zolfo, vincenzo parisi

Zolfo, Vincenzo Parisi – La recensione

Da pochi giorni è uscito il disco d’esordio di Vincenzo Parisi: otto composizioni inedite per pianoforte solo, ispirate agli antichi canti popolari siciliani. Un concept album, registrato dal vivo nel quartiere di Ballarò, per scoprire la Sicilia più autentica. Disco sorprendente che rimanda da un lato ai grandi progetti di etnomusicologia e dall’altro ad un’attitudine al contemporaneo figlia di grandi autori Glass. Ma per cercare l’identità di questo progetto per molti tratti sorprendente bisogna cercare anche nella biografia del suo autore. Vincenzo Parisi pianista di formazione classica, perfezionatosi presso i migliori conservatori europei, é un grande animatore della scena rock-pop underground. Una delle sue migliori intuizioni fu quella di fondare qualche anno fa i Kafka On The Shore, un crogiolo di influenze musicali e pura energia che ebbe un grande successo in Italia e in Europa con un’attività dal vivo vivacissima. Ma nel percorso di questo autore di origini siciliane di stanza a Milano, c’è anche l’incontro col mondo del pop grazie alle collaborazioni, fra gli altri, con Giancluca De Rubertis e Lodo Guenzi.

Questo per raccontare lo sguardo profondo sul mondo della musica contemporanea di Vincenzo Parisi, sguardo che ritroviamo generoso nel donarsi tra le otto composizioni inedite per pianoforte racchiuse nell’album dal titolo appunto Zolfò. Echi arabi, persiani, greci e sefarditi, che ci restituiscono un’immagine moderna e antichissima, ma mai stereotipata della terra di Sicilia. Si sente il percorso di gestazione, di immaginazione, da cui è nato Zolfo e la mente infatti rimanda immediatamente Alan Lomax e Diego Carpitella, attivi nella Sicilia contadina degli anni Cinquanta, quando l’isola era la più grande miniera di zolfo del mondo e grazie al loro lavoro é stato salvato materiale prezioso dal evolversi della società nel tempo. Tra i brani del disco c’è il recupero di vecchi storie tradizionali che trasportano in un mondo irreale e barocco, magico e passionario. Dalla processione del Cristo Nero a Caltanissetta al dramma dei minatori delle cave di Sommatino, passando per i pescatori delle tonnare trapanesi, le grida dei venditori ambulanti e le preghiere delle donne che attendono il ritorno dei propri uomini dal mare.

Il disco come detto è frutto di una registrazione dal vivo a Piano City Palermo tenutosi al quartiere popolare di Ballarò. Scelta quella del live che restituisce come spiega lo stesso Parisi lo spirito di una città: «volevo che la musica si contaminasse con i rumori della città: il suono “sporco” di un live, infatti, è molto coerente con l’immagine della Sicilia che voglio comunicare: non quella edulcorata di un’isola solare e florida, bensì quella di una terra reale e aspra, con le sue criticità, ma non per questo meno intrigante».

Un lavoro prezioso e importante a cui vale la pena di prestare grande attenzione.

 

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Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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