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Florence and the Machine la recensione di High as Hope

Quando nel 2009 uscì in Inghilterra Lungs, primo album dei Florence and the Machine, nessuno gridò al miracolo ma l’album era convincente e potente. Fu chiaro immediatamente a tutti gli addetti ai lavori che dietro a questo nome composto si nascondevano musicisti dal lungo percorso e da una grandissima sensibilità/intelligenza. Tutte caratteristiche che dal vivo sarebbero diventate evidenti ma anche su supporto erano più che riconoscibili

Il mondo può davvero essere un posto migliore?

Tutte caratteristiche che nel secondo album diventarono evidenti  a tutti, Cerimonials venne annunciato già prima dell’uscita come un capolavoro e difatti fu poi lanciato con una tournée mondiale che supportò e lanciò la band verso il Pantheon della musica internazionale. Kate Bush e Tori Amos sono i paragoni più usati per la band inglese, che se possibile però alza l’asticella ancora un po’, scrivendo canzoni dense di sentimento e passione ma sempre con un arrangiamento in bilico soul,  funk e indie pop.

Arriva poi settimana scorsa High as Hope, album che già dal titolo evoca la potenza di questo gruppo che ama volare alto rispetto alle quisquilie in circolazione in questo periodo nel mondo musicale. Trascinati dalla carismatica e profonda voce di Florence Welsh, ancora una volta la band inglese ha prodotto un piccolo gioiellino di rock, soul e pop.

Pezzi che ti aggrediscono immediatamente allo stomaco e ti trascinano in un altro mondo dove tutto è fatato e tutto è meraviglia. Se possibile fare dei distinguo rispetto agli album precedenti forse annoterei il fatto che mancano pezzi molto “picchiati” o veloci, in favore invece di pezzi più riflessivi e nostalgici. C’è un romanticismo inglese nella musica rock che solo poche band sanno padroneggiare e guidare verso la poesia invece che verso il patetico, ecco i Florence and the Machine ci riescono. L’Album inizia con June, pezzo che si apre solo con la voce e degli archi pizzicati che chiudono le strofe, il tutto in una sospensione molto potente che fa crescere una malinconia dolce che si apre in un ritornello accogliente. Hunger anche si apre lenta e solo con la voce ma qui il piglio è decisamente più potente e si sviluppa su un piano elettrico, soluzione opposta in South London Forever in cui arrivano forti echi di Susan Vega e in generale di un certo pop anni ‘80 di ottima fattura.

Ecco un’altra associazione mi viene proprio mentre sto scrivendo, Natalie Merchant, la straordinaria cantante dei 10000 Maniacs, ecco qual è una band a cui si potrebbero paragonare Florence and The Machine.

Ma andiamo avanti sul disco Big God, é un pezzo dal testo struggente e violento in cui la bella melodia del ritornello e della strofa sono accompagnate da una produzione davvero fighissima, in cui archi e toni della voce sono giocati per rendere al meglio l’atmosfera di un’allucinazione.

Sky full of song è una ballata, molto inglese, che racconta dell’infanzia e della paura di abbandonarla. Grace, per il piano, ricorda alcune mattine in cui ti svegli ascoltando Burt Bacharach. Patricia é uno dei pezzi più movimentati del disco con delle bellissime aperture di archi.100 Years, già dal titolo, riporta la nostra testa in un’Inghilterra magica e fatata, pronta a bere birra e battere le mani. The end of Love è una ballata d’amore dolce, anche se non arriva proprio dove vuole arrivare. No choir chiude l’album con malinconia anche se nel testo è ripetuto mille volte happiness.

Un album da ascoltare e da amare -anche se forse qualche radio rimarrà delusa- perché ha una quantità di poesia e bellezza nascoste tra le pieghe e degli arrangiamenti tali da convincerti che il mondo potrebbe essere anche un posto niente male.

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Florence and the Machine la recensione di High as Hope ultima modifica: 2018-07-12T14:42:41+00:00 da Piggy the pig

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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