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Adversus, Colle der Fomento – Quando la necessità di raccontare diventa arte

Recensione dischi novità 2018 – Difficile non rimanere spiazzati dalla potenza di questo Adversus, album di inediti dei mitici (fatemelo usare qui) Colle Der Fomento che arriva alle nostre orecchie dopo che il collettivo romano non produceva musica nuova da diciotto anni. Difficile non farsi travolgere dalla forza, dalla poesia, ma soprattutto dalla cazzimma che esplode da ogni millesimo di secondo di questo disco straordinario. Una band rap che non fa album datempo di solito quando torna a scrivere qualcosa lo fa cadendo nei vecchi stilemi, rigirando qualche vecchia hit, magari facendone un restyling solo superficiale con qualche produttore di grido, ma si dimenticano di metterci dentro espressione. Più vogliono sembrare nuovi e più sembrano vecchi. Beh, non è questo il caso

Adversus, un disco lungo e bello

Dimentichiamoci tutto e gettiamoci in questo straordinario Adversus, album uscito da una cantina di oggi, oculo piazzato fin troppo bene dentro la nostra confusa cronaca. Certo che qualche bella piazzata è facilmente riconducile ai protagonisti della nuova scena rap o meglio quella trap. Evidente la violenza della band romana con cui vuole riprendersi il microfono e far vedere chi, secondo loro ovviamente, merita spazio nella scena rap o non lo merita. Comunque la pensiate difficile non essere d’accordo quando i Colle Der Fomento dicono che “la mia musica è sempre questa e tu non puoi cambiarla/ parla dall’anima e per l’anima/ dè li mortacci vostri che manco andate a tempo e vi ostinate a farla” sti qua manco vanno a tempo”

In effetti il rap di oggi è molto lontano dalla qualità (almeno performativa) con cui veniva eseguito quello frutto della strada e dei movimenti politici di metà anni novanta. Ecco importante: la questione politica. Perché qualcuno ricorderà come il movimento delle posse e del rap italiano era stato, fenomeno quasi unico al mondo, completamente connotato dalla vita politica dei piccoli circuiti autogestiti, leggi centri sociali e ambienti anarchici.

Memorabile un’intervista di metà del 2005 più o meno, in cui Militant-A (Assalti Frontali) intervistava i Club Dogo e gli chiedeva conto di alcuni testi e di alcuni atteggiamenti edonisti e maschilisti, inconcepibili per chi discuteva col proprio pubblico sulla correttezza politica dei propri lavori. Giustamente i Club Dogo dalla loro ripetevano che il loro era un atteggiamento, uno scimmiottare gli americani, un gioco. E allora hanno ragione tutti, avevano ragione i Club Dogo a produrre quello che producevano e avevano ragione anche tutte le band che per anni hanno solcato i palchi di Centri Sociali e case occupate parlando degli ultimi e delle paranoie per il potere. Punti di vista inconciliabili, stili opposti quelli di chi cerca l’attenzione dei grandi marchi di moda e quelli che dormivano nei sacchi a pelo barricati dentro alle case occupate dei quartieri periferici di Roma.

Rimane la musica alla fine, ognuno sceglie la sua, si possono apprezzare alcune cose, amarne delle altre -è la democrazia, bellezza- ma quello che conta davvero è capire cosa abbiamo di fronte.

Adversus si apre con un’intro fin troppo chiara che annuncia lo stato di guerra in cui vive Colle Der Fomento, Storia di una lunga Guerra. Secondo brano il già citato Eppure sono qui, e poi una serie di pezzi straordinari per ironia e violenza (vedi Noodles) a manifesti politico-letterari quali Adversus o Penso diverso. Poi c’è Sergio Leone, pezzo di una bellezza pazzesca, e la bella featuring con Roy Paci sul pezzo più nostalgico del disco.

Un disco vero, compatto e tutto bello nelle sue quattordici, no dico quattordici, tracce.

Forse è questo particolare che ti fa capire più di ogni altro che i Colle Der Fomento avevano voglio di fare questo disco, quando uno pubblica quattordici tracce (vuole dire che ne ha scritte almeno venti) è perché ha bisogno di raccontare, una sacra necessità espressiva, cioè, alla fine di tutto, quello che rende la musica una cosa straordinaria.

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Adversus, Colle der Fomento – Quando la necessità di raccontare diventa arte ultima modifica: 2018-11-29T15:46:40+00:00 da Piggy the pig

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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