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Pranayama, che cos’è e a cosa serve

Veniamo al mondo con un inspiro e lo lasciamo con un espiro. Potrei anche iniziare e chiudere così il pezzo visto la profondità e la poesia inaspettata della frase che hai appena letto, ma rischierei di passare per melodrammatica e poi non sono una di poche parole, quindi prometto di non annoiarti, ma di spiegarti cosa si intende con il termine pranayama nello yoga.

Yoga, l’importanza del respirare correttamente

Secondo uno dei testi più importanti dell’Hatha Yoga, gli Yoga Sutra di Patanjali, il pranayama costituisce uno degli otto passi fondamentali nella disciplina dello yoga.

Questa parola è costituita da altre due:

PRANA, cioè il “soffio vitale” e AYAMA, ovvero “l’espansione” o “l’estensione”, quindi letteralmente in sanscrito il suo significato è da interpretare come ESTENSIONE DEL RESPIRO.

Tutto quello che è collegato con le tecniche di respirazione è pranayama, ma non solo, è anche il meccanismo attraverso il quale è possibile assorbire il Prana, che secondo una visione mistica, sarebbe l’energia vitale che scorre in ogni essere vivente e di cui noi, inconsciamente, abbiamo bisogno.

Ma facciamo un passo indietro.

Si dice che gli antichi yogi avessero studiato il respiro degli animali e che fossero arrivati a  capire che chi aveva un ritmo più lento aveva anche una vita più lunga, da qui, la teoria che la durata della vita fosse strettamente collegata alla respirazione e al modo di compierla. Ai giorni nostri il pranayama è considerata una vera e propria scienza, non solo in relazione con la pratica sul tappetino, ma anche in riferimento ai benefici che ne comporta a livello psicologico e mentale.

Sempre secondo gli Yoga Sutra, lo stadio precedente al pranayama è la pratica degli asana, ovvero le posizioni, che permettono al corpo fisico di allungarsi, diventare più forte, ma anche di liberarsi da ansie e stress. È per questo motivo che questi esercizi andrebbero  eseguiti dopo la lezione pratica e prima del rilassamento finale in savasana.

COS’É IL PRANAYAMA?

La definizione ufficiale l’abbiamo detta, ma in pratica di cosa si tratta? Parliamo di varie tecniche di respirazione, che vanno da quelle più semplici a quelle più complesse, in grado di migliorare il nostro stato psicofisico sotto vari aspetti.

SU QUALI ASPETTI INCIDE?

Una respirazione ottimale permette l’assorbimento di ossigeno che finisce per essere il carburante di tutto il nostro corpo. Saper respirare è l’atto più naturale che conosciamo, neanche ce ne rendiamo conto di quante volte lo facciamo durante l’arco di una giornata, ma il numero di respiri varia da che tipo di persone siamo.

Se sei una persona molto ansiosa e stressata sicuramente respirerai più frequentemente e freneticamente di una tranquilla e rilassata. Tutte le tecniche di respirazione aiuteranno il respiro a disciplinarlo, a controllarlo, espanderlo e saperlo usare meglio.

COME FUNZIONA?

Nel respiro ci sono tre fasi:

-INSPIRO (Puraka), dove porto l’aria dentro per stimolare l’organismo. Il diaframma si abbassa, i polmoni si allargano, si riempiono d’aria e l’ossigeno entra in circolo.

-ESPIRO (Rechaka), dove rilasso tutto, i polmoni si svuotano, il diaframma torna su e butto fuori anidride carbonica e tossine.

-RITENZIONE (KUMBHAKA) che può essere interna, cioè trattengo dentro o esterna, mantengo fuori, come una sorta di apnea. È in questo istante, che distribuisco energia in tutto il corpo.

Aggiungo che per coloro che iniziano la pratica del pranayama, è sempre opportuno essere sotto la supervisione di un insegnate in grado di guidare ed accompagnare questi esercizi apparentemente banali.

La posizione classica in cui si svolgono è quella che si usa anche in meditazione, ovvero la “Posizione del Loto” (Padmasana), ma vista la complessità e la richiesta mobilità delle anche che non tutti i principianti hanno all’inizio, si consiglia l’alternativa “Posizione Facile”, cioè Sukhasana, che consiste nello stare seduti a gambe incrociate, con la colonna ben dritta e i polsi appoggiati alle ginocchia con i palmi rivolti verso l’alto o eseguendo dei semplici gesti con le mani, detti Mudra.

PERCHÉ FARE PRANAYAMA?

Per aumentare la vitalità. Il cuore e il Sistema Circolatorio funzionano meglio, c’è più ossigeno in circolo attraverso il sangue. La capacità funzionale dei polmoni aumenta. Il fegato, lo stomaco e i reni svolgono meglio le loro funzioni.

Calma la mente. Fa diminuire ansia e stress. Il Sistema Nervoso ha stimoli maggiori.

Pulisce le NADI (che sono canali energetici invisibili ad occhio nudo nei quali scorre il già citato Prana) ma questo te lo racconto la prossima volta.

Ti sembrano dei validi motivi per fare un bel respiro?

Namastè.

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Pranayama, che cos’è e a cosa serve ultima modifica: 2018-07-10T10:00:52+00:00 da Clara

Su Clara

Sono cresciuta a libri,moda e rock'n'roll. Mangio arte fin da piccola e ho sempre saputo che mi sarei occupata dell'immagine in tutto quello che la riguarda. Dopo i canonici anni di Liceo Artistico frequento l'Istituto Marangoni e l'Accademia del Lusso e della Moda a Milano dove spazio tra creazioni, styling e scrittura di settore. Ho una passione per il vintage a cui do una seconda vita, riutilizzando accessori e complementi d'arredo la cui immagine si stravolge e ne esce completamente rinnovata, la linea si chiama Resurrection Design, un nome che è tutto un programma, ma soprattutto una filosofia sulle possibilità. Scrivo, disegno e dispenso consigli su quello che sarà cool, una sorta di guida semiseria di quello che fotografo in giro per la City con l'occhio marcato dall'eyeliner e che racconto come se fosse una storia. Rido tanto, sogno molto e macino chilometri...ma sempre con un certo stile!

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