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Bottle It In Kurt Vile

Kurt Vile, quanto è difficile essere hippy nell’epoca di Donald Trump

Recensione disco Kurt Vile – Ascoltate Bottle It In è capirete quanto è difficile essere un hippy-folk-sincero in giro per il mondo all’epoca di Donald Trump. Il nostro cantautore è un vecchio freak nella mente e un ottimo dirigente d’azienda nella testa. Vi basterà ascoltare la sua sconfinata discografia per darmi ragione

Kurt Vile, un album convincente

Dietro al progetto The Drugs on War (recensito in questo sito l’anno scorso) e la mondializzazione di Courtney Barnett, cantautrice australiana, c’è lui: Kurt Vile artista poliedrico e assiduo animatore della scena folk contemporanea.

Difficile non rimanere contagiati da quell’aria da ragazzo sornione di Philadelphia e da quei capelli lunghi che vorrebbero tanto dire “ma andate tutti a cagare”. Eppure Kurt Vile è tutto questo e anche un po’ di più. Soprattutto è un cantautore efficace ed innovatore al punto giusto. Dimostrazione delle qualità eccellenti del ragazzo di Philadelphia, padre di due figli, è questo album Bottle It In, ennesima dimostrazione della consistenza specifica di un artista fuori dalla norma.

L’album si apre con Loading zone, ballata che dichiara apertamente di cosa si tratterà nel disco. Chitarre lunghe e morbide e testo leggermente fuori tempo rispetto alla batteria, come a dire, le cose pesanti ve le sparo subito in faccia, poi vedete voi. Hysteria gioca con la dolce melodia delle chitarre per immergerci una buia notte americana, in cui si cerca qualcuno e qualcosa. Naturalmente la ricerca è vana, naturalmente non ci sono buone notizie. Yeah bone accende il ritmo e lo infuoca anche grazie a qualche gioco di parole e metrica. Le note veloci e le scale discendenti disegnano in mondo che non esiste se non nella mente di Kurt Vile.

“I was on the beach but I was thinking about the bay/ Got to the bay but by then I was far away/ I was on the ground but looking straight into the sun/ But the sun went down and I couldn’t find another one”.

Queste le poche frasi vi disegnano il singolo scelto dall’artista per annunciare il disco. Come dire: tutto chiaro?

Kurt Vile lo incontri nel centro commerciale che osserva la gente e sorride, ma in realtà sta pensando che il mondo tra poco si autodistruggerà. Bene, ora andiamo avanti. One trick ponies e Rolling with the flow sono due canzoni piacevoli che strizzano l’occhio al miglior cantautorato americano, perché no, anche a Burt Bacharach. Da questi pezzi sembrerebbe ogni tanto uscire un raggio di sole per Kurt Vile, ma attenzione a giudicare troppo presto. Tra anfetamina e bisogno di emozioni scorre Check Baby, canzone lisergica e suadente al punto di entrarti nelle mutande, soprattutto negli assoli di chitarra, tra i più liberi e ficcanti dell’album.

Bottle it in è un pezzo che racconta l’album come una passeggiata di domenica strafatti di LSD. Impossibile non amarla. Scende il ritmo, ingiustificatamente, per Munies ma per fortuna risale con Come Again pezzo che travolge per freschezza e giro di banjo che riporta alle influenze afro del folk-stinger di Philadelphia. Una partenza waitssiana per Cold was the Wind che porta un pò di freddo inaspettato in Bottle It In.

Skinny mini è una ballata apprezzabile ma un pò troppo simile alle altre produzioni di Kurt Vile. Chiude l’album Bottle bang, pezzo che riassume (male) i temi dell’album e che dimostra una nuova moda americana: quella di chiudere l’album con un titolo uguale alla title track.

Bottle It In convince al primo ascolto, se non per le innovazioni, per la sincerità di Kurt Vile che dimostra ancora una volta là volontà di fare dischi per amore e non per necessità.

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Kurt Vile, quanto è difficile essere hippy nell’epoca di Donald Trump ultima modifica: 2018-10-18T13:44:17+00:00 da Piggy the pig

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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