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Ballate per uomini e bestie

Ballate per uomini e bestie, il nuovo disco di Vinicio Capossela

Il miglior titolo per questo articolo, giocando con l’attualità televisiva, potrebbe essere di certo: e poi c’è Capossela. Nel senso che quando arriva lui si sente e, spiace, non c’è ne per nessuno.


Non è un semplice articolo di encomio adulatorio nei confronti del cantautore nato ad Hannover ma cresciuto col sud Italia nel cuore, anzi. Vinicio Capossela se ha un grande merito è quello di avere attraversato varie fasi artistiche che, per brevità, riassumerei nel numero di tre: negli anni novanta grande mattatore e star della musica popolare, negli anni 2000 ricercatore, mistico e ribelle al suo stesso successo, infine la fase attuale che intitolerei “uomo e artista libero”.

Del resto i primi passi di Vinicio Capossela sono stati davvero eclatanti, accolto subito dal pubblico come un profeta, un visionario le sue canzoni sbancano per circuitazione amatoriale tra uno stereo e l’altro e tra un locale e l’altro. Chi ascolta Vinicio si sente speciale e canzoni come Il ballo di San Vito, Che coss’è l’amor, Accolita dei rancorosi, Con una Rosa, accrescono un’agiografia in diretta. Capossela si capisce al primo ascolto che è destinato a grandi cose. Ma proprio questa grandezza potrebbe ledere all’artista prima che all’uomo, ma non per Vinicio che con Ovunque proteggi, Da solo e Marinai, profeti e balene firma il suo patto con la letteratura e la spiritualità. Un mondo ancora da venire si apre per Vinicio. E così mentre il mondo cambia, mentre la musica si fa una cosa meno seria (per qualcuno), Capossela scava, dentro e fuori di sé.

Ed è dal vagare per terre sconosciute e vicinissime che nasce Canzoni della Cupa ma soprattutto Ballate per Uomini e Bestie, album eccezionale per originalità e profondità. Album che racconta di un uomo che si è liberato dalla figura dell’artista contemporaneo per lanciarsi nella vita di un artista dedito alla sua ricerca e disinteressato alla “funzionalità” della propria opera.

L’ultimo lavoro di Capossela non è solo un album ricco di ricerca e intensità, ma anche un lavoro sensibile e melodico che non ha paura di confondere e mischiare le carte in fatto di generi musicali.

Quattordici canzoni a raccontare la realtà come un moderno medioevo, periodo ingiustamente considerato buio, ma che a guardarlo bene è stato un’epoca del mondo in cui la paura aveva avuto la meglio sulle idee (che pure non mancano neanche allora).

È evidente il riferimento all’epoca che viviamo e alla paura ma in Capossela tutto diventa poesia e metafora anche l’arringa politica.

Di sicuro il singolo scelto per lanciare l’album, Povero Cristo è una canzone politica, ma la figura di Cristo scelta per protagonista è tutt’altro che scontata. Cristo è un uomo a cui vogliono rubare l’umanità, vogliono spogliarlo e tirarlo, per poi scoprire che forse “piuttosto che da vivo/ A dare il buon ufficio/ È meglio averlo zitto/ E morto in sacrificio”.

Ma non c’è solo immigrazione e pietà in Ballate per uomini e bestie, c’è anche il mondo degli interessi finanziari e della peste che uccide la nostra intimità, realtà pseudo virtuali con cui tutti facciamo i conti grazie all’avvento dei social. Sant’Antonio e anche La peste vengono stagliati dalle epoche lontane per diventare archetipi contemporanei del demonio.

La musica crea ambienti classici, apocalittici e a volte semplicemente surf attorno alle parole forti declamate, cantate, borbottate da Capossela. A sostenere i mondi di  Ballate per Uomini e Bestie ci sono dei musicisti davvero di rilievo quali Marc Ribot, Massimo Zamboni, Raffaele Tiseo, Stefano Nanni, Alessandro Stefana, Teho Teardo, , Daniele Sepe, Jim White, Georgos Xylouris e addirittura l’Orchestra Nazionale della Radio Bulgara.

Potenza e leggerezza si alternato e lasciano il ritmo, come tra Danza macabra e Il povero Cristo, o tra Uro e La peste a confronto con La belle dame sans merci. Ma i momenti e le atmosfere sono tante, non semplicemente riducibili ad un lieve-forte-fortissimo. La rarefazione di molti pezzi fanno anche immaginare un Vinicio Capossela aperto a nuove vie sonore, caratterista musicale che forse nei precedenti album non era stata esplorata con altrettanto chiarezza.

Le tracce sono quattordici e quasi tutte baciate dalla sacra scintilla dell’ispirazione, quantità che dimostra la generosità comunicativa di Capossela e la necessità di questo album.

Chi ha avuto la fortuna di poter ammirare la splendida presentazione dell’album nella Chiesa milanese di San Carlo al  Lazzaretto di Porta Venezia, concorderà con me sul fatto che, inserita in un disco che si dimostra già dalle prime battute “un’eccezionalità” nel panorama musicale, splenda tuttavia una perla che non ha uguali.

Quando a chiusura della presentazione di Ballate per Uomini e Bestie, Capossela ha introdotto con pochi accordi ben distanziati fra loro La lumaca nell’aria si è percepito immediatamente un salto emotivo. Una canzone eterea e liquida, leggera e umida, intima e celestiale che spiega la nuova identità di Vinicio Capossela, come artista, poeta, e anacoreta intento a catturare l’infinito suono dell’eterna presenza degli esseri viventi (tutti).

Come dice Capossela, e come direbbe il sommo Leopardi, umiltà ed empatia, per un mondo che non è il nostro e su cui dovremmo aiutarci a sentirci tutti un pò meglio.

Ballate per uomini e bestie, il nuovo disco di Vinicio Capossela ultima modifica: 2019-05-28T15:25:03+02:00 da Piggy the pig

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Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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