Dieci comandamenti atei: no grazie, lasciamo che le imposizioni arrivino dall’alto

Si sono messi d’impegno ed alla fine hanno partorito i dieci comandamenti atei. In pratica, sono state inviate le proposte al sito Atheist Mind Humanist Heart (AMHH) e, tra le 2.800 tra cui vagliare, una giuria di tredici persone ne ha scelte dieci.

Non mi metterò a commentare i comandamenti (che sono riportati in fondo) uno ad uno, ma nemmeno in generale, mi fermo un passo prima, cioè sproloquierò sull’idea stessa di stilare comandamenti. E perché non sembri un attacco bigotto al progetto, mi dichiaro fin da subito ateo, così almeno potrà essere visto come fuoco amico.

Un regolamento etico monolitico, non è quello che dovremmo evitare? L’idea di contrastare dieci comandamenti religiosi con altri dieci atei permette di giocare sullo stesso terreno, ma mi pare un’idea migliore quella di modificarlo il terreno, non di impantanarcisi. Anche perché le nuove regole sono stabilite da una commissione di tredici esseri umani fallibili, mentre i dieci storici provengono direttamente dalla divinità. Davvero vogliamo metterci in competizione con dio? Come lo spieghiamo ai credenti che è meglio dar retta a persone, per quanto autorevoli, piuttosto che al creatore dell’intero universo? Capisco che da parte dei credenti ci viene rimproverato di non avere un’etica, ma dimostrare che ce l’abbiamo sbattendo loro in faccia nuove regole mi pare bizzarro. A quel punto il terreno diventa troppo scivoloso, perché proporre uno scontro tra regole porta solo ad una deriva di autismo, ad una cristallizzazione delle posizioni, e a fare blocco contro una comunità di credenti, che si avvale di un’investitura soprannaturale, si perde in partenza.

Preferisco la linea che mi concede di proclamare che ognuno si costruisca la propria etica da sé, senza imposizioni. Chiaramente l’etica di ognuno deve essere compatibile con la convivenza civile e quindi rispettosa delle leggi, con lo spazio per provare a cambiarle con gli strumenti a disposizione. Tutto questo in situazioni di democrazia.

Che la fabbricazione personalistica delle regole etiche porti ad un’esasperata prolificazione di individualismi non lo credo. Perché nessuno di noi è una monade, tutti riceviamo influenze dal mondo circostante, da quello culturale, da quello familiare, insomma dalla comunità in cui siamo calati. Sono convinto che, alla fine, le etiche prodotte non sarebbero esponenziali, bensì in numero limitato.

Al di là di questo, l’idea stessa di regole scritte, che non si pieghino alla realtà dei fatti che sa andare al di là di coordinate prestabilite, non mi pare funzioni. Stabilire regole a tavolino in un campo come quello dell’etica lo si può fare e lo si fa, ma restarne imbrigliati è molto facile e non credo che, di fronte alle situazioni che ci presenta la vita, la rigidità di un paio di tavole (di qualsiasi provenienza siano) sappia far fronte a prescindere. Le regole etiche possono essere tuttalpiù un canovaccio, un regolamento pilota su cui basarci di volta in volta, saranno alcune massime da cui discostarci il meno possibile.

Soprattutto però, il punto su cui insisterei, è che non possono essere le regole etiche di qualcuno o di una comunità a decidere delle leggi di uno stato. Uno stato è necessario che sia laico per poter ospitare tutti i regolamenti etici che non contrastino con i principi di convivenza. Per il resto ognuno si scriva le proprie tavole, che i comandamenti siano dieci o più o meno non è importante, purché ci sia il rispetto per quelli degli altri. Proporre regole generali, che valgano per tutti, è arrogante: vorremo fare mica lo stesso errore di un dio, teniamoci i nostri errori umani con cui è già difficile convivere. Insomma, lasciamo le cattedre a professori e dei, così lasciamo loro pure il pericolo della caduta, io preferisco cadere con i piedi per terra, spero di farmi meno male.

Ecco i dieci comandamenti atei proposti:
1) Sii di mente aperta, e disposto a cambiare le tue convinzioni di fronte a prove nuove
2) Cerca di capire cosa è, nei limiti della probabilità, la verità, e non di credere a ciò che vorresti che fosse la verità
3) Il metodo scientifico è il mezzo più affidabile per comprendere il mondo della natura
4) Ogni persona ha il diritto di decidere sul proprio corpo
5) Non è necessario che ci sia Dio per essere una buona persona o per vivere una vita piena di significato
6) Pensa sempre alle conseguenze delle tue azioni e riconosci che devi assumerti le responsabilità per ognuna di esse
7) Tratta gli altri come vorresti che gli altri trattassero te, e come vorrebbero essere trattate. Pensa sempre al loro punto di vista
8) Abbiamo la responsabilità di considerare gli altri, anche le future generazioni
9) Non esiste un modo giusto di vivere
10) Lascia il mondo migliore di come lo hai trovato

Su Giuseppe Ponissa

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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