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Quando perdi un amore sportivo

Quando perdi un amore sportivo

Quando il proprio protetto sportivo si ritira, subentra una crisi profonda, i punti di riferimento sono persi e non ci si riesce più ad orientare tra le proprie emozioni. Sono momenti tragici, in cui fragilità e debolezza potrebbero far sbandare. Ecco qualche suggerimento per venirne a capo, per non crollare sotto il peso dell’ineluttabilità

Quando perdi un amore

Quando perdi un amore, si potrebbe dire parafrasando la canzone di Anna Oxa. Quest’anno è cominciato con il ritiro dall’attività sportiva di Agnieszka Radwańska, non vi menerò ancora il torrone, per chi volesse qui il mio lamento funereo.
Vorrei però allargare il campo e andare a scrutare quel momento in cui un professionista dello sport, di uno sport che seguite (a prescindere o grazie a lui), si ritira. Chi non segue nessuno sport assiduamente non può capire, quindi può smettere anche di leggere questi vaniloqui di ossessionati da uomini in casacche variopinte, anche se in realtà potrebbe continuare per tentare di capire qualcuno che conosce, per trovare una spiegazione a quei malumori insensati, a quei nervosismi criptici di cui non viene a capo, forse un senso ce l’ha.

Le criticità dell’amore

L’innamoramento verso l’interprete di qualunque sport ha almeno due criticità forti, Partiamo dalla prima. Ti innamori del modo di giocare di qualcuno, ti piace osservarlo districarsi nell’agone proprio in quel modo che ti solluchera il sistema nervoso, ti bei dei suoi gesti che ti raccontano quel che vorresti essere, il suo stare nel gioco è un brindisi ai tuoi sogni di bambino mai sopiti.
Ebbene, può benissimo capitare che quel giocatore si trasferisca in un’altra squadra rispetto a quella per cui tifi, capite bene che il fatto mette a dura prova il tuo ancestrale manicheismo: cazzo fai, attingi ad una fonte non più tua? Se era amore vero non potrai mai smettere di inebetirti davanti alla sua parata per i tuoi occhi, come naturalmente nemmeno cambierai squadra (nello sport non si cambia fede, è un dogma scolpito nella stupidità). L’unica via sarà vivere un contrasto insanabile che ti procurerà gioie e dolori disorientanti e meno scontati.

Venendo alla seconda criticità, ci troviamo ad affrontare un tema doloroso davvero. Sai benissimo che la vita sportiva di un atleta è breve, più o meno a seconda di svariati fattori ma tendenzialmente più breve della tua di vita. Questo elemento dovrebbe metterti in guardia, santi numi lo sai prima, corazzati, preparati, difenditi. Ma non è possibile, di fronte all’amore nulla può, sai di andare incontro ad una delusione ma ti ci butti a capofitto, non ne puoi fare a meno perché non sei tu a decidere, è il demone dello sport.
E alla fine arriva quel momento, quello in cui l’atleta si ritira e in mano non ti rimangono che i ricordi: delle gesta, delle emozioni, dei momenti della tua vita legati alle sue sfide, delle persone che ti hanno accompagnato o abbandonato mentre le gare andavano avanti, del tuo unico punto fermo nei cambiamenti subentrati anno dopo anno. Allora sì che non ti dai pace, non hai più punti di riferimento, senti un vuoto incolmabile, subisci il colpo e cerchi di rialzarti a tentoni. Ecco, è proprio qui che vi voglio raccogliere, mentre a tentoni sperate di trovare un appiglio seppur incerto, sono qui a suggerirvene qualcuno.

Alessandro Del Piero

Per non soccombere

– Appassionatevi a qualche altro interprete di quello sport. Forzate l’evento, ne scaturisce una passione posticcia ma dovete perpetrare un’opera di autoconvincimento maniacale, fingere con voi stessi e con gli altri senza indugi. Si tratta di un’interpretazione, è vero, ma prima o poi l’abitudine potrebbe fare breccia nella vostra mente obnubilata, d’altronde la vostra condizione di debolezza emozionale dovrebbe darvi una mano, vi andate ad infilare in pieghe ancora fresche della vostra fragilità prima che si calcifichino. Suggerisco di eleggere un messia giovane, uno che vi permetta di portare avanti la pantomima per un tempo relativamente indeterminato. Certo, si tratta di un tappabuchi, ma nella vita sarà mica l’unica occasione in cui ne avete avuto uno.

