sociale avrebbe scopiazzato quel maledetto genio di “Freak” Antoni (in realtà era una citazione perché sui social della band era stata annunciata la mossa) ma invece non dovrebbe stupire perché è esattamente nelle corde di questa band che ha capito molto bene il concetto di post-verità. Come fanno molti leader politici attuali (di tutti gli schieramenti) Lo stato Sociale ha capito che per arrivare ad un grande pubblico bisogna sfondare il velo dell’anonimato attraverso la boutade, la provocazione, la piacioneria usata come lo zucchero nel ragù per togliere l’acidità del tema scottante.

I ragazzi de Lo Stato Sociale conoscono bene la faccenda e se la gestiscono benissimo, sono preparati, Francesco Draicchio è un ricercatore universitario ad esempio. I cinque hanno imparato a guidare una macchina mediatica che spesso divora ma che forse in questo caso è spogliata dall’intelligenza tattica della band. Vedere il nome di Radio Fujico a Sanremo,  vedere i nomi dei lavoratori licenziati sulle giacche, rivedere Paolo Rossi è stato un piacere notevole per gli occhi di chi quel mondo lo ha conosciuto e amato.

Quindi bravi, poi c’è la musica.

Tra ottimi lavori e (sana) autoreferenzialità

Nel disco Primati, che andrebbe acquistato anche solo come rappresentativo di un momento storico, troviamo alcune buone canzoni e altre semplici provocazioni un po’ autoreferenziali a volte (Sono così indie). Diciamola così: le canzoni che arrivano dal primo album riascoltate ora sono abbastanza prescindibili e a volte stucchevoli, ma sono quelle che gli hanno fatti scoppiare su youtube, le canzoni che arrivano dal secondo e terzo album invece mostrano splendidi scenari di crescita. Per esempio Amarsi male è una canzone splendida che nulla toglie all’atteggiamento punk ma che in più tocca vette di poesia davvero eccellenti, e non ultima, una melodia davvero coinvolgente.  Tra le chicche nascoste in questa raccolta che arriva dopo tre album, forse un po’ pochi anche per i Pixies, c’è una splendida versione di Facile  con Luca Carboni che meglio di chiunque altro interpreta la sensazione di scazzataggine e impegno che Lo Stato Sociale vuole rappresentare per il proprio pubblico.

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Lo Stato Sociale – Primati. Tra Sanremo e (ri)scoperta ultima modifica: 2018-02-20T12:20:18+00:00 da Piggy the pig

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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