Piccolo Principe Puff

Piccolo Principe Puff – Agnès Desarthe e Claude Ponti

Piccolo Principe Puff di Agnès Desarthe e Claude Ponti, libro, dalle ridotte dimensioni e dalla curata rilegatura, affronta con leggerezza e spontaneità alcune delle fondamentali e antiche tematiche pedagogiche che, dai sofisti dell’antica Grecia ad oggi, continuano ad interrogare i più grandi pensatori come i più modesti.

Piccolo Principe Puff di Agnès Desarthe e Claude Ponti

Piccolo Principe Puff

Affidarsi ai consigli di una libraia porta sempre a delle sorprese e Piccolo Principe Puff di Agnès Desarthe e Claude Ponti è certamente una di queste.

Edito nel 2002 da Babalibri questo libro, dalle ridotte dimensioni (13 x 16,5 cm) e dalla curata rilegatura, affronta con leggerezza e spontaneità alcune delle fondamentali e antiche tematiche pedagogiche che, dai sofisti dell’antica Grecia ad oggi, continuano ad interrogare i più grandi pensatori come i più modesti.

Sospesa tra il fantastico e il realistico la narrazione si articola a partire dalla formula tipicamente fiabesca del “C’era una volta…” e nel suo farsi si gonfia di tutta l’importanza legata all’educazione e alla formazione dell’essere umano.

Nato in un paese dove ai neonati non si danno nomi a caso, Puff è il nome che viene in mente al re e alla regina, suoi genitori, vedendo quella creatura “tutta tonda”.

I due, volendo incominciare la sua educazione, ma rendendosi immediatamente conto della difficoltà di portare un nome così buffo, preferiscono chiamare a corte un precettore, anziché esporlo alle inesorabili burle tra coetanei.

Ironia della sorte – o sapiente espediente letterario – arriva a corte il migliore maestro specializzato nella formazione di giovani principi: il Signor Chiappa, insegnante del re della Cipollonia Orientale e dell’imperatrice dell’Isola di Garonda.

Nerofumo, il gran ciambellano, fa subito notare ai reali la stranezza del nome del professore che, a suo dire, poco ci azzecca con la sua fama e i suoi meriti.

Piccolo Principe Puff

A nulla valgono però le lagnanze di Nerofumo e il Signor Chippa inizia così le lezioni al piccolo principe, il solo fino a quel giorno a non averlo deriso per il suo nome, ma d’altronde «quando ci si chiama Puff…».

La relazione di cura tra maestro e allievo prende la forma d’inusuali lezioni, apparentemente tautologiche, ma che si rivelano poi essere nella loro ovvietà profondamente concrete e di senso.

«Uno più uno fa due» e «Un gatto è un gatto» diventano così spunti di lettura di una realtà complessa, frammentata e dalle molteplici sfumature, chi l’avrebbe mai detto?

Di certo non il ciambellano che con la sua oscura invidia fa cacciare dal palazzo il Signor Chiappa accusandolo di essere un impostore ma, come ogni fiaba che si rispetti, il lieto fine non si lascia attendere, sebbene si presenti carico di un significato più denso del solo ristabilire gli equilibri: conserva i cuori calmi e colmi di quella pienezza che solo la bontà di un insegnamento non fine a se stesso dona.

Spunti didattici

Piccolo Principe Puff è un prezioso libro che può servire innanzitutto da spunto operativo per chiunque sia impegnato in attività di formazione o educative, ma è altresì una lettura da portare in classe e condividere con piccoli e meno piccoli.

Rappresenta anche un invito a riscoprire l’importanza della domanda nella sua accezione più autentica, non retorica e a esplorare la quotidianità nella sua ordinaria complessità.

Lo consigliamo a… chi non si è mai chiesto «Perchè un gatto è un gatto?» o a chi ha sempre pensato di saperlo, a chi sottovaluta l’importanza del chiamarsi Ilaria, piuttosto che Francesca o Linda e a chi sta abbracciando la complessità d’imparare che «Uno più uno fa due».

Agnès Desarthe e Claude PontiPiccolo Principe Puff Babalibri
Traduzione: F. Rocca

Voto - 97%

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Su Linda Geninazza

Non vi dirò, almeno subito, cosa faccio, ma da dove arrivo; credo le radici contino più della chioma che a volte, almeno la mia, è dritta, a volte mista, a volte curva, mentre laggiù, agli inizi, poco cambia, tutto si irrobustisce. Cusino, non cercatelo su Google Maps perché non vedrete altro che un rosso segnaposto abbandonato nel più fitto verde, lì sono cresciuta e lì ci tornerò. Ora abito il grigio-perla di Milano, altra spina nel cuore, qui vivo e ci resterò. Dimezzata tra due terre non di mezzo, questa sono io.

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