iiiiiiiiiiiiiiiiiiiii - Barbro Lindgren

iiiiiiiiiiiiiiiiiiiii – Barbro Lindgren

Iiiiiiiiiiiiiiiiiiiii di Barbro Lindgren, non sono profili di omini stilizzati o l’abbozzo di qualche colonia batterica, né tantomeno delle semplici lettere in successione, sono ventuno iiiiiiiiiiiiiiiiiiiii che di volta in volta mutano, barattando il proprio significato con la pagina e i suoi elementi.

Iiiiiiiiiiiiiiiiiiiii di Barbro Lindgren

Ho stimato un tempo di circa sei secondi di lettura del titolo dell’albo illustrato iiiiiiiiiiiiiiiiiiiii di Barbro Lindgren, edito nel 2020 dalla casa editrice LupoGuido, con la traduzione di Laura Cangemi.

Non sono profili di omini stilizzati o l’abbozzo di qualche colonia batterica, né tantomeno delle semplici lettere in successione, sono ventuno iiiiiiiiiiiiiiiiiiiii che di volta in volta mutano, barattando il proprio significato con la pagina e i suoi elementi.

Facciamo che siamo gli spettatori di un gioco che sta per accadere tra le nostre mani, facciamo che siamo gli intonatori di quella parola che evoca uno strillo, uno squillo… poi anche un coccodrillo, facciamo che prendiamo una stradina e siamo nella giungla.

Da quanto non ci giocavate? E pensare che eravamo dei professionisti del gioco di finzione.

J. Gottschall osserva come i bambini giochino a inventarsi storie per istinto e non per cultura[1], ed è mettendo da parte la nostra intelligenza sociale ed emozionale che possiamo farci guidare tra le tavole di questo libro in modo tanto spontaneo quanto siamo disposti a lasciarci andare.

B. Lindgren scrisse questa storia nel 1971 proprio ispirandosi al fare immaginativo dei propri figli: due fratelli scorrazzano da gorilla nelle sconfinate terre del “facciamo che…” fino a quando non arriva un coccodrillo.

No, il piccolo gorilla non ci sta.

Facciamo allora finta che l’uno salva l’altro, perchè facciamo finta che sia fortissimo e velocissimo e issimo.

Cala la notte, ma il gioco resta la cosa più bella… si torna così nella giungla, si torna a fare quel verso, si torna a far finta di aver paura solo per poter rassicurare il grande gorilla di essere il solo, ed unico, fortissimo salvatore di quel privato mondo di storie.

Ci si prepara così alla vita adulta. iiiiiiiiiiiiiiiiiiiii.

B. Lindgren gioca con l’essenzialità significante del colore bianco, nero e verde e allestisce una scenografia che mette in risalto l’insopprimibilità[2] dell’attitudine narrativa dei fanciulli. L’onomatopea ricorrente è molto più di una figura retorica: è un sibilo che si modula sullo stupore schietto del trovarsi altrove dopo aver recitato l’innesco magico “Facciamo che…”.

Spunti didattici:

L’albo iiiiiiiiiiiiiiiiiiiii di Barbro Lindgren è un ottimo alleato per accompagnare i bambini nelle intricate possibilità del far finta che. Potrebbe essere usato come esempio per aiutarli a scrivere poesie o testi narrativi su animali o oggetti identificandosi in questi, anziché descrivendoli.

Anche la lettura ad alta voce rappresenta una possibilità da non trascurare; chiedere ai bambini più piccoli di modulare l’intensità del suono iiiiiiiiiiiiiiiiiiiii a seconda delle varie situazioni proposte nell’albo può costituire una attività di comprensione nonché un esercizio di immedesimazione.

Lo consigliamo a… chi non è mai stato nella giungla, a chi ha sempre pensato che il proprio fratello fosse un gorilla e a chi non riesce a tenere gli occhi chiusi.


[1] J. Gottschall, L’istinto di narrare, Torino, Bollati Boringhieri, 2014, pp. 40-41
[2] Ivi, p.41.

Barbro Lindgren – IiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiLupoGuido
Traduzione: Laura Cangemi

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Su Linda Geninazza

Linda Geninazza
Non vi dirò, almeno subito, cosa faccio, ma da dove arrivo; credo le radici contino più della chioma che a volte, almeno la mia, è dritta, a volte mista, a volte curva, mentre laggiù, agli inizi, poco cambia, tutto si irrobustisce. Cusino, non cercatelo su Google Maps perché non vedrete altro che un rosso segnaposto abbandonato nel più fitto verde, lì sono cresciuta e lì ci tornerò. Ora abito il grigio-perla di Milano, altra spina nel cuore, qui vivo e ci resterò. Dimezzata tra due terre non di mezzo, questa sono io.

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