Alfabeto delle fiabe

Alfabeto delle fiabe – Antonella Abbatiello e Bruno Tognolini

Alfabeto delle fiabe di Antonella Abbatiello e Bruno Tognolini. Italo Calvino parlava delle fiabe come di un catalogo dei destini che possono darsi a un uomo o una donna[2] e Alfabeto delle fiabe può dirsi un catalogo dei minimi termini di un genere letterario nato in tempi remoti e serbato nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi[3] «perché la fiaba è una zucca che sfama la vita»[4].

Alfabeto delle fiabe di Antonella Abbatiello e Bruno Tognolini

Alfabeto delle fiabe

Era l’anno 2011 quando, grazie alla casa editrice milanese Topipittori, uscì Alfabeto delle fiabe, un abbecedario illustrato da Antonella Abbatiello e cantato in versi da Bruno Tognolini.

Ventuno tavole, tante quante le lettere dell’alfabeto italiano, che ci insegnano a leggere le fiabe attraverso un’esplorazione visuo-poetica di alcuni dei segni che le caratterizzano.

Nel risguardo di copertina Anna Maria di Giovanni, della Biblioteca Centrale Ragazzi di Roma, ne ha realizzato una tavola sinottica di quelli che ricorrono in alcune delle Fiabe Italiane raccolte da Italo Calvino e uscite nel 1956 nella collana I Millenni di Einaudi.

Narrare è un istinto, argomentava J. Gottschall nel suo omonimo libro, e le fiabe trovano casa qui, nell’umana e antica attitudine del raccontare «quindi […] nel farne un altro libro, la cosa migliore era partire dall’inizio: A Anello, B Bambino, C Castello… »[1].

Alfabeto delle fiabe

I. Calvino parlava delle fiabe come di un catalogo dei destini che possono darsi a un uomo o una donna[2] e Alfabeto delle fiabe può dirsi un catalogo dei minimi termini di un genere letterario nato in tempi remoti e serbato nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi[3] «perché la fiaba è una zucca che sfama la vita»[4].

“E cammina cammina …”, di giro pagina in giro pagina, passiamo in rassegna non solo dei simboli, ma la la sostanza del fiabesco che a piacere combiniamo per lasciarci combinare e che da sempre costituisce la dialettica di quell’incantesimo primigenio del narrare.

B. Tognolini cattura, senza imprigionare, l’essenza di ciascun elemento e la canta in filastrocche che si diffondono dalla pagina alla nostra immaginazione e che, come un rito magico, ci fanno naufragare in impossibili universi di possibili fiabe. L’eco di bellezza di ciascuna tavola è amplificato dalle illustrazioni di A. Abbatiello che con il suo tratto, ora tondo, ora puntuto, e un uso deciso dei colori, ci restituiscono un’altra avverabile interpretazione di un mondo che, pur presentando delle ricorrenze tematiche e degli aspetti formali riconoscibili, non si esaurisce nello spazio di una pagina o nel tempo di una narrazione.

La forza demiurgica del cantastorie si sprigiona così in racconti dal tempo indefinito che dialogano con il contingente in un perpetuo rimescolamento delle parti dove la persona resta l’ago della bilancia e la narrazione una creazione poetica soggetta alle maree dell’immaginazione, della Storia, della vita.

Alfabeto delle fiabe

Spunti didattici

Nel risguardo della quarta di copertina troviamo “Il gioco dell’alfabeto”, una variante del gioco dell’oca, che può costituire uno dei molteplici spunti didattici percorribili.

In generale Alfabeto delle fiabe è una raccolta di filastrocche, un catalogo di elementi da scegliere per creare narrazioni sempre nuove, uno spunto di lettura delle Fiabe Italiane nelle quali i simboli raccolti acquistano un’importanza essenziale, un canovaccio di messe in scena non ancora pensate, una via da attraversare scegliendo dove sostare o quali deviazioni prendere. È un libro a figure poliedrico che può mettersi al servizio della progettualità didattico-educativa di chiunque intenda proporre un percorso esplorativo della fiaba e dei suoi temi ricorrenti.

Lo consigliamo a… Anziani, a Bambini, a Conti, a Dispotici, a Enigmatici, a Focosi, a Giganti, a Habitué, a Innamorati, a Lunatici, a Minatori, a Naufraghi, a Orchi, a Panettieri, a Queruli, a Re, a Sacrestani, a Tennisti, a Universitari, a Vice Presidenti, a Zuzzurelloni perché «Se non lo apri non lo saprai mai

Ora che cosa farai?»[5].


[1]A. Abbatiello, B. Tognolini, Alfabeto delle fiabe, Topipittori, Milano, 2011.
[2] I. Calvino, Introduzione a Fiabe Italiane, Einaudi, Torino, 1956, p. XVIII.
[3] Ibidem.
[4] A. Abbatiello, B. Tognolini, cit.
[5] Ibidem.

Antonella Abbatiello e Bruno Tognolini – Alfabeto delle fiabeTopipittori

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Su Linda Geninazza

Non vi dirò, almeno subito, cosa faccio, ma da dove arrivo; credo le radici contino più della chioma che a volte, almeno la mia, è dritta, a volte mista, a volte curva, mentre laggiù, agli inizi, poco cambia, tutto si irrobustisce. Cusino, non cercatelo su Google Maps perché non vedrete altro che un rosso segnaposto abbandonato nel più fitto verde, lì sono cresciuta e lì ci tornerò. Ora abito il grigio-perla di Milano, altra spina nel cuore, qui vivo e ci resterò. Dimezzata tra due terre non di mezzo, questa sono io.

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