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Imparare l'inglese in mai

Imparare l’inglese in mai

Esiste il ritaglio di una generazione che, per quanto riguarda la conoscenza dell’inglese, non è ancora abbastanza vecchia da sbattersene e non più così giovane da avere prospettive. Non è colpa nostra, siamo geneticamente, socialmente, moralmente inadeguati. Siamo un errore del tempo, uno sbaglio delle circostanze.

Un problema serio

Esiste un problema serio, serio nella misura in cui siamo nel 2019 e la globalizzazione non è più ad attendere sulla soglia, cioè quello dell’inglese. Si tratta di un problema che non affligge solo me, lo so per certo, ma parte di una generazione che non è ancora abbastanza vecchia da sbattersene e non più così giovane da avere prospettive.

Certo, dicendo che il problema è la lingua inglese sbaglio, il problema siamo noi che non riusciamo ad impararla, anche se il dubbio che sia l’inglese a non volersi far afferrare da noi mi rimane, qualche sorta di antipatia deve averla verso di noi.

Per riportare un caso pratico e far capire quanto la cosa sia irreversibile, ho deciso di prestarmi io: prima me lo sono chiesto, ho nicchiato un po’, ma alla fine ho accettato.

Un esempio concreto

Ai miei tempi l’inglese subentrava come materia di studio alle scuole medie. Fin dal mio primo impatto capii che non sarebbe stata la mia materia preferita. Il fatto che cambiammo diverse insegnanti in tre anni non può essere una scusa, al massimo sarebbe stata ogni volta un’occasione nuova per ricominciare, senza il marchio du un insegnante che sapesse quanto fossi capra nella sua materia.

Fatto sta che quando mi iscrissi alle superiori scelsi l’unica sezione in cui l’inglese ci sarebbe stato solo per i primi due anni, una classe sperimentale al contrario, per sperimentare l’ignoranza evidentemente. E non si dica che la mia famiglia se ne fotteva: mia madre si oppose con forza, forse non abbastanza, ma qualcosa tentò.
E la decisione non fu certo presa per studiare di meno, mi iscrissi al liceo classico, con materie nuove spaventose, l’inglese almeno l’avevo già affrontato.

Naturalmente a settembre (all’epoca si poteva essere rimandati in alcune materie) portai per due anni inglese. Senza dimenticare come io, studente non certo modello ma nemmeno così pessimo, fossi lo zimbello della classe durante le ore di inglese. Non fui bocciato per colpa dell’inglese, ma solo perché per la scuola contava meno di quanto io contassi per le ragazze.

All’università mi iscrissi con un mio amico ad un corso. A parte che si saltavano due lezioni su tre, lasciate che vi riporti due particolari. L’insegnante ad un certo punto mi disse, dopo una delle mie prestazioni ridicole, “almeno sei simpatico”; la stessa cosa che mi dicevano le ragazze: sei uno di quelli a cui non la darei manco salvasse il mondo dalla povertà, ma almeno non puzzi e mi strappi mezzo sorriso. Inoltre il mio amico mi difese da un accenno di bullismo scaturito dal mio ennesimo errore davanti alla classe.

Infine, ad oggi sto seguendo lezioni private per lavoro. Poco tempo fa l’insegnante mi ha detto: “Non stai facendo i progressi che speravo, come giustifico al tuo capo i soldi che mi dà?”. Le avrei dovuto rispondere: “Se ti aspettavi soldi facili non sai in che valle di lacrime ti sei infilata”. Ma avrebbe chiesto di dirlo in inglese e ho rinunciato.

Un errore del nostro tempo

Tutto questo per affermare un concetto chiaro e splendente di verità: esistono persone che l’inglese non lo impareranno mai. Non è vero che non mi impegno abbastanza, cioè è vero che non mi impegno, ma se non mi impegno un motivo ci sarà, non è che non mi impegno a caso, non mi impegno quando vedo che il vicolo è cieco. Sbattere la testa va anche bene, ma rompersela più d’una volta è da stupidi.

Dovreste smetterla, voi saputelli, di farci sentire inferiori, di rimproverarci la poca applicazione o addirittura la stupidità. Non è colpa nostra, siamo geneticamente, socialmente, moralmente inadeguati ad imparare l’inglese. Non è colpa nostra, siamo solo nati nel periodo storico sbagliato, siamo un errore del tempo, uno sbaglio delle circostanze, ma non per questo riuscirete a metterci in ginocchio. Almeno non più di quanto già lo siamo.

E allora? Cosa dovremmo fare noi poveri inetti all’inglese? Beh, cercare di migliorarlo va sempre bene, meglio una parola in più di una in meno. Non rinunceremo certo a viaggiare per il mondo, non ci nasconderemo. Semplicemente continueremo a comportarci come abbiamo fatto fino ad ora: fraintendendo, gesticolando, raffazzondando, biascicando, facendo figure di merda, nicchiando, imbarazzandoci (a volte imbarazzando persino l’interlocutore).

Che rimedio è, vi chiederete. In pratica non si fa nulla. Esatto, perché a volte è la consapevolezza a risolvere la situazione, sarà il nostro stare al mondo orgogliosamente ignorante a salvarci. Rimarremo limitati? Certo, ma non sarà l’unico campo in cui lo saremo e non sarà il campo su cui ci deprimeremo. Siamo fatti per altro, siamo fatti così, siamo proprio fatti così, pazienza.

Ma vedete voi se dobbiamo soffrire per colpe non nostre. Andate e parlate con il mondo voi imparati, andate a sciorinare le vostre stronzate anche agli stranieri, le nostre le propineremo a chi sa capirci e saranno meno dei vostri e quindi spargeremo meno stronzate e quindi faremo meno danni di voi.

Imparare l’inglese in mai ultima modifica: 2019-10-29T10:00:57+01:00 da agafan

Su agafan

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agafan sta per fan di Aga, cioè di Agnieszka Radwańska, tennista polacca. Radwańska è stata una perdente di lusso a causa della mancanza cronica di potenza nei suoi colpi. Ma ha compensato con altre caratteristiche, ha aggirato l’ostacolo con la classe e la sagacia tennistica, fornendo uno spettacolo unico. Mi piacerebbe affermare che le caratteristiche di Aga sono le mie nella vita, o che sono quelle a cui mi ispiro. Purtroppo né l’una né l’altra (nemmeno sul campo da tennis), mi limito semplicemente ad ammirarle. Non basta?

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