Harper Regan, il percorso accidentato di una donna

Harper Regan, Due giorni nella vita di una donna. Un testo buono, una messa in scena ottima, una recitazione fantastica. Un magnifico esempio di teatro che consigliamo vivamente di non perdere, personaggi che prendono vita con naturalezza e forza, una serata da ricordare.

Andare a vedere lo spettacolo di un regista che ha già saputo entusiasmarti e con attori che ti hanno già sfornato davanti agli occhi prove mirabili ti fa approcciare la serata con una certa sicurezza. Certo, non è detto che tutto funzioni per garanzia ricevuta, ma almeno ti si presenta una prospettiva appetibile. Ma l’arte se ne sbatte delle certezze con cui si è annidata nella tua memoria, sa oltrepassarle per arrivare a stupirti ulteriormente, là dove credevi non ci fosse più spazio; non si accontenta di averti emozionato, non sa che farsene dell’emozione che ha saputo suscitarti, la rifiuta per regalartene una nuova, a campare di rendita sono i ruffiani non gli artisti.
Così ha fatto con me Harper Regan, Due giorni nella vita di una donna. Il testo di Simon Stephens è una buona base. Seguiamo i due giorni che sconvolgono la vita della protagonista, le tolgono certezze attraverso fatti e incontri che la spingono ad un’analisi più approfondita su se stessa e i suoi affetti, soprattutto famigliari. Quello di Harper è un viaggio dentro se stessa coadiuvato dalle persone che incrocia, sia sconosciute sia familiarissime, un percorso che mina alcune certezze, apre nuovi orizzonti, leva polvere su verità coperte dall’intenzione e restituisce una donna più consapevole e addolcita. Il percorso di Harper non porta a stravolgimenti pratici nella sua vita, bensì nel modo di affrontare la vita e gestire i rapporti umani che la fondano, soprattutto quello con la figlia.
Il testo ha molti meriti. Sa disegnare una protagonista sfaccettata e tormentata, alleggerisce il dramma con una sapiente dose di comico, conferisce dignità a tutti i personaggi che appaiono sul palco, anche quelli dal minutaggio contato. Possiamo trovare invece il maggior difetto in una prolissità che poteva forse essere smussata senza che si perdesse la tensione.

Ma al di là dei meriti del testo, quello che aumenta a dismisura il valore dello spettacolo è il lavoro di chi l’ha messo in scena. Dalla scenografia impeccabile alla regia sapiente e calda che vivifica in modo suggestivo il testo, senza eccessi ma con forza. E poi gli attori. Si tratta di un manipolo di bravissimi attori, tutti, nessuno escluso. Sono rimasto con gli occhi incollato sul palco, senza volermi perdere una virgola, perché il teatro sa coinvolgere in modo sanguigno quando recitato in questo modo. Di questi meravigliosi cavalieri della prosa ne cito due in particolare, anche se forse, se la scrittura avesse concesso maggiore spazio agli altri, non avrei potuto fare distinguo.
Elena Russo Arman è una protagonista fantastica. È vero che è aiutata dagli altri e che il suo personaggio dialoga sempre con qualcuno, ma lei è praticamente sempre sul palco, è il filo conduttore e l’anima della vicenda e si porta sulle spalle la sceneggiatura senza che le pesi. Sa passare da un registro drammatico ad uno più leggero con maestria, restituisce ad Harper tutte le sfaccettature, sa esternare con veemenza e suggerire con l’espressione. Insomma, il personaggio di Harper è davvero complesso, ma ciò non intimorisce Elena Russo Arman bensì la esalta e questo non può che significare essere una gran bella attrice che né viene subissata né copre la protagonista, ma la rende viva e non la banalizza.
Infine vorrei spendere due righe su Camilla Semino Favro, semplicemente meravigliosa. Non oso dilungarmi perché con le mie parole rovinerei ciò che ha saputo fare questa giovane attrice. Una capacità davvero prodigiosa di attraversare il personaggio della figlia, la naturalezza che restituisce dal palco mi ha lasciato senza parole. Lo dichiaro senza vergogna: mi sono, artisticamente, innamorato di questa attrice. Ora indagherò sulle sue prossime esibizioni, lo dico pubblicamente così la denuncia per stalking può recapitarmela alla email che trova sul sito.

9 febbraio – 6 marzo 2016
Teatro Elfo Puccini, Sala Fassbinder
Harper Regan. Due giorni nella vita di una donna
di Simon Stephens, traduzione di Lucio De Capitani
regia di Elio De Capitani
scene e costumi Calo Sala
con Elena Russo Arman, Cristina Crippa, Camilla Semino Favro, Marco Bonadei, Cristian Giammarini, Francesco Acquaroli, Martin Chishimba
luci di Nando Frigerio
suono di Giuseppe Marzoli

Immagine di copertina tratta dal sito www.elfo.org

Su Giuseppe Ponissa

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.