I bambini intervistano Sergio Ruzzier

I bambini intervistano Sergio Ruzzier

Sergio Ruzzier è un apprezzato (non solo da noi) autore e illustratore di libri illustrati. Dopo averlo intervistato e aver parlato dei suoi libri, abbiamo pensato di proporvi l’intervista effettuata dai bambini della classe Quinta C della scuola primaria Iqbal Masih. Ecco come se l’è cavata con i suoi lettori.

Caro Sergio,
spero tu stia bene.
Come ricorderai, ci eravamo sentiti in merito a una possibile intervista da svolgere a distanza.
Io e i miei bambini abbiamo visto una parte dell’intervista che Martino Negri e Ilaria Tontardini ti han fatto di recente e ho letto loro una parte dell’intervista che ti ho fatto tempo fa per Estetica-Mente (non tutta per non svelar loro troppo!). (Leggi l’intervista)
Abbiamo poi assaporato alcuni tuoi libri:
Stupido libro!, Una lettera per Leo, Rimasugli, I Pretesti e Guarda sotto il letto se c’è della poesia (sia in lingua inglese, sia in lingua italiana).
I preferiti dei miei studenti sono stati i primi due e, ora, siamo qui per farti qualche domanda.

Grazie,
Ilaria Dui – Insegnante di scuola primaria dell’I.C. Brianza (plesso Iqbal Masih)

Qui, trovi le domande:

Ciao Sergio, vorremmo sapere quanti anni hai? Dove vivi adesso? Sappiamo che hai anche vissuto in America.
Ciao a voi. Ho 54 anni. Sono nato a Milano il 28 novembre del 1966. A 27 anni sono andato a vivere a New York. Due anni fa mi sono trasferito sull’Appennino modenese. Ho comprato con la mia compagna Karen una casa molto vecchia (di fine ‘400) su una collina in una zona molto bella. Non è raro vedere caprioli, cinghiali, tassi, volpi, eccetera. So che ci sono anche i lupi ma per ora non ne ho visti.

Segui il calcio? Che squadra tifi?
Sì, sono sempre stato tifoso della Triestina. Ne avete mai sentito parlare? Quando ero piccolo i miei amici tifavano per l’Inter o il Milan o la Juve, e quando dicevo che io invece tifavo per la Triestina mi prendevano un po’ in giro. Io ero affezionato a Trieste perché ci vivevano i miei nonni e poi quando ho scoperto che la maglia rossa della Triestina aveva sullo stemma l’alabarda di San Sergio, ho deciso che quella era la mia squadra. C’è una bella poesia di Umberto Saba che parla della Triestina, “Squadra paesana”, una delle poche poesie che da piccolo ero riuscito a imparare a memoria senza troppa fatica.

Quando è iniziata la tua passione per i libri? Già da piccolo volevi fare questo lavoro?
Mi piacevano molto i libri però facevo fatica a leggerli, soprattutto quelli troppo lunghi e senza illustrazioni. Però mi piacevano molto i fumetti e i libri a figure. Da piccolo volevo fare prima il cuoco, poi il tipografo, poi il grafico e poi l’autore di fumetti.

Quando eri piccolo ti piaceva scrivere e disegnare?
Sì, molto. Mi piaceva fare i giornalini con dei fogli piegati che poi univo con la graffettatrice.

Da bambino eri bravo a scuola?
Non molto. Mi annoiavo un po’. Però c’erano delle materie che mi piacevano, per esempio storia e geografia.

Ti piace il tuo lavoro? Se non avessi avuto successo come illustratore e scrittore, cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Sì, per fortuna il mio lavoro è anche la mia passione. Chissà cosa avrei fatto se non fossi riuscito in questo campo. Forse il bibliotecario o il libraio.

Quanto ci metti più o meno a creare un libro?
Dipende dal libro, ma di solito tre o quattro mesi tra ideazione, testo e disegni. A volte di più.

Hai mai pensato di creare un libro con protagonista un cucciolo abbandonato o oggetti parlanti? 
So che non è proprio un cucciolo, però in Una lettera per Leo c’è un uccellino che si è perso. Vale? Oggetti parlanti non credo. Però uno dei miei prossimi libri è su un pesce che fa amicizia col sole (parlante).

Ti piace più illustrare o scrivere le storie?
Tutte e due. Spesso faccio le due cose allo stesso tempo: un disegno, una frase, due frasi, un altro disegno, e così via. Nei libri a figure funziona così.

Il libri li fai da solo o ti aiuta qualcuno?
Be’, a volte illustro il testo di un altro autore. Invece i libri che scrivo e disegno li faccio da solo. Ovviamente ci sono le editor e le art director che mi aiutano, un po’ come le maestre aiutano gli studenti: mi dicono se qualcosa non funziona nella narrazione, se qualcos’altro non è chiaro, eccetera.

C’è stata qualche persona che ti ha sostenuto nel tuo percorso?
Di sicuro mia figlia, Viola, che vuole sempre vedere quello a cui sto lavorando. Ha un occhio molto attento e le sue opinioni sono sempre originali e interessanti. Adesso ha ventun’anni ed è all’università a Montreal, in Canada.

