Intervista a Giovanna Zoboli, editrice di TopiPittori

Ciò che rende peculiare il lavoro di Giovanna Zoboli, oltre alla sua eclettica formazione, è proprio il fatto che sia da una parte scrittrice, dall’altra editor, coniugando così due professioni comunicanti tra loro, ma allo stesso tempo, talvolta, in contrasto. 

Abbiamo avuto il piacere di conoscere Giovanna Zoboli di persona in più occasioni: durante il Mercatopo, l’appuntamento ormai fisso del mese di Dicembre, ossia il mercatino natalizio organizzato dalla casa editrice Topipittori, e nel corso dell’evento milanese “Costruttori di libri. Conversazioni in pubblico sulla letteratura per l’infanzia” all’interno della rassegna BookCity presso l’Università degli studi di Milano-Bicocca, sia per l’anno 2018 sia 2019. Quest’ultimo è stato pensato per avviare un’intensa chiacchierata in merito alla Letteratura per l’Infanzia grazie all’intervento voci autorevoli. Nella prima edizione dell’evento, Zoboli è stata intervistata da Martino Negri, docente di Letteratura per l’infanzia e Didattica della letteratura nell’Università di cui sopra, in veste quindi di scrittrice, mentre l’anno successivo si è calata nei panni dell’intervistatrice, dialogando con Giusi Quarenghi. 

Se dovesse raccontare a un bambino il suo lavoro, che parole utilizzerebbe?

Penso, scrivo e progetto libri, miei e degli altri.

La sua storia professionale è cominciata vincendo un concorso di scrittura. Qual è stato il percorso che l’ha portata a fondare TopiPittori?

Prima di tutto ho sempre amato leggere, fin da piccola. Mi è anche sempre piaciuto studiare, in particolare la lingua, la letteratura, l’arte e la natura. E ho sempre scritto, anche. A un certo punto, ho seguito un corso per diventare redattore editoriale, ho cominciato a lavorare con case editrici, e ho aperto – prima insieme a un amico, poi a mio marito Paolo Canton, fondatore con me anche di Topipittori-, uno studio di comunicazione. Insomma, per farla breve, lavorare con la parola e l’immagine ha sempre fatto parte dei miei interessi oltre che del mio lavoro. Alla fine, nel 2004, tutte queste esperienze sono confluite nell’idea di aprire una casa editrice.

La sua bravura nel raccontare il mondo con parole esatte da dove nasce? Dalla formazione o dall’esperienza?

Da entrambe, l’una non è possibile senza l’altra. La ragione prima della scrittura, però, nel mio caso, è la necessità di dar un senso alle cose. Luigi Malerba, un grande scrittore del Novecento italiano, ha scritto: “Scrivo per capire quello che penso.” È la ragione per cui anch’io scrivo e il mirare all’esattezza in questo ha una parte fondamentale.

Come è stato il passaggio da scrittrice a editrice?

Penso di avere risposto già prima, quando ho descritto il mio percorso professionale. In ogni modo, a otto anni quando mi misi a scrivere poesie a imitazione di Garcia Lorca del quale avevo ricevuto un libro di ninna nanne in regalo, scriverle non mi fu sufficiente. Fabbricai anche il libro che le raccoglieva. Un’edizione a tiratura limitatissima. Quindi, forse, far libri ha sempre fatto parte dell’idea di scrivere e all’incommensurabile piacere di leggere.

Come riesce a far combaciare il suo ruolo attuale di Editor con il suo background da scrittrice?

Il ruolo di editor e l’impegno editoriale in generale, mi prendono molto tempo. È un tipo di lavoro che impone disciplina, distanza e attenzione, tre qualità fondamentali anche per chi scrive. Certamente vorrei avere più tempo per i miei progetti personali, per quanto mi piaccia dedicarne anche a quelli altrui.

TopiPittori è famosa per essere una casa editrice d’avanguardia: pubblicate titoli che possiamo definire “coraggiosi” e importanti. Per fare alcuni esempi non posso non citare “Dentro me” di Kitty Crowther, come anche “I pani d’oro della vecchina” di Annamaria Gozzi e Violeta Lopiz e “C’era una volta una bambina” scritto da lei e illustrato da Joanna Concejo. Questi albi illustrati sottopongono al lettore un’elevata riflessione su diverse tematiche e possono portare il bambino a esternare interrogativi di un certo spessore.  Qual è la responsabilità maggiore di un editor? 

È quella che tocca a tutti, qualsiasi lavoro svolgano: far bene, con competenza, serietà, rigore e onestà, il proprio lavoro.

Da scrittrice, qual è la responsabilità maggiore per chi redige testi di Letteratura per l’Infanzia? 

Saper scrivere bene. Sembra una banalità, invece molti pensano che per rivolgersi ai bambini non sia necessario. C’è molta improvvisazione in questo settore, molto dilettantismo, e ci sono idee molto storte, pregiudizi e luoghi comuni riguardo ai compiti e all’importanza della letteratura per l’infanzia, diffusi sia fra i non addetti ai lavori sia fra gli addetti.

Per i suoi libri ha sempre utilizzato illustratori con stili molto caratteristici e soprattutto diversi tra loro. Come riesce a far combaciare il suo stile di scrittura con le differenze dettate dalle differenti tendenze artistiche? 

La mia scrittura, quando scrivo per albi illustrati, trova innesco quasi sempre da idee visive molto precise: illustrazioni che ho visto e mi hanno colpito di illustratori che frequento e conosco molto bene, e il cui immaginario può funzionare da fattore scatenante. Il mio lavoro spesso parte da lì, quindi quello che scrivo per un illustratore è impossibile cha sia simile, nello stile, a quello che scrivo per l’altro, perché diversissimi sono i loro stili mentali. 

In quale dei suoi testi vediamo Giovanna Zoboli? E in quale dei libri da TopiPittori pubblicati vediamo l’essenza di TopiPittori? 

L’essenza di Topipittori credo stia nel catalogo e nella sua complessità, piuttosto che in un singolo libro. Lo spirito del catalogo, infatti, è una realizzazione collettiva, e in effetti una casa editrice è un’impresa collettiva. Per quanto riguarda me, non saprei. Probabilmente “Troppo tardi” e “Il viaggio di Miss Thimoty” riflettono bene il mio sguardo sulle cose, ma tutti i testi che ho scritto, indubbiamente, ognuno in un modo suo, lo fanno.

Se avesse il compito di scrivere la sua biografia in cinque parole o episodi, quali sceglierebbe?

Direi che le mie fondamentali attitudini, fin da piccola sono state l’attenzione, la contemplazione, la curiosità, l’introspezione, l’umorismo.

Per concludere, stiamo vivendo un periodo storico indubbiamente complesso per tutti a causa del Covid-19, ma che sta colpendo dei settori più di altri. Nello specifico l’editoria si trova a dover fronteggiare un momento estremamente faticoso. Come immagina il mondo editoriale nel post emergenza?

Non saprei. Non lo immagino. E non immaginandolo, qualsiasi cosa dicessi, sarebbe campata per aria. Se dovessi dire, invece, come lo desidererei: più attento alla qualità che alla quantità. Più consapevole, interessato a fare una riflessione sui consumi e i prodotti necessari. Ma questo riguarda non solo il settore dell’editoria, ma quello della produzione, in generale.

Intervista a cura di Ilaria Dui, Linda Geninazza e Francesca Izzo

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