RoadToTramilano #9-9 – Un corpo fertile per gli esperimenti

Tra un allenamento mattutino e ripetute debilitanti, ho finalmente raggiunto una conclusione sicura riguardo ad un quesito scientifico sul mio corpo. Prima sospettavo, abbozzavo, supponevo, suggerivo, oggi invece so, conosco, sono sicuro, ho i risultati in mano. Ancora mancano le cause, ma un passo alla volta e tutto si farà chiaro, per quanto possibile.

Potrei raccontavi di come le circostanze mi abbiano portato proprio ieri ad iniziare la corsa alle sette, del mattino! Sono diventato uno di quelli che in passato guardavo e non capivo, mi rifiutavo di credere che ci fossero valide e sufficienti ragioni per portare un essere umano a correre a quell’ora della giornata. Non li disprezzavo e nemmeno li ammiravo, semplicemente non comprendevo, non ne avevo gli strumenti. Ora sono diventato pure io così, non mi capisco.
Per fortuna gli elementi atmosferici sono stati molto clementi e il freddo era ampiamente sopportabile anche con i miei pantaloncini corti stile spiaggia (ancora non ho trovato il modo e il tempo di comprarmene di lunghi). La novità è stata la presenza, negli ultimi tre chilometri, di un crescente bisogno di recarmi ai servizi, insomma dovevo cagare di più ad ogni minuto che passava. Non mi era ancora successo, mi è capitato di sentirne la necessità subito dopo la fine dell’allenamento, ma durante no. Mentre correvo e stringevo le chiappe la mia mente, poco lucida a causa dell’emergenza e della fatica generale, poneva alla mia attenzione due quesiti:
1. sarà colpa del freddo o dell’orario? Forse di entrambi, ma di cosa maggiormente?
2. la cagata imminente migliora o peggiora la prestazione? Non è una domanda banale, perché se sono chiari i motivi per cui dovrebbe peggiorarla, state attenti ai motivi opposti: potrebbe migliorarla perché il fisico inconsciamente ti fa andare meglio per permetterti di sedere su una tazza il prima possibile.
Vi chiederete perché vi racconto tutto questo ed io vi rispondo: perché dovete conoscere anche il lato reale della corsa, non solo quello poetico e romanzato che vi propongono gli invasati. Chiamatelo pure splatterealismo.

Oppure potrei raccontarvi delle ultime maledette ripetute. Mercoledì scorso mi sono ritrovato da solo poiché ho dovuto anticipare gli allenamenti a causa del teatro serale che mi aspettava. Proprio così, a quanto pare mi sto trasformando in un essere mitologico che cura mente e corpo, che coltiva i propri muscoli e il proprio cervello. Dico mitologico perché se qualcuno per me avesse previsto tutto questo, dati causa e pretesto, fino a qualche mese fa sarebbe stato crocifisso in sala mensa. Per i più figli di buona donna: non mi sono sbagliato, pure io sono detentore di muscoli e cervello anche se rattrappiti.
Comunque non sono qui per cullarmi di una condizione momentanea e forzata. Quello che vorrei sottolineare è come solitario e speranzoso ho iniziato quelle stracazzo di ripetute per uscirne alla fine completamente spaccato. Quando parlo di stanchezza insopportabile cosa intendo? Che facendomi la doccia post gara (perché la faccio, nel caso qualcuno avesse dubbi) barcollavo in maniera preoccupante, rischiando di lasciare sul posto una scena del crimine contro un’umanità seduta su se stessa: acqua che scorre mescolata a sangue e budella di un corpo rantolante e troppo stanco anche per avere un ultimo pensiero positivo.

Invece vorrei soffermarmi su un punto già toccato in passato. Ci torno su perché sono emerse nuove e inconfutabili prove che permettono ad un uomo di muovere gloriosi passi verso la conoscenza. Vi ricordate quando ho accennato al meteorismo da corsa? Cioè al fatto che da quando ho iniziato a correre scoreggio molto di più e con molta più potenza? Ebbene, ora non ho più alcun dubbio. Infatti ci sono state tre settimane di interruzione degli allenamenti e magicamente sono tornato ad un regime gassoso in linea con la produzione antecedente alla corsa (regime direi medio per chi se lo chiedesse, né troppo ma nemmeno povero di soddisfazioni). Tempo una settimana e mezzo dalla ripresa degli allenamenti ed ecco che il bombardamento è ricominciato, un ritmo frenetico e una potenza di fuoco trionfale, un tripudio gassoso degno di un esercito (non so perché ma gli Unni che avanzano me li immagino arruffati e scorreggioni).
A questo punto direi che è scientificamente provato: il mio corpo se messo sotto allenamento scoreggia di più e con più veemenza. Le cause di questa aumentata attività non le conosco, ma mi sono ripromesso di informarmi e se avrò novità ve le comunicherò di certo. Quello che mi interessa alla fin fine sono due sole cose:
1. fa bene o male? Un tale rilascio d’aria libera o sfianca il mio corpo?
2. esiste un punto di non ritorno? Arriverà un momento in cui non sarò più in grado di tornare ad un regime di normalità?
Nubi gassose minacciano l’orizzonte del mio futuro da corridore.

Su Giuseppe Ponissa

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.