WhatsApp ha introdotto le spunte blu: quindi d’ora in poi, quando leggi il messaggio, chi lo ha inviato lo saprà. Non arrivo per primo sull’argomento, ma noi non siamo d’assalto, e la discussione sulla privacy sta già facendo il suo corso. Però voglio provare a buttare lì due leggere riflessioni, che non saranno originalissime ma sono quelle sovvenutemi immediatamente.
Prima. Con questa novità non ci sarà più possibile mentire: “non venirmi a dire cazzate, ho visto che l’hai letto”. Al di là della privacy, che di solito le nuove tecnologie non coccolano, la mia domanda è un’altra: ma davvero vogliamo che siano tutti sinceri? Le menzogne fanno parte della vita di ognuno, piccole o grandi che siano. Non venitemi a dire che siete sinceri al cento per cento, è impossibile, la vita non ve lo concede. Almeno qualche piccola bugia, che magari mascherate dietro il fin di bene, l’avete detta e, non preoccupatevi, la continuerete a dire. Si può discutere all’infinito se questa sia cosa buona e giusta o meno, se nella vita è necessario, o ci piace, essere il più sinceri possibile. Non sono qui per esplicitare il mio punto di vista su questo. Quello che mi lascia perplesso è che, a questo giro, la tecnologia non affianca o aiuta o semplifica la vita, ne modifica i meccanismi. Non abbiamo più la possibilità di effettuare le nostre scelte, dritte o storte che siano, siamo alla mercé di un aggeggio, che decide della nostra esposizione riguardo alle persone, non abbiamo più modo di sbagliare mentendo, dovremo solo far fronte alle conseguenze di scelte eteronome. Che poi, se tutti sinceri nessuno sincero.
In realtà potremmo non aprire il messaggio, ma così la nostra scelta viene posta troppo a monte: non mi viene dato modo, cioè, di decidere se quello che mi hai detto mi interessa, bensì se tu mi interessi, almeno in quel momento. Diventa una giungla ancora più crudele: non escludo la tua comunicazione dai miei interessi del momento, escludo la tua persona.
Seconda. Nella sfida tra chi sguazza nel mondo sempre più veloce che si va delineando e chi ambisce ad un ritorno della lentezza, questa novità gioca a favore dei primi. L’urgenza della parola di chi invia il messaggio è stabilita a priori dal suo invio, non da chi lo riceve. Non posso decidere se riflettere su quel che mi hai inviato, perché tu sai che io l’ho letto e la tempistica diventa implicitamente una risposta, l’importanza che io do alla tua comunicazione prende il largo dalla mia ponderazione. Nel momento in cui mi scrivi già mi detti i tempi del nostro rapporto, comanda chi prende l’iniziativa. Non riuscirò più a leggere un messaggio e ragionarci su, a meno di rispondere che ci devo ragionare, ma diventa un circolo vizioso, in cui devo esplicitare ogni mossa e quando si agisce già di per sé si perde in riflessività.
Insomma dovremo far fronte ad una comunicazione rapida e sincera: non so voi, ma personalmente ho sempre fatto fatica a tenere le due cose insieme.