Noio; Volevam suonar. Edda & Marok Recensioni dischi novità

Noio; Volevam suonar. Edda & Marok

Recensione Dischi: Noio; Volevam suonar. Edda & Marok. Da Edda ormai potrei potremmo aspettarci qualunque cosa visto lo stato di grazia in cui versa l’ex cantante dei Ritmo tribale. L’abbiamo visto ritornare prepotentemente al certo della scena indie Rock qualche anno con lo splendido Odio i vivi con un sound fresco ma di matrice punk che valorizzava al massimo i testi visionari-famigliari del nuovo Edda.

Poi c’è stato un momento acustico, altri due o tre versioni di Edda (ne parliamo qui) e poi ora un disco con quel gran genio di Maroccolo. Forse un disco trap non possiamo aspettarcelo da Edda, ma dico forse perché probabilmente potrebbe anche arrivare, in futuro, vista la sua anima oramai espansa in mille direzioni e anche perché nel progetto nuovo c’è un pezzo che porta il titolo proprio del più famoso trapper: Achille Lauro.
Noio; Volevam suonar è un progetto nato appunto da due menti splendide della musica italiana e se proprio volessimo fare gli ontologici, diremmo da due figure che hanno segnato tutto quello che è venuto dopo nella musica italiana rock. Se Maroccolo infatti ha timbrato il suono di Marlene Kuntz, Litfiba e Cccp, il secondo con le sue avventure vocali ha costruito la figura del cantate rock indigente per intere generazioni a partire dai gruppi milanesi, vedi anche Afterhours e discendenti vari.
Ovvio che se due personalità così costruiscono un progetto insieme c’è da aspettarsi un po’ di tutto, infatti puntuale è arrivato un disco inimmaginabile. Intendiamoci, qui non parliamo solo di buona o cattiva fattura, buone o pessime canzoni: qui parliamo di un’idea di musica che non è inseguire nessun’altra idea presente sul mercato italiano. Un’idea di musica più totale e a 360º gradi che guarda ancora al disco come mezzo di espressione e non solo di prodotto sonoro o commerciale.
Così troviamo 54 minuti di musica divisa in 11 tracce, dove ogni singolo camminamento è una strada che potrebbe portare ovunque, perciò non ha senso cercare di orizzontarsi a caso. Meglio perdersi e giudicare dopo qualche ora.
Tutti i brani richiamano sicuramente una traccia rock, ma è molto facile che l’impronta si perda nella sabbia e da lì nell’infinito cosmo dell’universo che ha in testa Gianni Maroccolo.
I ruoli del resto sono chiari, anche esplicitati del resto, se Maroccolo è lo scenografo di mondi lontanissimi Edda è sicuramente il ballerino chiamato a danzarci dentro, metricamente e vocalmente. Una delle cose infatti che si apprezzano di più delle interpretazioni di Edda e che sono assolutamente libere e staccate da ogni concetto di forma canzone, rimandando un’immagine del cantante ancora più vicina alla dimensione Live.
Impossibile non essere conquistati da Maranza fosse anche solo per l’incipit gustosissimo “Ti spiego chi siamo/ odiamo i Negramaro”. Altre frasi ad effetto si sciolgono sotto alla base trance potente e selvaggia.
Servo dei Servi e Noio sono pezzi più classicamente rock anche se sia i suoni che la struttura aprono spazi molto interessanti ai confini della forma canzone conosciuta.
Stai zitta è una bella ballata con un basso imperioso e una linea vocale impreziosita dai semitoni orientali di Edda.
Madonnina, Bebigonson seguono un percorso tutto loro ma c’è dello splendido in quei minuti. Esce il sangue dalla neve è straordinaria, null’altro da aggiungere.
Chiude l’album un quartetto eccezionale Achille Lauro, Sognando, Mantrino e Castelli di Sabbia. L’ultima traccia, Castelli di Sabbia appunto, è un omaggio alla fantasia e alla carriera di Maroccolo con la sua capacità di mescolare mondi e sonorità differenti senza mai cadere nello scimmiottamento puro.
Un disco che merita di essere amato e coccolato, potrà sorprendevi se saprete dagli il giusto spazio emotivo.

Su Piggy the pig

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Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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