Legge sull’aborto, ci servono medici obiettori o medici che parlano chiaro?

Aborto – Ci sono questioni che non smettono mai di far discutere. Non la smettono nonostante siano passati decenni dalla legge che li ha regolamentati, nonostante si sia abbondantemente superato il xx secolo, nonostante si viva fino a prova contraria in uno stato laico.

Insomma, un paio di settimane fa esco dalla metropolitana e mi trovo inglobata in un mini corteo:

– Difendiamo la vita, signora

– Buon per voi – dico io – Di chi?

– Dei bambini

– Onorevole da parte vos… E mi piazzano un bel volantino con la foto di un feto. Ecco, capito tutto ma ormai è tardi, parte il pistolotto sull’aborto e io non ho voglia di discutere, sono di fretta, ho sete.

– la vita inizia dal concepimento… Il bambino ha diritto di vivere e nascere… Dio instilla in noi la vita e noi non possiamo decidere di sopprimerla…la vita è un diritto…

Un diritto… Smetto di ascoltare, mi divincolo, quasi mi scuso. In via Mercanti mi accorgo di avere ancora il volantino tra le mani con l’ecografia di non so chi in bella mostra e il telefono per il sostegno alle madri bisognose. Fanculo bastasse un telefono.

Poi mi fermo e penso che vorrei proprio chiamare questi tipi per raccontare loro un dialogo avuto ormai un’era glaciale fa. La storia di un quasi Natale scivolato via. Di donne pietrificate dalla paura di decidere. Il dialogo con un medico con la faccia e l’andatura del cow-boy, con le Marlboro nel taschino del camice ed una stretta di mano ruvida e onesta. Di fronte a lui una me dai contorni sgranati. Ecco, più o meno, come è andata.

– Avvocato, a miei colleghi non piace ma io nella mia carriera di ginecologo ho visto più aborti che nascite. Qua son tutti obiettori, si tengono la coscienza immacolata tanto la vita non è la loro. Non mi diverto sa? Ma io le ho viste ragazzine rovinate da tentativi di aborto artigianale o famiglie che, senza la struttura psicologica adatta a sopportare gravi malattie o danni fetali incompatibili con la vita esterna, non hanno avuto gli strumenti per decidere. Beh, non si divertivano neanche loro. Facciamo finta che ci si trovi lei, Avvocato, con un feto che non ha speranza se non di arrivare a termine, di arrivarci sano, che farebbe?

-Primo starei male, secondo chiederei consiglio ad un medico,terzo deciderei. E temo deciderei per l’interruzione di gravidanza.

– Ecco, ma dipende dal medico che trova: trova me, io le spiego la faccenda dal punto di vista clinico e se vuole apro la procedura: psicologo, burocrazia rapida, intervento. Non la giudico, sto dalla sua parte, cerco di renderle un percorso terribile il più rapido e confortevole possibile. Trova un collega: non si sbilancia sulla prognosi, sull’IVG risponde a monosillabi, la tratta come una mocciosa troglodita e invece magari lei è intelligente, avvocato per dire, bella e forte. Non avvia la procedura oppure la avvia ma non le sta vicino. La lascia a mollo nelle pieghe della procedura. Lei macera nella paura e nel dolore. Non è bello. Non è giusto. Non si può costringere una donna ad accettare un futuro che non è in grado di sopportare. La uccidi cazzo. Per cosa? Per la tua bella coscienza? E dormi davvero meglio così? Bastasse una legge… Non basta… troppi obiettori, troppi stereotipi. La vita è un’altra cosa.

– Dottore?

– Dica?

– Grazie. Sa che c’è? Il prossimo figlio lo vengo a partorire qui. Se c’è lei.

– Lei è completamente pazza.

– Non è che lei invece sia proprio proprio normale.

– Dai Avvocato che ci fumiamo una sigaretta. Offro io.

Su LaLaura

Laura meglio detta Lalaura. Donna di apparente cattivo umore, spettinata per principio, colleziono pensieri e calzini spaiati. Scrivo per automedicazione e funziona.

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