Liam, considerato universalmente il più coglione della famiglia, alla lunga si è rivelato migliore con l’invecchiamento, più uomo, più responsabile, più umano. E il suo “As You Were” è un album di fottusissimo rock’n’roll, pieno, denso di emozioni e belle melodie da cantare il sabato sera, magari tornando un po’ brilli a casa
Il fratellino è tornato, e ora viaggia col suo nome
Che avessimo archiviato il brit-pop con troppa fretta era cosa di cui ci eravamo accorti da alcuni dischi usciti negli ultimi anni, su tutti “These People” di Richard Ashcroft. Un album che contiene pezzi di una sincerità e di una bellezza tale da non far rimpiangere i ben più acclamati dischi degli anni 90. Peccato che i giornalisti, come i presenzialisti dei locali, seguano la moda e cambino le magliette con la stessa velocità con cui io mi cambio le mutande (chi coglierà questa citazione?).
Ma non è solo “These People”, un ottimo disco lo hanno pubblicato anche i Primal Scream con “Chaosmosis” . Caso a parte, invece, i Kula Shaker, che se non sono strettamente definibili brit-pop, di sicuro hanno fatto parte del movimento distaccandosene però per snobberia culturale e poca considerazione del business. Beh la band capitanata dal filosofo visionario Crispian Mills l’anno sorso ci ha strabiliato con un disco come K 2.0 e una serie di concerti che hanno fatto surriscaldare il cuore di vecchi rocker e giovani apprendisti.
Discorso diverso per Noel Gallagher. Le vicissitudini dei due fratelli che ci hanno sempre appassionato prima e meglio di Breaking Bad e Barbara D’Urso, impongono un raffronto tra le nuove fatiche dei due bad boy.
Di sicuro l’album di “Who Built the Moon?” di Noel roba da offrire ne aveva proprio pochina. Qualche buona melodia, tanto impegno per modernizzare il repertorio ma ciccia… beh, di quella proprio poca in tutto l’album.
E qui parte l’ode per Liam.
Lui, considerato universalmente il più coglione della famiglia alla lunga si è rivelato migliore con l’invecchiamento, più uomo, più responsabile, più umano. Una prova su tutte, vostro onore, il concerto in memoria della vittime di Manchester. Insomma, alla fine, tutte le “battutine” che Liam riserva e ha riservato al fratello sembrano quasi giustificate.
Ma torniamo alla musica. “As You Were” è un album di fottusissimo rock’n’roll, pieno e denso di emozioni e belle melodie da cantare il sabato sera tornando a casa, magari un po’ brilli in macchina.
Nell’album ci sono almeno tre canzoni da urlo con batteria lanciata e voce spezzante del pericolo che si fionda oltre gli autovelox e alcune ballate davvero eccezionali. Il singolo che apre anche l’album, “Wall of Glass”, è una bomba ad orologeria, melodia strappamutande nel ritornello e strofa sbruffona da scazzottata, che ti coinvolge prima ancora di sapere che il signore che la canta è uno che ha venduto quasi 30 milioni di dischi. “Greedy sound” “You better run” “I Get by” “Come back to me” “Doesn’t Have To Be That Way” sul versante violento sono piccoli inni da stadio di un leone che ancora gode nel bere birra e urlare di gioia.
Poi ci sono le ballad, tutte belle e tutte sincere, ma ovvio che “For What It’s Worth” spicca per il testo in cui si fanno i conti col passato e per la melodia che fa venire i brividi. Sì, lo so, l’accordo che chiude il ritornello strizza un po’ troppo l’occhio a “Stan By Me”, ma il risultato, in ogni caso è un pezzo davvero incantevole. Altre piccole perle si aggirano per il disco. “Chinatown” col tamburo in primo piano e la voce, questa volta dolce e sognante, e poi “Bold” e “Paper Crown”.
Insomma un disco che ci riporta un Liam Gallagher bello e sincero, con tanta voglia di cantare e sognare.
E così anche la famosa intervista in cui sostiene che il suo sogno è di invecchiare strafatto prende un senso, un senso di bellezza per un uomo che combatte (a suo modo) contro se stesso e, as usual, con il mondo pur di trovare in tutto questo anche solo qualcosa di vero.
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