– Rivolgetevi al web, tendenzialmente ci sono diversi filmati in cui l’altleta appare all’opera. Prendetevi le vostre serate sul divano, il bicchiere costantemente pieno in una mano, la sigaretta sempre accesa nell’altra, e piangete disperati nel rimirare le ormai passate imprese, i gesti tecnici riconoscibili, l’interpretazione tutta personale del vostro. Questa soluzione può portare a due sbocchi.
Il primo è che ne avrete abbastanza, o di rivedere gli stessi filmati o di bere fino a non capire più nulla, o di fumare fino a tossire i polmoni. A quel punto potrebbe scattare la reazione, il colpo di coda che vi rimette in pista.
Il secondo vi porterà in un tunnel senza luce in fondo, vi smarrirete e non sarete più in grado di guardare il mondo con dolcezza, vi indurirete fino a scacciare da voi ogni sintomo di vita. Certo, da un lato è un male, dall’altro però vi regalerà quell’aria da maledetto sofferente che avete inseguito invano per tutta la giovinezza, quando il richiamo della serate aveva la meglio sulle velleità da James Dean.

Effettuate sedute di gruppo. Non dallo psicologo, anche se non mi sento di escluderle a priori, ma con amici o conoscenti appassionati dello stesso sport. Discutete fino allo sfinimento di quel che è stato quell’atleta, di cosa ha significato per quello sport e per voi, analizzate e decantate fino al minimo gesto, penetrate la psicologia delle sue gare, immaginate cosa sarebbe stato se in quel momento avesse fatto un’altra scelta, insomma ancoratevi al tema e tenetelo stretto oltre ogni più sano consiglio. In questo modo vi sentirete meno soli, avrete l’idea di appartenere ad una setta di eletti che il mondo esterno non può capire e, si sa, credere possedere un tesoro contro tutti ha sempre quel gusto di nobiltà che titilla la vostra mente degenerata.

Lamentatevi degli atleti attuali, quelli rimasti nonostante l’incolmabile mancanza. Fatelo ad alta voce ad ogni incontro, sfogatevi in qualsiasi situazione: da soli, con amici, in locali pubblici. In questo modo butterete fuori la rabbia, avrete una valvola di sfogo costante e senza fondo.
Credo sia la soluzione che adotterò io, perché la figura del vecchio scorbutico a cui non va mai bene niente me la sento cucita addosso. Mi ci vedo sfavillante nella mia nuova veste, sbronzo e aggressivo verso lo schermo, insopportabilmente molesto per chiunque, sbraitante anatemi a destra e a manca come il sacerdote di una divinità di mezza tacca sfiatata. Cielo che meraviglia!

Appassionatevi ad un altro sport. Cercate il nuovo protetto nei meandri di una disciplina di cui dovete ancora imparare le regole. Il grande vantaggio è che potreste ritrovare entusiasmo insensato fin da subito, perché non sapendone nulla potrete riversare il vostro compulsivo attaccamento verso chiunque e senza schemi prefissati.
In pratica di fronte a voi si stendono campi vergini su cui correre da conquistatori con i capelli al vento, potrete piantare la bandierina ed edificare la casa dove e come vorrete. Ancora meglio rispetto al vostro vecchio sport, sarete liberi da preconcetti e non avrete storia alle spalle, sospinti da un senso di libertà assoluto sarete inebriati da questa nuova voluttà le cui sfaccettature sono ancora tutte da scoprire.

Quando perdi un amore sportivo ultima modifica: 2019-01-29T10:00:00+02:00 da agafan

Su agafan

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agafan sta per fan di Aga, cioè di Agnieszka Radwańska, tennista polacca. Radwańska è stata una perdente di lusso a causa della mancanza cronica di potenza nei suoi colpi. Ma ha compensato con altre caratteristiche, ha aggirato l’ostacolo con la classe e la sagacia tennistica, fornendo uno spettacolo unico. Mi piacerebbe affermare che le caratteristiche di Aga sono le mie nella vita, o che sono quelle a cui mi ispiro. Purtroppo né l’una né l’altra (nemmeno sul campo da tennis), mi limito semplicemente ad ammirarle. Non basta?

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