Prendi spunto da qualcosa o qualcuno per fare i personaggi o per la storia?
Forse, ma non intenzionalmente.

Hai mai pensato di scrivere un libro horror?
Non proprio horror. Però uno dei miei libri parla di un personaggio che si accorge di essere morto.

Da cosa deriva il titolo Stupido Libro!? Come mai lo hai scelto?
Quel titolo mi piace molto ma non l’ho scelto io! In originale, in America, si chiama “This Is Not a Picture Book!” che vuol dire “Questo non è un libro a figure!” Però gli editori italiani han pensato che fosse più bello “Stupido libro!” che era comunque una frase all’interno del testo.

Qual è il primo libro che hai fatto? Come si chiama?
È un libro di storie brevissime, di una o due righe, che si chiama “La culla vuota”.

Quali sono i tuoi libri preferiti non scritti da te? E qual è il tuo libro preferito tra quelli che hai fatto?
Mi piacciono tanti autori. Forse i miei preferiti sono: Thomas Bernhard, Edward Gorey, Arnold Lobel, Giorgo Bassani. Tra i miei, forse quello che mi è venuto meglio è “Due topi”, che sembra molto semplice ma è stato quello più complicato da scrivere. Però sono anche molto affezionato a Pretesti, che è il mio libro più intimo.

Perché ti piace scrivere storie?
Domanda difficilissima. Sarebbe come chiedermi perché mi piace mangiare. Mi piace molto farlo ma non so perché.

Qual è il tuo libro che ha fatto più successo?
La serie di Fox e Chick.

Ti piacerebbe scrivere per un giornale? Noi abbiamo imparato a scrivere gli articoli di giornale e abbiamo intervistato un giornalista di nome Massimo Miliani.
Ogni tanto mi capita di scrivere per qualche giornale. Ho scritto a proposito di libri per bambini sul New York Times, per esempio.

Perché tutti i tuoi libri hanno come protagonisti degli animali? Ti piacciono molto?
Sì, gli animali mi piacciono molto ma c’è anche un altro motivo: non mi piace molto come disegno gli esseri umani!

Hai preso una laurea particolare per fare questo lavoro?
No, non sono neanche andato all’università. Dopo la scuola superiore sono andato a lavorare in una libreria e poi in una biblioteca ad allestire mostre. In quella biblioteca c’erano tantissime stampe antiche, molto belle, e ho imparato tanto stando lì. Poi andavo sempre a vedere mostre, chiese con affreschi e altre opere d’arte, e certamente tante cose le ho imparate sui libri.

Sei contento dei progressi che stai facendo?
Sì, ma non sempre. A volte dei disegni non mi vengono come vorrei e sono un po’ deluso, ma poi di solito quello che faccio dopo viene molto meglio, quasi come reazione.

Per quante case editrici hai lavorato? Qual è la casa editrice con cui ti sei trovato meglio?
Tantissime! Soprattutto negli Stati Uniti. Almeno una ventina, direi. Sono molto affezionato alla mia prima editor, Frances Foster, che mi ha aiutato parecchio quando ero agli inizi. Purtroppo qualche anno fa è morta e mi manca molto.

Ci potresti dare dei consigli per scrivere o illustrare storie? Noi abbiamo provato a fare delle illustrazioni a partire dalle tue parole dei Pretesti, maestra Ilaria ci ha detto che questo lavoro glielo hai insegnato tu a un corso.
Una cosa che di sicuro aiuta è leggere tantissimo, qualsiasi cosa: libri d’arte, libri di poesia, libri di racconti brevi, romanzi, fumetti, anche manuali tecnici o libri di ricette! E poi, appena è possibile, andare a vedere mostre e musei. A volte un museo ci sembra una cosa un po’ noiosa e stancante, ma vi assicuro che troverete almeno una stanza, o un’opera in particolare, che vi incuriosirà e toccherà in modo personale. Quando andate in un museo, non sentitevi in dovere di vedere tutto quanto, sala dopo sala, cosa che a volte vi procura solo mal di testa. Scegliete anche solo due o tre cose che vi piacciono particolarmente e state lì a guardarle e a girargli intorno, da soli o con un amico o amica. E magari portatevi un blocchetto da disegno a cercate di copiarle, ma a vostro modo, senza per forza renderle identiche all’originale. Che tanto l’originale esiste già.

Grazie da:
Mathias, Gabriele, Angelica, Cristal, Daniela, Saliou, Giorgio, Federico, Christian, Stefano, Sofia, Serena, Elisa, Natalja, Beatrice, Savino, Gionatan, Giada, Siria, Valentina, Riccardo e Giovanna.

Grazie a voi. Ciao.

Sergio

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Su Ilaria Dui

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Laureata in Scienze della Formazione primaria, specializzata in messaggi vocali dai 4 minuti in su, dottoranda in Netflix, amante di storie di qualsivoglia tipo, ladra di abiti di sorelle maggiori, carnivora di professione, goffa come secondo lavoro. Tra una pista da sci e il duomo di Milano, tra amici montagnini e amici San Carlini, mi piace pensare di poter percorrere diverse strade fatte di punti di vista diversi e dettagli opposti, il tutto con una vecchia auto perennemente dal meccanico grazie a un conto corrente perennemente in rosso

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