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Se mi incontrassi mi starei sui coglioni

Se mi incontrassi mi starei sui coglioni

Se mi incontrassi cosa penserei di me? La confessione di un disadattato che si starebbe sui coglioni come pochi altri. Un’ammissione che, come da tradizione personale, non porta a nessun tentativo di cambiamento, perché migliorarsi è uno sforzo che va al di là di una compagnia fastidiosa, seppure costante.

Starsi sui coglioni

Mi è capitato spesso di chiedermi cosa penserei di me se mi conoscessi, intendo se me stesso incontrasse me stesso come altro da me. Ho smesso di pormi questa domanda quando ho trovato la risposta che non è cambiata da tanti anni e quindi posso considerare momentaneamente definitiva: mi starei sui coglioni e cercherei di evitarmi, non come la peste, ma spesso e volentieri.

Questa autoanalisi sarebbe anche stata utile per migliorare, ma invece non mi sono spostato di una virgola da me stesso. Tutto sommato, mi sono detto, io mi starei sui coglioni, ma non è detto che stia sui coglioni anche agli altri. Tanto è bastato per abbandonare qualsiasi velleità di lavoro su me stesso.

Vorrei provare a raccontarvi alcune mie caratteristiche per cui mi starei sui coglioni, che poi in realtà mi sto proprio sui coglioni senza dover simulare di incontrarmi dall’esterno, così per giocare all’autoanalisi da quattro soldi.

Ridere delle proprie battute

Partiamo con una nota positiva: non mi starei antipatico, credo che a tratti mi farei pure ridere. D’altronde sono uno di quelli che ride alle sue stesse battute, cosa che mi dà un fastidio cane sugli altri. Quindi è vero che anche questo mio lato mi renderebbe antipatico a me stesso, ma d’altro canto devo tener conto che evidentemente le mie battute mi piacerebbero. Insomma, riderei alle mie battute chiedendomi perché diavolo stia ridendo io stesso a quella battuta a cui sto ridendo.

Certo non ritengo tutte le battute ben riuscite, anzi alcune sarebbero proprio fuori luogo, eppure se le faccio significa che io le capisco e le condivido dentro di me, ma probabilmente non capirei questo tipo di battute se le ascoltassi dall’esterno. Dunque mi considererei uno con un buon potenziale ma che per la voglia di strafare diventa spesso fuori luogo e che ridendo a quel che dice si autoelogia in maniera chiassosa.

Risata e parlantina

A proposito di chiasso, quello che non sopporterei di me è la risata e la parlantina. Narrano leggende metropolitane che la mia risata, esplosa dal quinto piano, sia stata sentita dal cortile del condominio. Uno che ride così io lo impiccherei fino a soffocargliela in gola quella risata. E poi si tratta di una risata continua, rido sempre, rido anche quando non c’entra nulla, costantemente sguaiato infastidisco per decine di metri attorno a me. Sposerei quello che mi disse l’insegnante di matematica: ma cos’hai, una paresi? Troppa allegria insensata, troppo casino, non mi vorrei attorno per più di un caffè, la sigaretta connessa dipenderebbe dai giorni.

E poi questo parlare in continuazione, questo desiderio inconsulto di riempire i silenzi, proprio io che vorrei sopra ogni cosa starmene tranquillo e non interagire con nessuno per la maggior parte del tempo. Vedo l’altro me stesso che cerca di spiegarmi per tre ore consecutive di monologo che ama il silenzio e la solitudine, lo picchierei per non sapere come reagire ad una follia del genere, e probabilmente lo picchierei raccontandogli senza sosta che lo sto picchiando perché parla troppo sostenendo di amare il silenzio: per coerenza, dopo aver lasciato disteso al suolo l’altro me stesso, dovrei picchiarmi pure da solo, ottenendo il silenzio dei colpevoli.

Premesse

Chiuderei questa carrellata con il vizio snervante che ho di fare infinite premesse quando devo dire la mia su qualcosa. Se dovessi sorbirmi tutto questo approccio ad ogni semplice parere darei di matto e me ne andrei prima che sia conclusa l’introduzione. Infatti, di solito chi mi ascolta mi invita a smetterla e a dire quello che che voglio dire e hanno ragione.

Il desiderio di essere chiaro e non frainteso non dev’essere la scusa per metterci un’infinità per dire qualsiasi stronzata. Perché non è che le premesse siano il viatico per concetti complessi, che esprimo raramente e balbettando, ma soprattutto per dichiarazioni di risibile importanza. Personalmente non potrei mai sopportare uno che, per argomentare riguardo alle volte in cui va in bagno, si mette a disquisire sull’insostenibile importanza del colore degli stronzi.

Se tenete conto che queste sono solo alcune delle cose che mi darebbero fastidio di me stesso, capite bene che non potrei che starmi sui coglioni. A dire il vero non c’è neppure bisogno di simulare di incontrare me stesso, io mi sto già sui coglioni solo con me stesso, con lo svantaggio che non posso lasciarmi perdere come se mi incontrassi.

Se mi incontrassi mi starei sui coglioni ultima modifica: 2019-09-24T10:00:55+02:00 da agafan

Su agafan

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agafan sta per fan di Aga, cioè di Agnieszka Radwańska, tennista polacca. Radwańska è stata una perdente di lusso a causa della mancanza cronica di potenza nei suoi colpi. Ma ha compensato con altre caratteristiche, ha aggirato l’ostacolo con la classe e la sagacia tennistica, fornendo uno spettacolo unico. Mi piacerebbe affermare che le caratteristiche di Aga sono le mie nella vita, o che sono quelle a cui mi ispiro. Purtroppo né l’una né l’altra (nemmeno sul campo da tennis), mi limito semplicemente ad ammirarle. Non basta?

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